Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/446

440 nota


Non che proprio tutto si debba lasciare come sta. Di fronte al normale Algiere, un Algere XIV 116, 7 si corregge senza difficoltá, e cosí Fiordeligi III 88, 7, cosí Dodon XLI 4, 5, Unghiardo XLV 11, 8, Marsiglio XIV 107, 8 . Le ragioni sono ovvie: si tratta di distrazioni, di chiunque siano, o del sopravvivere di certe abitudini ortografiche contro ogni volontá dell’Autore, come per ciò che riguarda Marsiglio. In AB il re di Spagna è generalmente chiamato Marsiglio, qualche rara volta Marsilio (XIV (XVI C) 71, 2, XVI (XVIII C) 41, 3 ). Ora, ciò che prima era eccezionale diventa normale nell’ultima ediz., come si vede da molti luoghi: Marsiglio AB Marsilio C I 6, 1, XXV 7, 3, XXXIX 74, 1 ecc., e soprattutto dalla circostanza, che quante volte occorreva in rima, tante il passo fu mutato (cfr. XVIII 31, 5, 156, 3 ecc.). E tuttavia, come s’accennava, ancora un Marsiglio da B cade in C. Le intenzioni dell’Ariosto non lascian luogo a dubbio1. Ma dove proprio non si riesce a scoprire un intento chiaro, anzi è certo che il Poeta ondeggiava tra questo e quel suono, perché ritoccare? S’osservi per es. Ingilterra XIX 56, 6, InghilterraII 25, 7, VI 45, 5 VIII 25, 5, X 72, 8, 75, 6 ecc., Ingleterra IX 16, 4 (anche α), Inghelterra 93, 1 (c. s.), XXVI 31, 7 . Il Morali ha sempre corretto Inghilterra.

Nei pochi ritocchi io tengo conto specialmente della circostanza ben nota, che l’Ariosto non passa quasi mai da un’espressione giá «italiana» in B o in α, a quella dialettale. Quando corregge, di norma segue la via opposta. Ad AB è ritornato il Panizzi sostituendo dormeno ad un insolito dormano IX 3, 7 . Per spiegare questo dormano si può far l’ipotesi che l’Ariosto nello esemplare di B dato in stamperia abbia corretto dormeno in dormono, che è conforme alle sue abitudini, e la correzione sia stata fraintesa. Per questo ho accolto il ritocco del Ruscelli e del Morali; ma si poteva lasciar come sta, considerando che la lez. di C è condivisa da α.

Le maggiori difficoltá per il critico vertono sulle scempie e le doppie. La ragione della nostra incertezza nasce da questo, che i limiti tra le responsabilitá del Poeta e quelle dei suoi stampa-

  1. È altrettanto sicuro — 4 vede dalle correzioni e dai versi rifatti — che l’A. rifiutò da ultimo il plur mano. L’unico superstite, mano XLIII, 169, 8, è corretto man dal Ruscelli, mani, che sta meglio, da Panizzi e Morali.