Il buon cuore - Anno X, n. 38 - 16 settembre 1911/Educazione ed Istruzione

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Il buon cuore - Anno X, n. 38 - 16 settembre 1911 Religione
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CONGRESSO GEOLOGICO - Onoranze allo STOPPANI



Lecco, 10. — Tempo splendido con un cielo magnifico — quel cielo così bello quando è bello — sul quale spiccano maravigliosamente le vette delle montagne che incorniciano questo pittoresco territorio manzoniano. Da ieri è incominciata un’animazione straordinaria, accresciuta grandemente stamane, tanto che gli alberghi,Città di Lecco: il Resegone e il Magnodeno. i pubblici esercizi e anche le case private riboccano di ospiti. La città è imbandierata come non si vide mai, e dovunque, nelle vetrine, in parecchie pubblicazioni e in migliaia di cartoline che vanno a ruba, si vede il ritratto dell’abate Stoppani. Riuscitissimo un numero unico dell’Italia Bella di Ottone Brentari. È commovente poi, il vedere, la dolce figura dell’illustre geologo lecchese spiccare sulla facciata della modesta casa in cui egli ebbe i natali, tra bandiere e lampadine elettriche. Si è così verificato il nobile proposito [p. 298 modifica]di Cermenati e Taramelli, cioè che il Congresso Geologico dovesse riuscire l’apoteosi dell’autore delLa Grigna settentrionale da Mandello. Bel Paese, apoteosi che continuerà in questi giorni anche nelle valli e sui monti che furoro per lo Stoppani i libri parlanti della sua scienza prediletta e potenti ispiratori della sua anima di poeta.

Panorama della Valsassina (visto da Maggio). Stamane solenne ricevimento dell’on. ministro Nitti, che sostituisce anche l’on. Credaro, trattenuto a Roma. L’on. Cermenati fece le presentazioni delle autorità, mentre una gran folla applaudiva con entusiasmo. Noto il prefetto di Como e il sottoprefetto di Lecco, il sindaco cav. Mauri e la magistratura, e noto altresì delle personalità distintissime nelle scienze naturali: Cappellini, Taramelli, Parona, Tommasi, Bassani, Dal Piaz, Gortani, don Carlo Bruno, don Ermanno Dervioux, don Mercalli, don Ambrosioni, Gemellaro, Malladra, ecc., ecc., e della Carta Geologica, Mazzuoli, Lotti, Baldacci, Crema, Sabbatini, Aichino, Mattiroli, ecc.

Il senatore Cappellini mi diceva: «Non ho mai veduto in un Congresso geologico un concorso così numeroso di scienziati».


La cerimonia inaugurale.


Alle ore 10 gran convegno al Teatro Sociale, che rigurgitava di uditori dalla platea, ai palchi e al loggione. Artisticamente disposto il palcoscenico, sul quale emergeva un grande, candido busto raffigurante lo Stoppani in un trofeo di bandiere.

Alla presidenza l’on. ministro Nitti; alla sua destra il senatore Cappellini, alla sinistra il sindaco avv. Mauri, e in corona altre autorità e illustri geologi congressisti.

L’on. Cermenati prende la parola e pronuncia un vibrante discorso, esprimendo la più viva soddisfazione agli ospiti e ai concittadini. Rivolge omaggi speciali all’on. Nitti e a Cappellini. Complimentando poi il Taramelli, rammenta com’egli, prima che geologo scrutatore delle montagne, sia stato valoroso combattente alpino con Garibaldi. Con evidente commozione, rievoca la figura del maestro Stoppani, e l’affollato uditorio prorompe in una ovazione. Dopo alcune belle parole del sindaco, l’on. Nitti, in un notevole discorso in cui la scienza si disposava al patriottismo, si è mostrato ben compreso dell’importanza degli studi geologici e [p. 299 modifica]ha suscitato viva soddisfazione specialmente negli scienziati.

Il ministro ha dichiarato di ascrivere a sua somma ventura di potere, come ministro per l’agricoltura, inaugurare questo Congresso geologico nazionale, di così singolare importanza. In esso non solo si celebrano il cinquantenario della carta geologica d’Italia ed il XXX anniversario della fondazione della Società geologica italiana; ma si commemora anche, nella sua bella patria, una illustrazione della geologia italiana, come lo Stoppani; si onorano due illustri decani della scienza, i professori Cappellini e Tararnelli; si reca infine un tributo di affettuosa memoria a un giovane di grande valore, Carlo Riva.

Ma è anche una singolare ventura — continua l’onorevole Nitti — essendo io, naturalmente, come studioso di scienze economiche e politiche, un profano della geologia. Ma non si creda che anch’io non senta tutto il fascino della vostra epica scienza che, schiudendoci le porte dei trascorsi millenni, ci fa assistere alle mutazioni, della superficie del nostro pianeta e alle trasformazioni su di esso della vita vegetale ed animale.

Ma altri, più competenti di me, potranno con esattiLa cascata della Troggia. Cortenuova: ponte sulla Pioverna. particolari esporre il progresso della scienza geologica in Italia. A me basti con legittimo orgoglio constatare che l’Italia non è stata mai inferiore ad alcun altro paese civile nel nobile agone pel progresso della vostra splendida scienza.

Come ministro di agricoltura è mio gradito dovere ricordare l’opera compiuta dall’Ufficio geologico per il rilevamento della carta geologica d’Italia. Una schiera di valenti operatori ha percorso e continua a percorrere in ogni senso, per ogni valle, su ogni picco, il nostro bel paese.

Ho già avuto occasione, o signori, di dire quale sviluppo io intenda dare nel mio Ministero ai vari servizi che ne dipendono; come il servizio geologico e mineralogico, il servizio meteorologico mi interessino particolarmente. Gli intimi legami fra le ricerche della scienza pura e le applicazioni nella via pratica, fra le serene indagini astratte e i trionfi della vita industriale sfuggono alle persone ignoranti. Ma noi ogni giorno, dinnanzi ad ogni conquista del lavoro, dinnanzi ad ogni trionfo dell’attività, siamo costretti a rivolgere il pensiero memore agli studiosi solitari che più hanno contribuito per vie dirette e per vie indirette, visibili ed invisibili, al trionfo dell’industria umana. E ogni giorno la separazione fra l’officina industriale e il laboratorio scientifico diventa a sua volta meno evidente.

Noi seguiremo, dunque, i vostri lavori con vivo interesse, con vivo amore. Io auguro che siano fecondi di risultati, degni del vostro nome e della vostra tradizione.

E ho l’onore di dichiarare in nome di S. M. il Re aperto il Congresso geologico italiano.

Interessantissima per la gran copia di dati storici e scientifici, come per la competenza dell’ora. tore, la relazione del venerando senatore Cappellini sul Cinquantenario della Carta geologica e sul 30º anniversario della fondazione della Società geologica italiana. [p. 300 modifica]


Il prof. Taramelli commemora Stoppani.


Alle ore 14 il Teatro Sociale si affollava ancora di uditori per udire la commemorazione dell’abate Stoppani, oratore il Taramelli, il più anziano allievo dell’abate geologo.

Torquato Taramelli. L’oratore, il più anziano tra i superstiti discepoli dello Stoppani, dopo aver espressa la peritanza colla quale accettò l’onorevole invito, mentre così numerose commemorazioni, e persino un grosso volume biografico pubblicato con amorosa cura dal nipote Angelo Maria Cornelio, rendevano quasi impossibile il pensare cosa che non fosse stata detta o scritta intorno all’opera scientifica, al carattere e alla vita del sommo geologo lambardo, entrò in argomento tra la più viva attenzione del numeroso uditorio.

A costo di ripetere cose già dette, l’oratore riepilogò brevemente la vita dello Stoppani, da quando compiva le prime escursioni e radunava le prime raccolte di fossili e di rocce nei dintorni di Lecco, a quando, ancora seminarista, confortava i feriti sulle barricate di Milano nelle famose Cinque Giornate, a quando iniziava il suo corso d’insegnamento, prima in Pavia nel 1861, poi nell’anno seguente, al Politecnico di Milano, dove l’illustre scienziato passò la sua vita operosa, con una breve interruzione di cinque anni passati a Firenze, e dove morì il 1º gennaio 1891.

Il Taramelli, con un volo poetico, trasporta l’uditorio nella chiesetta dei Rosminiani a Stresa, e considerando la bellezza quasi soprannaturale di quella splendida concezione del Vela, dice: — Quel candido marmo parla alto più di qualsiasi apologia, ed io vorrei del Vela l’ispirazione per dar vita alla figura di Antonio Stoppani. — Elogiando poi la statua in bronzo del cav. Confalonieri che ai giardini pubblici di Milano rappresenta l’abate geologo lecchese nell’attegiamento del conferenziere, esprime il voto che presto un’altra statua dello Stoppani s’innalzi nel suo paese nativo.

Accennate appena di volo le peripezie che lo Stoppani attraversò in difesa del sommo filosofo A. Rosmini, l’oratore prese a considerare i grandi meriti che lo Stoppani acquistò prima nel campo della geologia e della paleontologia lombarda, poscia nella geologia teorica, con numerosi scritti monografici ed in particolare col Corso di Geologia, in tre grossi volumi, e coll’opera Aria e acqua, nella quale furono raccolte sedici erudite e brillanti conferenze, che lo Stoppani tenne nel salone dei Giardini Pubblici nell’anno 1874.

Il prof. Taramelli, trattando in particolare delle idee svolte nel Corso, dimostrò come esse, per la massima parte, corrispondano a quanto di meglio si possa trovare nei trattati anche posteriori, col vantaggio di una semplificazione, a preferenza italiana, e coll’altro vantaggio non meno notevole di una esposizione ampia, opportunamente fiorita di belle descrizioni, ed ogni qual tratto resa più perspicua da riassunti geniali e persuasivi. Esaminate talune delle più recenti conquiste della geologia teorica, ed in particolare i risultati degli studi tecnici sulle Alpi in base ai recenti trafori, e le opere del Suess, della Lamergerj dell’Haim, del Montesus de Balore, sulla tectonica generale del nostro pianeta il conferenziere dimostra che la maggior parte di queste idee, o sono intravvedute nell’o. pera dello Stoppani, o non sono in contrasto coi fatti e coi principi in questa annunciati. Soltanto di quel nuovo ordine di idee tettoniche, che riguardavano il trasporto delle masse montuose, secondo alcuni geologi avvenuto per centinaia di chilometri, ipotesi ancora subjud:ce, per quanto sino ad un certo punto convalidata anche dalla tectonica delle Prealpi lombarde, non trovasi nelle opere dello Stoppani alcun cenno preconizzatore, trattandosi di un ordine di idee, diremmo quasi sbalorditivo, che nessuna fantasia di poeta avrebbe potuto prevedere del Bel Paese e dei libri Sull’Ambra, Sul parallelo tra il Libano colle Alpi e degli altri scritti minori, l’oratore espone brevemente i pregi che li rendono tuttora d; utilissima lettura per modo che essi, insieme alle opere maggiori,Monumento di Antonio Stoppani in Milano. sentano un corpo di dottrina, così vasto, da non trovarsene riscontro in alcun altro scrittore di geologia italiana ed in pochi anche degli stranieri. Così è, quantunque la mente dello Stoppani fosse sempre rivolta, ed in particolare negli ultimi anni della sua vita, alle [p. 301 modifica]questioni filosofiche ed esegetiche, sulle quali l’operosissimo pensatore scrisse varie opere e lasciò inedite quelle intitolate Exemeron, pubblicate poi dal nipote biografo.

L’opera dello Stoppani come insegnante, fu altresì assai proficua, ad onta che il più geniale dei suoi allievi, l’ing. Emilio Spreafico, fosse per tempo rapito alla scienza, e sebbene la maggioranza degli allievi del Politecnico, assorbita dagli insegnamenti inerenti alla professione, potesse accordare soltanto un fugace interessamento allo studio della geologia.

Al chiudere del suo discorso, il prof, Taramelli stabilisce un breve parallelo tra lo Stoppani e quell’altro pur geniale naturalista veneto, Gian Battista Brocchi, del quale lo Stoppani medesimo lesse in Bassano, 1873, una assai eloquente commemorazione, mettendo in luce quelle stesse doti d’ingegno e di carattere per le quali la figura dello Stoppani campeggia eminente a sommamente simpatica tra le glorie scientifiche italiane.

Il comm. Taramelli — cresciuto all’ombra dell’abate Stoppani, benedetto da lui all’altare, or sono 43 anni, colla sposa che dell’allievo geologo diletto doveva essere l’angelo tutelare ed aiuto perseverante ed efficace colla possanza dell’amore — non ha potuto no, in questo momento culminante, disgiungere il sentimento sacerdotale del Maestro dal sentimento del geologo scrutatore dei secoli, il dogma dalle scienze positive, e facendo un felice parallelo fra lo Stoppani e mons.La Pliniana (Lago di Como) Bonomelli, il quale, fiero dei suoi ottant’anni, attraversava in questi giorni la Svizzera per visitare i suoi emigrati italiani — disse: «Oh, quando, per l’armonia delle coscienze, per l’intero bene dell’Italia, aleggeranno nei seminarii spiriti grandi e sereni come quelli di Stoppani e Bonomelli?»

Densa di concetti e completa nella sua forma sintetica, la commemorazione fu seguita col massimo interessamento, specie quando l’oratore, coll’eloquenza dell’affetto, accennò all’amore dello Stoppani per il paese nativo e per i suoi concittadini.

Sulla piazza del Teatro, subito dopo il discorso del Taramelli, si forma un imponente, interminabile corteo, che si apre colle autorità, coi congressisti e colle rappresentanze delle associazioni lecchesi, e si va solennemente, come in pellegrinaggio, alla tomba dello Stoppani, nel cimitero ai piedi del brullo monte di San Martino, dal geologo-poeta illustrato con tavolazza smagliante. La si depone una grandiosa e artistica corona di bronzo, omaggio al defunto della Società geologica italiana.

Il momento è commovente, specie per i molti che ricordano la buona imagine paterna del maestro. Riesce pure commovente il pellegrinaggio alla casa nella quale ebbe i natali lo Stoppani, dove la Società operaia di Lecco depone una splendida corona di fiori freschi.

Sul tardi, l’on. Nitti, l’on. Cermenati, le autorità e parecchi congressisti sono partiti in automobile per Somana, e là si è sciolto il voto dei professori della Università di Pavia, che hanno voluto deporre una corona sulla tomba del rimpianto prof. Carlo Riva, tragicamente morto nel compiere un’ascensione sulla Grigna.

La prima giornata del Congresso — giornata [p. 302 modifica]memorabile, in cui si è dimostrato come si conservi il culto alla memoria dei benemeriti della scienza e della patria — è terminata con un banchetto offerto dal Municipio alle autorità e ai congressisti, con una ricca illuminazione e con concerti musicali.

Alla fine del banchetto, S. E. il ministro Nitti, l’onorevole Cermenati e il s’ndaco cav. Mauri sintetizzarono felicemente i discorsi pronunciati in teatro. L’on. Nitti disse con molto spirito come si fosse riconciliato con Quel ramo del lago di Como, lieta ma pur crucciosa memoria dei suoi studi elementari.

Molti lecchesi ricordavano i tempi nei quali, in quel medesimo posto, avevano parlato con entusiasmo del Manzoni il Bonfadini, il Carducci, il Negri e lo Stoppani. Del Carducci, che aveva visitato con trasporto il territorio lecchese, si ricordavano queste frasi: «Taluni mi hanno segnalato come nemico del Manzoni! Io, nemico del sommo Poeta Lombardo! A dodici anni de. clamavo tutti i suoi Inni, ed ancor oggi li ho tutti a memoria».

Prima di sciogliere il lieto convegno, l’on. Cermenati diede lettura di alcuni entusiastici telegrammi di adesione. Uno specialmente, quello del simpatico poeta Bertacchi, che fu parecchio tempo ospite e insegnante invidiato a Lecco, suscitò una vera ovazione. Eccolo nella sua alata ispirazione:

Spluga, 10 settembre, 1911.


On. Cermenati, Lecco.

Concedimi deporre lo stellato edelweiss sulla ara del Grande che dalle pietre esplorate sulle montagne sprigionò faville di poesia per tutti.

Bertacchi

Il lunedì fu dedicato alla Valsassina, cioè alla valle della Pioverna, alla Sella di Casargo, al Varrone, al pinte di Premana, con ritorno a Tacerlo e colazione a Tartavalle, offerta dalle ditte esercenti le cave e le miniere di quelle pittoresche montagne. Alle ore 14 visita alle cave di Cortabio e Primaluna, alla laveria della galena argentifera di Camisolo, alla Cascata della Troggia, illustrata dallo Stoppani, e alla esposiz’one mineralogica predisposta a Introbio da apposito comitato. Tale giornata finì con un pranzo offerto dai vaisassinesi al Gran Hotel di Maggio.

Una delle più belle gite geologiche fu quella effettuata martedì nella Valle di Esino, la valle che diede i materiali allo Stoppani per la grande Paleontologie Lombarde, e che dallo Stoppani medesimo fu saccheggiata a profitto del Museo Civico di Storia Naturale in Milano, fissando specialmente le sue constatazioni nel volume sugli studi ad Avicula contorta, apprezzatissimo sempre da sommi scienziati. Si discese poi a Varenna e a Lierna, dove fu offerto un pranzo dal Comitato lecchese.

Il giorno 13 si continuarono i lavori del Congresso al Teatro Sociale di Lecco, e alle ore 11 si presentarono targhe d’onore al sen. Capellini e al prof. Tarameni. Alle ore 14 conferenza del prof. Sabatini sul terremoto Calabro-Siculo con proiezioni. A sera, festa veneziana nel bacino Lecco-Malgrate.

Giovedì fu destinato specialmente al Monte Barro, che l’illustre parlatore qualificò per la flora e la vista manzoniana, la più bella montagna del mondo. Sul tardi si scese a Galbiate per un ricevimento alla villa del comm. Bertarelli.

Il giorno 15 grande gita sul Lario, da Lecco per Bellano, Colico, la Pliniana e Como.

I congressisti si porteranno il giorno seguente a Milano, per opportune visite al Museo di Storia Naturale, con speciale riguardo alle collezioni geologiche e paleontologiche, donate dallo Stoppani, nonchè al suo monumento. Si effettuerà anche un ricevimento al Castello Sforzesco.

Gita di chiusura sarà quella del giorno 17 per la Valle Brembana e la Fonte Bracca.

Renzo.




Ricordatevi di comperare il 32.mo fascicolo dell’ENCICLOPEDIA DEI RAGAZZI che uscì nella scorsa settimana.




ECHI E LETTURE



Passatempi estivi: il cinematografo con tanto di ventilatore, ma il pubblico che affolla i cinematografi non sa quanto lavoro, quanta abilità d’organizzazione, quali somme di denaro rappresentino le vedute che esso ammira. I giornali illustrati mostrano bensì come si preparino le composizioni ed i drammi che tanta parte hanno nel programma; ma quando trattisi di riprodurre scene dal vero in paesi lontani, si richiede ben altro. Il signor Sutto, di Acqui, che trovasi a capo di una spedizione mandata a tale scopo in Australia da una Casa di Parigi, narra nell’Illustraded sporting and dramatic news di Melbourne che, contemporaneamente alla sua, altre spedizioni girano il centro dell’Asia e dell’Africa per conto della Casa. Coi due fotografi operatori che lo accompagnano, egli si spinse fino al Mare del Sud, nelle isole Salomon e nella Papuasia, e potè fare cinque sole serie di fotografie, che gli costarono a difficoltà infinite, ma che presentano un interesse unico al mondo. Gli abitanti delle Salomon sono in realtà selvaggi, cannibali, ed i tre compagni — che sì spinsero assai più addentro di quanto avessero mai fatto altri bianchi, distanziando per un buon tratto il ricordo eretto alla memoria di una spedizione australiana massacrata e in parte divorata qualche anno fa — ebbero un bel da fare a convincerli delle loro amichevoli e pacifiche intenzioni. In quel paese, afferma il Sutto, non esistono affatto strade: perciò i viaggiatori dovettero avanzare per parecchi giorni camminando a metà immersi nei fiumi, le rive dei quali sono così fittamente coperte di alberi da rendere impossibile il costeggiarli. Per dormire, essi dovevano procacciarsi lo spazio tagliando le piante in giro alla scopo di formare una breve radura. La Papuasia è relativamente più civile delle isole Salomon e gli abitanti buoni, miti e cortesi. Il Sutto aggiunge che le risorse naturali della Papuasia, che ancora nessuno sfrutta neppure in [p. 303 modifica]ma parte, sono quasi illimitate. Anche il clima è un po’ migliore che nelle Salomon, dove invece esso mette a dura prova la salute degli europei. La Casa che ha mandato il Sutto cosi lontano impiega 3000 persone nella sola Parigi, e produce 150,000 metri di pellicole fotografiche al giorno, ciò che rappresenta un valore di circa sessantadue milioni di franchi all’anno. E tutto ciò pei cinematografi.