Istoria delle guerre gottiche/Libro quarto/Capo XVII

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CAPO XVII.

Indiana semenza dei bachi da seta, ed ammaestramenti per averne bozzoli dati da monaci ai Romani. — Sottoscritta da Cosroe la tregua prosegue impertanto la guerra presso de’ Lazj. — Stato delle affricane faccende.

I. Alcuni monaci in questa capitarono dalle Indie, i quali udito che Giustiniano Augusto forte adoperavasi [p. 503 modifica]a distorre sue genti dal commerciare di seta colla Persia, avuta licenza di favellar seco dichiararonsi pronti eglino stessi a fornirle di cotal merce in tanta copia, quanta voleavene a divezzarle affatto dal ricorrere per essa alla nemica loro, o ad altro popolo qualunque; ed aggiungevano di avere lunga pezza dimorato nella così detta Seringa, popolatissima indica regione, ed apparatovi come produrne ben anche nel romano impero. Giustiniano iva tastandoli con frequenti interrogazioni per conoscere se fossero di fede degne le narrate cose, i monaci rispondeangli di tali vermi da natura ammaestrati essere gli artefici della seta, compiendone il lavoro senza interruzione; non avervi mezzo di trasportarli vivi in Bizanzio, ma prontamente ed assai di leggieri poterli vivificare, producendo ogni parto grande quantità di uova, che dopo assai tempo dalla deposizione loro vengono dai naturali coperte di letame per inalzarne la temperatura al grado voluto onde n’escano in luce i piccoli animali; così risposto, ed animati da generose promesse al compimento di sì bella impresa ricalcano il suolo indiano; da dove portate le uova in Bizanzio e sottopostele al necessario calore nacquero i vermi, che ebbero a nutrimento le foglie del moro; così principiò l’arte di produrre seta nel romano impero. La guerra nella regione de’ Lazj procedeva a que’ dì come abbiam detto, nè altrimenti avvenne la introduzione della seta presso de’ Romani.

II. Terminato il verno Isdeguna di ritorno al re presentògli l’oro ed i convenuti accordi; Cosroe [p. 504 modifica]ricevuto il primo soscrisse prontamente la tregua ordinando in pari tempo alla soldatesca di proseguire lor dimora nella Lazica, ed anzi collo stesso danaro sborsatogli aescando numerosi aiuti di Unni e Sabiri mandolli tosto, unitamente a qualche leva di nazionali ed a molti elefanti, a Mermeroe acciocchè proseguisse ne’ cominciati intraprendimenti; costui obbediente al comando si partì da Muchireside con tutto l’esercito persiano ed unnico, e seguito dagli elefanti marciò ai più muniti luoghi de’ Lazj. Gli imperiali e re Gubaze fuor d’ogni pensiero d’incontrarli teneansi a campo col duce Martino alle bocche del Fasi, ottimamente fortificati dalla posizione loro. Procedeva intanto il Medo senz’arrecare, nè saprei addurne ragione, molestia di sorta ad uom de’ Romani o de’ Lazj. Mermeroe poi mosse innanzi tutto alla volta d’un castello abitato dalla sorella di Gubaze, sperandone a furia di macchine la conquista; ma oppostovisi coraggiosamente il presidio, aiutato in ispecie dalla natura del luogo, ne fu respinto, e costretto a volgere altrove senza pro alcuno dell’operato. Fattosi di là sulla via dell’Abasgia i Romani di guernigione in Tzibilo occuparono il passo renduto, come già ho detto, insuperabile tanto dalla grandissima strettezza sua, quanto dai circostanti precipizj. Laonde egli giudicando impossibile di fugare quelle trappe condusse indietro l’esercito, e camminò di netto ad Archeopoli col divisamento di assediarla; ma indarno tentatone l’assalto con precipitazione ritirossi, ed i Romani datisi a perseguitarlo per quelle gole gli uccisero molta gente e tra gli altri il duce stesso de’ Sabiri. Qui a [p. 505 modifica]cagione del costui cadavere surse fierissima pugna, dalla quale i Persiani verso il crepuscolo vespertino usciti vincitori, costretto avendo il nemico a voltare le spalle, retrocedettero in Cutatisio e Muchiresi. Tali a non dubitarne furono le cose operate dagli eserciti di Persia e di Roma.

III. Prosperissima poi in tutto era nell’Africa l’imperiale fortuna, essendo a Giovanni, eletto da Giustiniano Augusto maestro de’ militi ivi a stanza, sortite le imprese molto più felicemente di quanto possa dirsi e meritar fede. Costui legatosi con Cutsini altro dei capi Maurusii da principio riportò vittoria in campo sopra tutti i suoi competitori, nè guari dopo tale assoggettossi Antala e Iabda, aventi la capitananza de’ Maurusii bizaceni e numidii, che indusseli a seguirlo a mo’ di prigionieri. Mercè di che i Romani aveano pace in Africa, regione tuttavia desolatissima per le durate guerre e sedizioni.