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dichiarazioni di g. salviani 255


e che seguita la pace, il lettore dee imaginarsi o che Manfredi non facesse altro o che cominciasse un’altra guerra da sé. Neanco il Tasso descrive ciò che avvenisse d’Armida e d’Erminia dopo la presa di Gerusalemme, perché erano cose fuora della favola proposta da lui.

S. 36, v. 2: Napoletanamente.

S. 42, v. 7: Versi romaneschi.

S. 33, v. 7: Questa è quella sorta di ridicolo che propriamente vien chiamata da Aristotile nella Poetica: Turpitudo sine dolore, che fa nascere il riso dalle azioni: ma del riso che nasce dalle parole non ne favellò Aristotile.

S. 60, v. 7: Questi versi dicevano prima cosí:

né distinguendo ben dal fico il pesco,
scusavanlo col dir: gli è romanesco.

Ma fu giudicato troppo satirico e fu corretto.

S. 74, v. 1: Cava il ridicolo dalla cattiva pronuncia romanesca, come di sopra a ottave 42. Ma qui è contrasegno d’un personaggio noto in Roma.

S. 74, v. 3: Questo fu veramente fiscal di Modana, ma ne’ tempi piú moderni; e scontrando una volta certi banditi, si cacò ne’ calzoni di paura: ma essi nol conobbero e ’l lasciarono andare cosí merdoso: che se l’avessero conosciuto, guai a lui. — È nondimeno da avvertire che questa di Titta, come ho detto, fu veramente azione d’un romanesco; il quale vantandosi d’esser parente del papa, non voleva esser condotto prigione in Torre di Nona, ma in Castello Sant’Angelo.

CANTO UNDECIMO

S. 1, v. 4: La favola d’Atteone convertito in cervo da Diana è notissima a tutti.

S. 4, v. 8: I duellisti sfuggono quanto possono il tirarsi addosso le mentite per non divenire attori.

S. 6, v. 5: Diceva prima «poco dianzi». Ma l’autore l’ha mutato per isfuggire le dispute. Perciò che «dianzi» vuol dire «poco prima», e alcuni tengono che sia un reiterar lo stesso. Con tutto ciò l’autore tiene che si possa reiterar l’istesso per significare un tempo assai prossimo, e dire «poco poco prima»