Medea (Euripide - Romagnoli)/Primo stasimo

Primo stasimo

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Euripide - Medea (431 a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1928)
Primo stasimo
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coro

Strofe I
Ai fonti risalgono le sacre correnti dei fiumi:
con tutte le cose tramuta Giustizia.
Le menti degli uomini son piene di frode,
piú saldi non restano i giuri dei Numi:
la fama per essi tramutasi, e lode
partisce alla nostra progenie.
Onore avran le femmine: piú la donnesca vita
da trista fama non sarà colpita.

Antistrofe I
Desister dai cantici vetusti dovranno le Muse,
che usavan cantare la nostra perfidia.
La lira ed il carme che ispiran gli Dei,
Apollo, dei suoni signor, non infuse
a noi nella mente: ché allor leverei
un inno alla stirpe degli uomini.
Il volgere dei secoli narrare agevol rende
nostre e d’uomini assai varie vicende.

Strofe II
Dalla casa patema un naviglio
fra le gemine rupi del pelago

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te, nel cuor delirante, rapiva.
Or sopra terra estranea
ti trovi, e sposo e talamo
hai perduto, e in esilio
vai bandita, meschina, e d’onor priva.

Antistrofe II
È vanito dei giuri l’ossequio,
e Pudor piú non regna ne l’Ellade,
ma per l’ètere a voi si perdé.
A te, non piú la reggia del padre offre ricovero:
t’occupa in casa una regina il talamo,
piú possente di te.