Flora medico-economica/Classe XVII

Classe XVII

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[Classe XVIIa Diadelfia. (2 fratellanze) Stami uniti col Pistillo in due fascetti. ]

CXL. Fumaria. Cal. di due foglie. Corolla ringhiosa, irregolare. Filamenti membranacei con tre antere per uno.

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Diadelfia Esandria. Diadelf. Decandria.

196. F. officinale. Caule ramoso, sparso, o eretto. Foglie sopra decomposte, foglioline cuneiformi, elittiche, incise; lacinie lineari; peduncoli fruttiferi eretti, il doppio più lunghi della brattea. Siliquette globose.
    Fumaria officinalis. It. Fumosterno.(?) Ver. Fumaria. Off. Fumaria.
Fiori porporini foschi all’ apice. Marzo, Maggio. Negli orti e campi. Annua.
Si giudica che l’ erba di sapor amaro rinforzi gl’ intestini, che purghi leggermente il corpo. Quindi si ordina dai medici nella dispepsia cachessia, fisconia(?) addominale, e nelle malattie della cute. La dose del sugo dell’ erba fresca è di O. ij, due volte al giorno misto ad altrettanto latte, o siero di capra. La dose dell’ estratto è di dram. j-ij. Contiene molta potassa che si ottiene bruciandola.
CXLI. Ginestra. Cal. labiato, raramente di un sol labbro; lobo laterale 5. dentato, per lo più bilabiato sopra bidentato, sotto a 3. denti. Vessillo della Corolla riflesso, ale divergenti, carena piegata in giù, bifida od a due petali, non coprente gli stami, che sono uniti in un solo fascicolo o monodelfi. Stimma quindi villoso. Legume ovato o bislingo, spesso gonfio di uno o più semi.
197. G. tintoria. Rami cilindrici, striati, inermi, eretti. Folgie lanciolate liscie; Fiori racemosi. Legumi lisci.
    Genista tinctoria. It. Ginestrella, Baccellina. Ver. Cosoletta.

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Diadelfia Decandria.

Fiori gialli dal Lug. a 7.bre sui margini dei campi e nei prati. Perenne.
I tintori la usano per tingere i panni in verde ed in giallo. Anche le nostre contadine la adoperano per tal uso.
CXLII. Antillide. Cal. panciuto, o gonfio a 5. denti, ineguale. Vessillo della Corolla più lungo delle ali e della carena. Stami monodelfi alla base. Legume piccolo con 1-3 semi, coperto dal calice.
198. A. Vulneraria. Cauli prostrati, erbacei. Foglie pennate, ineguali. Capolino deplicato(?).
    Anthyllis vulneraria. It. Ver. Off. Vulneraria.
Fiori gialli o porporini. Giugno. Nei prati e pascoli montuosi, due varietà molto marcate. Perenne.
L’ erba fu creduta eminentemente vulneraria, al presente poco si nomina. Gli economisti la propongono come buona pastura per le pecore, altri però negano anche questa sua proprietà. Dicesi per fine essere adattata a tingere in giallo.
CXLIII. Ononide. Calice campaniforme a 5. divisioni, lacinie lineari. Vessillo della Corolla maggiore, striato. Stami monodelfi alla base. Legume gonfio, sessile. Semi pochi.
199. O. degli antichi. Caule pubescente, rami finalmente spinosi, foglie inferiori ternate, superiori semplici; foglioline elittiche, ottuse, denticolate all’ apice; fiori solitarj.
Ononis antiquorum. It. Bulimacola. Ver. Sata a fior rosso. S. dei prati (Ononis Spinosa Linn.).

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Diadelfia Decandria.

Fiori porporini, raramente bianchi. Segmenti del calice lanceolati, puntiti. Giugno ed estate. Nei prati e lungo le strade troppo comune. Perenne.
La radice subacre, ingrata dicesi aver qualità diuretica, e si usa il suo decotto nella renella, nell’ idrocale(?), nell’ itterizia, nella fisconia addominale. Doce O. ss-j. di radice bollita in lib. j. d’ acqua sino al consumo della terza parte.
Oss. L’ Ononide spinosa, e l’ O. campestre secondo gli autori sono varietà di quella degli antichi. È però maggior il danno che reca ai prati ed al fieno di quello di esser possa(?) la sua virtù medica.
CXLIV. Colutea. Cal. campaniforme, a 5. divisioni. Carena ottusa. Stilo barbato al di fuori in tutta la lunghezza. Legume vescicoloso, membranaceo, di più semi. Sutura superiore entro gonfia, seminifera, aprendosi.
200. C. arboscello. Fruticosa, foglioline elittiche, tonde, spesso intaccate, stipole lanciolate; racemi irsuti. Vessilli gobbi, abbreviati. Legumi chiusi all’ apice.
Colutea arborescens. It. ed Off. Erba vescicaria, Sena falsa. Ver. Schiopeti.
Fiori gialli. Giugno, Luglio. Sui monti e nelle vigne (oliveti) del Territorio.
Le foglie di questa pianta si possono sostituire a quelle della sena, ma in quantità maggiore, o quasi doppia.
CXLV. Fagiuolo. La carena cogli stami, e collo Stilo avvolta in spira.
201. F. volgare. Caule volubile; racemo solitario più corto delle

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Diadelfia Decandria.

foglie, peduncoli geminati; brattee minori del calice, aperte e patenti. Legumi pendenti.
Phaseolus vulgaris. It. Fagiuolo romano. F. bianco, giallo, nero, rosso, turchesco, galletto, brizzolato. Ver. Fasol bianco, zaleto o cinquantin, rosso o cargnel, sbisulà, mandolar ecc.
Fiori bianchi o giallicci, d’ estate. Venuto dall’ Indie orientali si coltiva negli orti e nei campi pei suoi legumi buoni a mangiarsi non solo i semi, ma anche i legumi, o baccelli, Ver. guaine, teghe, cosoli. Annuo.
I semi del fagiuolo farinacei, nutrienti, le varietà che si coltivano sono molte, ed inoltre sonovi anche più specie.
Il Fagiuolo moltifloro con fiori color di scarlatto è proprio dell’ America meridionale, e si coltiva per ornamento. È però mangiabile in baccello ed in grano, come pure la sua varietà a fiori e grani bianchi.
Il Fagiuolo nano, che fà fiori bianchi e porporini in estate, venuto dall’ India, e si coltiva in qualche luogo perchè mangiabile come i qui sopra accennati, è forse una varietà del volgare venuta dalla coltivazione. Ma non convien confonderlo con il fagiuolo dell’ occhio, Ver. Fasol pizul, F. minòr, Fasoletto, ch’è d’ un genere differente chiamato Dolicos Catiang, esso pure dell’ India orientale. Anche questo è mangiabile.
CXLVI. Veccia. Cal. in 5. parti, o con 5. denti, i superiori più corti.

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Diadelfia Decandria.

Stilo filiforme superiormente e sotto l’ apice trasversalmente irsuto, legume bislungo con più semi rotondi, coll’ ombellico laterale o bislunghi coll’ ombellico terminale.
202. V. Fava. It. Fava cavallina. Foglioline ovate, interissime, pezioli senza viticcj; stipule saettate, dentate alla base; legumi quasi sessili a tre per ascella delle foglie; nodosi.
    Vicia Faba. Fava cavallina, Fava muletta. Ver. Fava.
Fiori bianchi con macchia nera, velutata. Aprile, Mag. Originaria delle vicinanze del mar Caspio, si coltiva negli orti, e ne’ campi pei semi farinacei mangiabili. Annua.
La farina dei semi si usa in forma di cataplasma come emolliente e mettesi nel N° delle 5. farine emollienti. Questa farina è adoprata al Giappone per lavare la biancheria, le tele ed indiane tinte con colori, che si potrebbero alterare coll’ alcali del sapone. Si suol darla ai cavalli in luogo dell’ avena.
Oss. Presso di noi poco si coltiva perchè và soggetta ad essere guastata al momento della fioritura da un moscherino detto da Linneo Aphis Fabæ ed in Ver. Pedochio della fava. Quest’ insetti attaccano gli organi della fecondazione, onde resta sterile. La veccia coltivata, Vicia sativa, che trovasi nei frumenti appartiene a questo genere, ed è mangiabile.
CXLVII. Meliloto. Calice tubuloso, 5. dentato, persistente. Carena semplice più breve delle ali, e del vessillo. Legume più lungo

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Diadelfia Decandria.

    del calice, non coperto.
203. M. officinale. Caule dritto, foglioline ovato-bislunghe, ottuse, dentate. Cal. imperiormente(?) gobbo; carena ed ali eguaglianti il vessillo. Legumi nudi di due semi ovati, quasi compressi, quasi rugosi, puntuti.
Trifolium Melilotus officinalis. Ver. A. Linn. It. Loto domestico, Meliloto, Tribolo, Trifoglio cavallino, Trifoglio odorato. Ver. Trifojo zalo, Cerfojo zalo.
Legumi anche di un sol seme, fiori gialli da Giug. ad Ag. sugli argini dei campi e nelle stoppie. Annuo.
L’ erba coi fiori d’ odor grave, fragrante, di sapor acre si reputano come emollienti. Con essi si prepara nelle Spezierie l’ empiastro che dicesi di meliloto. I contadini non l’ amano perchè ingombra i campi, e perciò è detta dai Toscani Triboli. In Inghilterra se ne fanno prati artificiali. L’ acqua distillata, che se ne attiene serve per dar odore alle altre acque; si adopra nella concia del tabacco detto grana; e l’ empiastro suindicato si usava fin da Galeno pei tumori, e gonfiezze.
Il Meliloto Leucanto. It. Tribolo bianco è Trifolium melilotus off. B. Linn. a fiori bianchi, che tra noi trovasi nei pratipaludosi, e nei margini dei campi e nei boschi. Ha le stesse proprietà dell’ antecedente. Si mena gran vanto d’ una qualità ridotta gigantesca colla coltura, e si vorrebbe farla venire dall’ India; ma posso osservare che spontaneo sui bordi dei nostri boschi si

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Diadelfia Decandria.

alza a 9 e 10 piedi, onde coltivato a dovere per nulla la cederebbe al tanto vantato gigantesco. Se ad onta che tutti gli autori lo decantano come ottima pastura, essendo mangiato da tutti gli animali, e ricercato dai cavalli, non se ne fà gran caso, convien dire che qualche motivo lo faccia trascurare ed in fatti osservo che il suo odore è forte, e forse troppo per non nauseare facilmente il bestiame; che lasciandolo crescere alquanto, diventa il suo stelo assai duro e quasi legnoso, in fine che non è molto foglioso. Per tiglio(?) non se ne sono fatte ancora esperienze, ma abbiamo tante piante tigliose, che pur si trascurano, come perfino la canapa, perchè non se ne trova il conto.
Quasi tutti i Trifogli servono di grata e buona pastura al bestiame, e distintamente il Tr. pratajuolo coltivato nei prati artificiali, che però devesi mescolar colla paglia od altro fieno, perchè mangiarlo in quantità, specialmente fresco, produce flati e persino una timpanitide(?) mortale.
CXLVIII. Glicirriza. Cal. tubuloso, bilabiato; labbro superiore con 4. lacinie ineguali; l’ inferiore semplice, lineare; Carena di 2. petali. Legume ovato, un poco compresso, di 3, a 6. semi.
204. G. glabra. Foglioline ovate, quasi troncate, sotto un poco glutinose, senza stipule. Fiori in racemo, legumi lisci.
Glycyrrhiza glabra. It. Logorizia, Liquirizia, Regolizia. Ver. Liquerizia (Sugo de Galizia).
Fiori rossetti, Giu. Lug. Dietro la Chiesa di S. Giovanni, nelle macerie ed in qualche altro luogo dei contorni di Duino. Perenne.

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Diadelfia Decandria.

La radice dolce, amarognola, demuliente, espettorante contiene un principio mucillaginoso saccarino. Il suo sugo, volg. detto estratto, si usa nel catarro, nella parafinia, nella stranguria.
CXLIX. Edisaro. Cal. diviso in 5. parti, della lunghezza della corolla, divisioni 4. superiori piegate sopra il vessillo, la quinta sottoposta alla piccola carena. Legume gonfio di circa due semi.
205. E. Onobrichi. Caule ascendente, ramoso. Foglie pennate, foglioline elittiche, piuttosto liscie. Peduncoli lunghissimi; le ali della Corolla della lunghezza del calice. Legumi di un seme aculeato-dentati.
    Hedysarum onobrychis. It. Lupinella, Fieno sano. Ver. Fen sano.
Fiori rosso-fiammeggianti, con lineette più cariche. Mag. Giugno sui pascoli e nei prati montuosi. Perenne.
Appena avvi altra erba, che somministri il più grato pascolo di questa agli animali, perlochè dovrebbe coltivarsi nei terreni calcarei e ghiajosi, ove prospera assai bene, come può vedersi in vicinanza dell’ Isonzo, ove trovasi spontanea.
CL. Galega. Denti del Calice lesiniformi. Legume con rughe trasverse. Semi separati uno dall’ altro.
206. G. officinale. glabra, caule diritto, ramoso; foglie pennate; foglioline lanciolate con una punta. Stipole lanciolate, saettate. Legumi dritti, striati.
Galega officinalis. It. Capraggine, Lavanesi, Ruta Capraria. Ver. Cavrara.
    Fiori cerulei, o bianco-celesti. Giugno, Luglio. Sui margini dei

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Diadelfia Decandria. CLII. Poliadelfia Poliandria.

fossi, nelle siepi, e nei campi. L’erba di sapor amarognolo era un tempo registrata fra gli alessifarmaci(? ) o controvveleni. Ora è del tutto trascurata. CLI. Medica. Cal. subcilindrico, a 5. divisioni eguali. Carena della Corolla discosta dal vessillo. Legume di più semi, vario di forma, sempre a falce, o rivolto a spirale. 207. M. domestica. Caule eretto, liscio. Foglioline bislunghe, obovate denticolate, stipole interissime. Peduncoli racemosi. Legumi liscj a chiocciola. Medicago sativa. It. Erba medica. Ver. Erba medega, E. spagna. Fiori violacei, Maggio ed estate. Trovasi spontanea nelle siepi, e nei campi. Si coltiva però ad uso di foraggio. Osserv. Dopo tanto che si è scritto, e predicato inutilmente onde persuadere i nostri contadini per indurli a coltivarla in prati artificiali, pare che incomincino ad introdurla. Se però i fieni ribasseranno in prezzo pel decadimento di Trieste, sarà nuovamente dimenticata. Gioverà però ricordare il pericolo di lasciarla mangiar a piacimento dal bestiame, che si riempiono tanto da acquistar coliche con distensione ventrale, che li conducono a morte. Onde devesi unir a paglia od altro foraggio secco.

[Classe XVIIIa Poliadelfia. (molte fratellanze) molti stami in 3 o più fascetti. ]

CLII. Iperico. Cal. 5. partito, eguale. Petali 5. Stami in 3, o 5 fascetti, uniti alla base. Stili 3, o 5. raramente 2. Casella supera, a tre logge, a tre valve, a molti semi. [p. 121 modifica] Poliadelfia Poliandria. CLIII Singenesia eguale.

208. I. perforato. Caule a due tagli. Foglie elittico — bislunghe, ottuse, pellucido — punteggiate(? ); fiori trigini, divisioni del calice lanciolate acute. Hypericum perforatum. It. Perforata. Ver. Erba par le piaghe. Fiori color d’oro. Lug. Ag. nelle siepi e nei campi. Comune. Le cime fiorite, gravemente odorate, si stimano antelmintiche, ed un tempo anche vulnerarie, ma quasi mai si usano in Medicina. I contadini sogliono infonderle nell’olio d’oliva, che diviene rosso, e se ne servono per le ferite. Le sue foglie guardate contro il lume hanno dei punti trasparenti come se fossero forate da spilli, ed ivi si contiene un olio volatile. Altra sostanza aromatica o balsamica si contiene in certi globettini, che rivestono i calici ed i bordi dei petali, la quale si scioglie negli olj e nello spirito.