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Notizie storiche dell'antica chiesa di San Pier Forelli in Prato/Dedicatoria a monsignor Giovacchino Limberti arcivescovo di Firenze

Dedicatoria a monsignor Giovacchino Limberti arcivescovo di Firenze

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Dedicatoria a monsignor Giovacchino Limberti arcivescovo di Firenze
Proemio
[p. III modifica]

a sua eccellenza reverendissima

arcivescovo di firenze

[p. IV modifica] [p. V modifica]

Monsignore,




Nei venti anni che sono trascorsi dal tempo in cui posi mano alla edificazione della chiesa di San Pier Forelli vi furono momenti di tale sconforto, ch’io disperai di vedere questo giorno che dovea compensare i miei desiderii, le mie cure, e (siami lecito aggiungere) le mie privazioni. Pur diceva fra me: Se Dio vuole la esistenza di questa chiesa, più volte dagli uomini condannata a perire nelle sue rovine, saprà toglier di mezzo gli ostacoli, si degnerà darmi perseveranza, e forse mi concederà tanto di vita da [p. VI modifica]vederla ridonata al suo culto. E queste speranze mi sorridevano per modo, che io vedeva come presente quel giorno, di cui già avea disperato. Così tutto veniva disponendo la Provvidenza pel nostro meglio ne’ suoi adorabili consigli; così mortificava di qualche amarezza la compiacenza che io metteva in queir opera; così mi preparava negl’indugi, che mi riuscivano tanto gravi, la più dolce, la meno aspettata delle consolazioni. Propio tra le spine spunta la rosa.

Chi allora me l’avrebbe detto! Questo giovine, che tu vedi modestamente educarsi presso due egregi sacerdoti tuoi amici, che ogni giorno passa dinanzi alla tua chiesa per recarsi alle scuole del Collegio; questo giovine, noto solo a’ maestri e ad alcuni coetanei per ingegno e per cultura di lettere, nel giro [p. VII modifica]di pochi lustri sarà sacerdote; e quasi al pari cogli anni crescendo nei gradi e negli uffici della ecclesiastica gerarchia, reggerà questa diocesi, governerà questo Collegio, e troncate col senno giovanile questioni non sapute comporre da uomini canuti e autorevoli, ti farà contento di quello che hai per tanto tempo desiderato invano; e finalmente lo vedrai, arcivescovo fiorentino, segnare del crisma e della croce il nuovo tempio dedicato a Dio in onore del Principe degli Apostoli.

Così (lo ripeto) spuntava tra le spine la rosa; così la Provvidenza mi preparava ne gl'inamabili indugi la più bella, la meno aspettata delle consolazioni.

Questi pensieri, Monsignore, sono naturali in me; nè altri forse se ne aggirano nella vostra mente. [p. VIII modifica]Dovrò io domandarvi perdono d’avergli espressi in pubblico, nell'atto di presentarvi un libricciuolo, che vorrei rimanesse come ricordo di questa solennità? Io confido nella indulgenza vostra; confido nell'antica consuetudine, che si rannoda ad una cara e venerata memoria; quella, dico, de’ vostri Zii, che Dio chiamò per tempo a ricevere il premio non tanto della loro pietà, quanto delle cure spese nel coltivare una pianta, che dovea dar frutti d’onore nella sua mistica vigna.

Non vi parlo del picciolo volume ch'io io v’offro: la stessa cognizione che avete delle patrie memorie e delle cose d’arte, come lo mostrano gli scritti vostri, ve lo renderà accetto; perchè le scarse notizie dell’antica chiesa e le artistiche opere della nuova vi [p. IX modifica] sono raccolte e descritte dal maggiore de’ miei nipoti. Ell'è tutta cosa domestica; e anche per questo, come spero, vi sarà a grado.

Benedite, Monsignore, insieme con questo mio popolo,



il vostro dev.mo obb.mo servitore
P. Claudio Guasti.