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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/176

170 canto


CANTO NONO

1
     Che non può far d’un cor ch’abbia suggetto
questo crudele e traditore Amore,
poi ch’ad Orlando può levar del petto
la tanta fé che debbe al suo signore?
Giá savio e pieno fu d’ogni rispetto,
e de la santa Chiesa difensore:
or per un vano amor, poco del zio,
e di sé poco, e men cura di Dio.

2
     Ma l’escuso io pur troppo, e mi rallegro
nel mio difetto aver compagno tale;
ch’anch’io sono al mio ben languido et egro,
sano e gagliardo a seguitare il male.
Quel se ne va tutto vestito a negro,
né tanti amici abandonar gli cale;
e passa dove d’Africa e di Spagna
la gente era attendata alla campagna:

3
     anzi non attendata, perché sotto
alberi e tetti l’ha sparsa la pioggia
a dieci, a venti, a quattro, a sette, ad otto;
chi piú distante e chi piú presso alloggia.
Ognuno dorme travagliato e rotto:
chi steso in terra, e chi alla man s’appoggia.
Dormono; e il conte uccider ne può assai:
né però stringe Durindana mai.