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Proemio

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Dedicatoria a monsignor Giovacchino Limberti arcivescovo di Firenze Parte prima
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PROEMIO



Le chiese monumentali portano scritta la propria storia nelle loro pareti: l’architettura ne rivela il nome dell’artefice, o almeno l’età; i dipinti e le sculture ci parlano della gloria dei Santi a cui vennero dedicate; le stesse lapidi sepolcrali, e gli stemmi gentilizi, ci attestano della pietà e munificenza di coloro che innalzarono all’Eterno un tempio, un altare, o al decoro del divin culto contribuirono. Entrando in quelle chiese, l’immaginazione e l’affetto hanno largo campo in cui esercitarsi; nè la curiosità dell’erudito pensa a interrogare gli archivi per conoscere i fatti, che le arti belle gli rivelano con un linguaggio assai più eloquente. [p. 4 modifica]

Ma là dove pochi ed informi sassi composero quattro mura, le quali pure accolsero Colui che i cieli non comprendono, e furono casa di preghiera a generazioni molte, e a molte asilo di pace; forte ne punge il desiderio di sapere, se nelle memorie del passato vi abbia un solo fatto che illustri quelle pietre, non per arte splendide ma per religione e antichità venerabili; e diviene allora pregevole l’opera dell’erudito, che, con pazienti indagini consultando i riposti documenti, ritoglie nomi e cose all’oblio, ch’eran degne di vivere, e risuscita affetti ove l’occhio non vede che sassi, e ricompone una storia dove i secoli ammassaron ruine.

La chiesa di cui prendo a scrivere non aveva in sè nulla che meritasse attenzione; non architetture, non fregi, non monumenti; povera, umile e ruinosa: ma nelle tradizioni e negli annali della nostra patria ricordavasi per l’antichità dell’origine, congiungevasi al nome di Bernardino da Siena, riannodavasi alla memoria di cittadini benefici, e di benefiche istituzioni. Le quali cose, come eccitarono il pensiero di ricostruirla in più grande e vaga forma, affinchè con le crollanti mura non venisse meno ogni ricordanza di lei; così non ci consentono di parlare delle nuove costruzioni senza toccare di que’ fatti, che costituiscono la sua scarsa ma non spregevole istoria.

Dirò adunque della chiesa di San Pier Forelli quanto mi è stato possibile di rintracciare, e di qualche documento fornirò la mia narrazione; per descrivere poscia quel tempio che oggi appunto riapresi alla devozione dei fedeli e all’ornamento della nostra città.