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osimo il Vecchio de’ Medici, comprò il 17 giugno 1417 una casa da signore posta nel popolo di S. Piero a Careggi da un Tommaso Lippi1 il quale apparteneva ad una cospicua famiglia di Oltrarno che edificò a sue spese la facciata della chiesa di S. Felice in Piazza.

Come fosse questa casa da signore, che aspetto avesse, non si rileva certo dal documento in cui apparisce l’acquisto fatto da Cosimo de’ Medici.

Basta stabilire che la fabbrica non fu eretta di sana pianta da Cosimo il Vecchio e che in tempi molto più antichi, la località era stata trovata tanto attraente da edificarvici una casa da signore.

Naturalmente, Cosimo il Vecchio che possedeva già un [p. 16 modifica]gran numero di ville e di castelli, scegliendo per sua dimora questo suo nuovo acquisto di Careggi, volle farne cosa che stasse in armonia colla potenza della famiglia e che offrisse tutti quei comodi e quelle garanzie che nelle ville di quei tempi si richiedevano.

E ne fece un castello.

Era nato lassù in un poggio del Mugello, entro le mura fortissime del castello del Trebbio e le memorie d’infanzia gli fecero presceglier questa ad altra costruzione. Poi.... egli era il più ricco e più potente cittadino di Firenze, aveva amici innumerevoli; ma non erano pochi nemmeno i suoi nemici ed in quei tempi d’ire e di lotte violente, non era difficile essere esposti a qualche attacco, a qualche sorpresa....

Così, Michelozzo Michelozzi, l’amico fedele, l’architetto favorito di Cosimo, inalzò sulla pendice di Careggi un castello col suo torrione maestoso, colle sue mura coronate di ballatoi merlati, colle porte munite di piombatoi e col muro attorno al prato.

Non vi furono certo nella costruzione sfarzi di adornamenti e di decorazioni. I castelli di que’ tempi avevano tutti un carattere uniforme: erano maestosi; ma semplici e severi, e i loro maggiori adornamenti erano gli affreschi che ne decoravano la cappella e qualche sala. E questi, Cosimo che era così amico degli artisti, non avrà voluto che mancassero; ma certo escluse dalla sua preferita dimora ogni eccesso di lusso e di sfarzo, perchè gli storici sono concordi nel convenire che il più ricco fra i cittadini di Firenze era eguale agli altri per la semplicità dei costumi e del modo di vivere, nell’interno della sua casa.

A tempo di Cosimo, come a quello di Piero e di Lorenzo, [p. 17 modifica]

Careggi conservò questo suo aspetto di grandiosità severa e le trasformazioni vennero certo successivamente, a tempo dei Granduchi, quando i castelli antichi divennero inabitabili, quando si volle ogni comodità e più che ogni comodità ogni mollezza, quando si volle fare sfoggio d’un lusso e di una opulenza del tutto apparenti.

Quindi i saloni furono rimpiccoliti, le stanze tappezzate, spalancate le anguste finestre, disfatti i ponti levatoi, aperte nuove comunicazioni, banditi i mobili che parevano d’una austerità monastica, cancellati gli affreschi che anneriti dagli anni parevano rattristare, alla guisa stessa in cui furono imbiancati gli affreschi di certe chiese, perchè da taluno si disse che distoglievano i fedeli dalla preghiera.

Careggi subì dunque tra il XVI e il XVIII secolo la sorte comune a quasi tutti gli antichi edifizj e fu gran ventura se giunse fino a noi, dandoci una idea abbastanza determinata dalla sua primitiva bellezza, della sua antica struttura.

Careggi è oggi una splendida villa, alla quale si può convenir benissimo il titolo di castello antico, senza che per questo ne abbia la mesta severità.

È un maestoso ricordo di altri tempi, che serba la bruna tinta de’ secoli; ma che è rallegrato da uno smagliante contorno di giardini fioriti.

Ma, descriveremo a suo tempo Careggi moderno per ritrovarvi le tracce di quello antico; occupiamoci prima di rammentare qualche brano di storia nella quale Careggi ha così ampia parte.

Qui siamo in mezzo ai ricordi più gloriosi, alle memorie più splendide di casa Medici, [p. 18 modifica]

I personaggi più illustri di quella famiglia che ebbe la potenza di diventare prima fra tutte le altre della città, si presentano dinanzi alla mente come immagini gigantesche di un epoca insigne per severità di costumi, per arditezza d’imprese, per floridità de’ commerci, pei trionfi meravigliosi e sereni dell’arte che raggiunse l’apogèo della sua gloria.

La figura di Cosimo il Vecchio emerge splendida nella sua austerità, framezzo a quella schiera elettissima di personaggi che rappresentavano la potenza dell’ingegno e del sapere.

È Cosimo il Vecchio, che getta le basi della potenza Medicea, basi solidissime perchè non si fondano su quella fatuità e quell’apparenza, che per un istante possono brillare di luce abbagliante, ma che son destinate poi a lasciare attorno a se le tenebre fitte dell’oblìo.

Cosimo il Vecchio non si ritrasse mai dal commercio dove aveva trovata la fonte delle ricchezze; ma curandone con ogni premura lo sviluppo, porse a’ suoi concittadini il migliore degli esempj, il più efficace degli eccitamenti, onde tenessero sempre in onore quelle industrie che avevano fatto di Firenze uno stato potentissimo.

Ricco più d’un sovrano, Cosimo de’ Medici non comprò coll’oro le simpatie popolari; ma seppe guadagnarsele astutamente, ingegnosamente, in modo da far credere che la popolarità corresse dietro a lui, anziché egli l’andasse cercando.

Procurando a se stesso ed a’ suoi le comodità della vita florida, edificò palagi e ville che furono miracoli d’arte: e perchè l’animo e la mente potessero vivere in un ambiente calmo e sereno, perchè l’ingegno avesse largo campo da espandersi, alle cure faticose, alle occupazioni monotone della vita [p. 19 modifica]commerciale, contrappose le attrattive delle lieti conversazioni, delle compagnie geniali, gl’incanti dell’arte, il fascino della letteratura.

Casa Medici divenne il tempio sacro alle manifestazioni degl’ingegno, al culto dell’arte; e tuttociò che ebbe origine di là, tuttociò che a quel luogo, a quei personaggi, ospiti e ospitatori si riferiva, fu animato dalle più gentili e più potenti ispirazioni del bello e del grandioso.

Ambizioso quanto si vuole, Cosimo il Vecchio non fu mai un ambizioso volgare e fors’anche più che a farsi signore di Firenze aspirò ad esserne il primo cittadino.

E vi riuscì.

L’ambizione sfrenata di potere, l’oro profuso a piene mani, il fascino della magnificenza, non avrebbero potuto imporsi ad una città ricca, potente, fiera e gelosa custode della sua indipendenza; non avrebbero domati ingegni elevatissimi, caratteri ferrei, mentre dinanzi a tanta potenza di austera grandezza, di sentimenti gentili, di nobiltà d’animo, di vigoria d’ingegno, Firenze si commosse ed a Cosimo de’ Medici porse come gloriosa corona il titolo di Padre della Patria.

Ed eccoci all’epoca più splendida per Careggi, eccoci al punto più luminoso della storia di questa superba villa, al periodo in cui essa, vero ateneo, raccoglieva ciò che Firenze aveva in se di più illustre e di più pregiato.

L’amenità di quei colli sempre verdi e fioriti, la quiete gentile di quelle stradelle tortuose, le ombre gradite di quelle vallicelle nascoste, la vicinanza alla città e al tempo stesso la distanza da ogni importuno rumore, fecero di Careggi il soggiorno gradito di Cosimo de’ Medici, che vi passò gran parte [p. 20 modifica]della vita, consacrando le ampie sale di quel suo castello, i verdi prati del suo giardino a quelle riunioni di letterati, di filosofi, d’artisti, che rimasero e rimarranno celebri nella storia di Firenze nostra, come le più splendide feste che abbiano inalzato il culto dell’ingegno e del sapere.

E queste sono da annoverarsi fra le glorie più pure di una famiglia che forse ebbe la disgrazia di avere storici o troppo servili laudatori o troppo ingiusti detrattori.

A’ tempi di Cosimo il Vecchio, di Piero, di Lorenzo il Magnifico, l’ambiente era più puro, più semplice e la gloria del nome Mediceo non era stata ancora offuscata dai delitti e dalle turpitudini di Alessandro e di Cosimo, fattisi signori di Firenze.

In ogni modo, in tempi in cui si può giudicare senza passione, senza secondi fini, senza peccare di servilità venale, nè di pessimismo esagerato, sarebbe altamente ingiusto il disconoscere i benefizi infiniti che Firenze nostra ricevette dai Medici ai quali si può dire che deve in parte l’alto vanto di essere la capitale del mondo artistico. [p. img modifica]

Note

  1. [p. 81 modifica]Cosimo de’ Medici comprò al prezzo di fiorini 800 da Tommaso Lippi un palazzo con corte, loggia, pozzo, volte, colombaia, torre, orto murato con due case per lavoratori e terre lavorative vignate, ulivate e alberate in luogo detto Careggi. Così risulta dal contratto rogato Ser Piero Calcagni.