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I - Duomo

../Dell'amoroso e diligente governo de' Quadri ../II IncludiIntestazione 10 aprile 2012 100% Arte

Dell'amoroso e diligente governo de' Quadri II
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I.


ROvinata dai Barbari quella antichissima Cattedrale di S. Vincenzo, risarcita poscia da Ambrogio Martinengo Vescovo, e Cittadino di Bergamo nel 1027. indi rifabbricata dal Vescovo Barozzi l’anno 1483. e finalmente ridotta col disegno di Carlo Fontana, e con indoramenti e Pitture alla ricca e maestosa avvenenza d’oggi; mostra al [p. 15 modifica]primo Altare, entrando a man destra, una superba Tavola di Andrea Previtali nostro Concittadino e Discepolo di Giovanni Bellino, dipinta l’anno 1524. con impareggiabile maestrìa. In essa è rappresentato S. Benedetto, Titolare dell’Altare, sedente fra S. Bonaventura che è in piedi alla destra, e un S. Vescovo alla sinistra, verso cui sta rivolto il S. Patriarca in atto di favellargli. Per lode dì quello valente Pittore basti il sapere, che le sue Opere si scambiano con quelle del suo Maestro; e che una Nunciata da lui dipinta in Ceneda era l’ammirazione di Tiziano.

L’Altare che seguita è fregiato di una Tavola in ogni sua parte ammiranda e perfetta. Vi si vede effigiato il Crocifisso fra due Angeli, e sotto la Vergine addolorata con li SS. Giovanni, Carlo, ec. Autore n’è Giampaolo Cavagna di Bergamo, Pittore taciuto dal Ridolfi, ma abbastanza noto per le sue assaissime Opere dentro e fuori della Patria con somma eleganza, correzione, e naturalezza condotte. Fu Discepolo di Gio. Battista Moroni, e fu Superiore al Maestro a detta del Muzio suo contemporaneo: e fu Discepolo ancora di Cristoforo Bascheni d’Averara, cui parimenti superò.1 Esiste la Scrittura del contratto per la Scuola fra il di lui Padre, e il mentovato Cristoforo nell’Archivio delle M. M. Cappuccine. Morì questo Valentuomo nel 1626. e fu sepolto alle Grazie.

Il contiguo Altare è dedicato al B. [p. 16 modifica]Gregorio Barbarigo, che fu Vescovo della Patria ed è ornato di una vaga Tavola di mano di Niccola Lappicola Calabrese. A fianco della Porta laterale v’ha un degno Quadro di Francesco Polazzi, esprimente il Transito di S. Giuseppe: e sopra quello un altro rappresentante i SS. Fermo, Rustico, e Procolo, uscito dal franco e risoluto pennello di Sebastian Ricci. In testa alla Crociata si ammira il magnifico Altare de i tre mentovati Santi, disegnato da Filippo Jurvara Cavaliere, e costrutto di scelti marmi con più Statue, e con una gran’ Urna di metallo dorato (ideata dal Nob. Sig. Filippo Alessandri, esequita da Domenico Filiberti, e ornata con Puttini e Lioncelli di mano del celebre Antonio Calegari Bresciano), in cui riposano i loro Sacri Corpi. Di rincontro all’accennato Quadro del Ricci, Gio. Bettino Cignaroli espresse con lode i SS. Fermo e Rustico imprigionati, con gloria d’Angeli sopra.

Nel Presbiterio mirasi da Pietro Paolo Raggi vivamente rappresentato il Martirio di quaranta Canonici; nel Coro da Francesco Menaigo quello di S. Giacomo Arcidiacono; e quello di S. Esteria da Giovambatista Pittoni. Il S. Narno predicante è nobile fattura di Francesco Monti Bolognese. Il S. Alessandro martirizzato nella Tavola principale del Coro è grandiosa ed elegante operazione di Oronzio Malinconici Napolitano. La Consegrazione di S. Narno Vescovo è di mano di Francesco Polazzi. Il Martirio di S. Giovanni Vescovo è bizzarra non meno che studiata fatica di Giovambatista Tiepolo; e quello del S. Arcidiacono Projettizio è fatica lodevole del Cignaroli.

[p. 17 modifica]Nel dosso dell’Altare la B. V. col Bambino, dipinta in legno da Gio. Bellino, è di una sorprendente bellezza. I due busti di Appostoli, che sono dalle bande, si giudicano di Guido Cagnacci. L’antico Ciborio di bronzo dorato, e intarsiato di pietre dure e preziose riconosce per Artefice il celebre Pompeo Targoni Firentino, Ingegnere del Gran Duca, in cui furono spesi quattromila e cinquecento Scudi, come racconta il Calvi nell’Effemeridi. I due Angeli di bronzo che posano sull’Altare, sono di Annibale Fontana Milanese, e i Bassirilievi sono stati gettati in bronzo dall’Arrighi Romano col modello del Bergher Tedesco; Autori ambedue di quelle medaglie ancora che guerniscono i Pulpiti, doviziosi di bellissimo verde antico e di altri stimati marmi. Il cielo del Baldacchino che è sopra il detto Altare è dipinto da Paolo Cavagna, e quello de i Pulpiti dal Cignaroli.

Sceso il Presbiterio l’Altare della Vergine addolorata fu eretto con disegno del Canonico D. Marco Alessandri Nobile della Patria. In grazia del doloroso Mistero abbondano quivi i marmi neri del Paese; ai quali tuttavia danno un bel risalto le due svelte Statue laterali scolpite in marmo di Massa da Autor Carrarese; i due Angeloni, e i Bassirilievi del medesimo marmo lavorati con singolare eccellenza dal nostro Fantoni; come parimenti i due Puttini sopra la nicchia della B. V. usciti dal grazioso scarpello di Antonio Ferretti. La grandeggiante Presentazione di Gesù Bambino appesa in alto sopra la Porta, per cui si va alle Sagrestìe, è di mano di Pietro Rotari Veronese, accreditato Pittore. [p. 18 modifica]Il Quadro di rincontro esprimente la Deposizione della Croce è fatica di Matteo Brida similmente Veronese, e il Transito di S. Giuseppe che è posto di sotto, è operazione del Polazzi, Autore similmente della Tavola che si vede all’Altare della Cappella che segue. Nella contigua si distinse Donato Creti nel ben disegnato e meglio colorito Battesimo del Redentore, che si ammira all’Altare. Di Gio. Battista Moroni d’Albino di Bergamo è la pregiata Tavola dell’ultimo Altare, rappresentante la B. V. col Bambino in alto, e nel piano genuflessi i S.S. Girolamo, e Caterina Vergine e Martire. Dicesi essere stato il Moroni Discepolo del Moretto Bresciano: e per verità l’accennata Tavola, e massimamente i sopraddetti due Santi dipintivi, molto si avvicinano alla maniera che tenne il Pittore Bresciano nel famoso Quadro della Chiesa di S. Andrea, di cui diremo a suo luogo. Fu il nostro Pittore assai insigne ne’ Ritratti, e però molto da Tiziano apprezzato. Morì in età virile l’anno 1578. avendo arricchita la Patria d’incomparabili2 Ritratti, e di Tavole eccellenti. [p. 19 modifica]Lateralmente alla Porta maggiore veggonsi due gran Quadri del Raggi, in uno de’ quali figurò S. Alessandro calpestante l’Idolo alla presenza del Tiranno, e di un Sacerdote Idolatra; nell’altro Santa Grata col sacro Teschio del glorioso Martire nelle mani, e il tronco distesole avanti sopra la terra. Il Santo medesimo effigiato nel Quadro che è sopra la suddetta Porta maggiore, e che resta mezzo coperto da un Terrazino, è opera pregievolissima del nostro Salmezza, detto il Talpino. Un’altra Effigie di esso Santo si vede dirincontro in testa al Coro dipinta a fresco dal Carloni, uno de’ migliori Frescanti del Secol corrente; di cui sono ancorale nobili e grandiose Figure ne’ peducci della finta Cupola, con tal’arte in un piano perfetto condotta dai rinomati Fratelli Galliari Piemontesi, che mirata dal punto di Prospettiva, non v’ha alcuno che non la giudichi vera e reale. I Freschi grandi ricinti da stucchi dorati che campeggiano nella volta sì del Coro, e del Presbiterio, che della Crociata, e della Nave, sono degne produzioni di Federico Ferrari Milanese, di cui pure è la gran medaglia a fresco nella Sagrestìa. Dirimpetto alla Porta meridionale di fianco avvene un’altra che introduce nell’Oratorio, o

CHIESIUOLA DI S. VINCENZO.

Note

  1. Il Nob. Sig. Co. Jacopo Asperti, siccome vigilantissimo Sindaco delle R. R. M. M. Cappuccine, ha avuta occasione di leggere cotal Contratto; e ne ha comunicata la notizia all’Autore.
  2. Tre fra gli altri si reputano i migliori, che sono: il Vecchio seduto sopra una scranna, che orna la Gallerìa di Casa Bettami: la Testa famosa di un vecchio, già di Casa Righetti, ed ora giojello della Gallerìa dal Sig. Co. Giacomo Carrara: e in Casa Suardi a S. Agata il Ritratto di un fanciullo di tre anni, per nome Pietro Suardi, e figliuolo del Co. e Cav. Lodovico, dipinto ritto in piedi con un Cagnuolino nel piano: pittura per ogni verso mirabile, ma segnatamente per le mani (più malagevoli da esequire di qualsisia altra parte) l’una delle quali è appoggiata alla cintola, l’altra staccata e libera, che per la dolcezza dell’atteggiamento è, si può dire, insuperabile.