Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/94

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[p. 203 modifica] proprio dei greci e, con una certa proporzione, de’ latini e degl’italiani, di Senofonte, di Erodoto, de’ trecentisti ec., i quali sono intraducibili nella lingua francese. Cosa strana che una lingua di cui essi sempre vantano la semplicità non abbia mezzi per tradurre autori semplicissimi, e di uno stile il piú naturale, libero, inaffettato, disinvolto, piano, facile che si possa immaginare. E pur la cosa è rigorosamente vera, e basta osservar le traduzioni francesi da classici antichi per veder come stentino a ridurre nel loro stile di società e di conversazione, ch’essi chiamano semplice e ch’è divenuto inseparabile dalla loro lingua anzi si è quasi confuso con lei, quei prototipi di manifesta e incontrastabile semplicità; e come esse [p. 204 modifica]sieno lontane dal conservare in nessun modo il carattere dello stile originale. Qui comprendo anche le Georgiche di Delille, intese da orecchie non francesi, e quella generale osservazione fatta anche dalla Staël nella Biblioteca Italiana, che le traduzioni francesi da qualunque lingua hanno sempre un carattere nazionale diverso dallo stile originale, e anche dalle parti piú essenziali di esso, e anche da’ sentimenti. E basta anche notare come le traduzioni e lo stile d’Amyot veramente semplicissimo (e non però suo proprio ma similissimo a quello de’ suoi originali, e, tra le lingue moderne, all’italiano) si allontanino dall’indole della presente lingua francese, non solo quanto alle parole e ai modi antiquati, ma principalmente nelle forme sostanziali e nell’insieme dello stile, che ora di francese non può avere altro che il nome, e che sarebbe chiamato barbaro in un moderno, levato anche ogni vestigio d’arcaismo. E scommetto ch’egli riesce piú facile a intendere agl’italiani, che ai francesi non dotti, massime nelle lingue classiche.


*   Il posseder piú lingue dona una certa maggior facilità e chiarezza di pensare seco stesso, perché noi