Esempi di generosità proposti al popolo italiano/Dio, unico, padrone

Dio, unico, padrone

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Leggi giuste e pietose Il nome di Dio, e la verità


«Io sono il Signore Dio tuo, che ti tolsi dalla terra d’Egitto, dal luogo di servitù. Non avrete altri Iddii: non vi farete imagine scolpita, nè altrimenti, di cose che sono su in cielo o sulla terra o dentro dell’acque, per inchinarvi a quelle immagini come a deità». A che segno dà egli il Signore a conoscere a questo popolo la sua verità? A questo, dell’averli fatti liberi dai vili dolori della servitù. E in riconoscenza dell’aver resa ad essi dignità, gli comanda che sappiano conservare l’umana dignità; non adorino le creature, a Dio solo servano; levino l’anima più alto che le immagini delle cose materiali, le quali la fanno schiava. Perchè, se l’uomo non stimasse troppo le cose materiali, non si farebbe mai servo alle altrui prepotenze e ai capricci.

Se Israello promette di non voler servire che a Dio; a vicenda Iddio a lui promette: «Manderò l’Angelo mio, che preceda a te nel cammino e ti difenda per via: benedirò al tuo pane e all’acque perchè tu non serva agli Dei delle genti. Non giurate per essi; non s’oda sulla lingua vostra né manco il nome loro. Rammentatevi che Iddio vi trasse da quella rovente fornace di ferro, dalla schiavitù d’Egitto, per farvi la sua nazione. Conservate i precetti miei tutti, e meditateli sedendo in casa e andando per via, nel coricarvi e nel destarvi dal sonno; raccomandateli a’ vostri figliuoli e a’ nepoti. Amate il vostro Dio e con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze dell’essere vostro. E quando i vostri figliuoli domanderanno che significhino questi riti e queste commemorazioni, direte: eravamo servi d’un re là in Egitto; Iddio ci ha liberati, e ci ha comandato d’amarci sempre».

Ma Dio sapeva che il popolo sconoscente avrebbe poi dispregiato il suo culto, per farsi schiavo agli Dei delle genti: egli annunziava che, in pena di ciò, Israello sarebbe divorato dalle ire e cupidigie degli strani, e che molti mali verrebbero sopra lui, e molti dolori. E però volle Dio che Mosè prima di morire dettasse, come testamento, un canto ai figli d’Israello; e ch’eglino lo conservassero in iscritto ed in mente, come testimonianza del patto formato tra il Signore e loro, patto di libertà sacra e d’amore. Perchè quelle memorie che adesso affidansi alle cancellerie ed agli archivi de’ notari o alle storie, scritte da’ letterati in linguaggio noioso e assai volte difficile, quelle memorie anticamente venivano conservate ne’ canti; e i vecchi le insegnavano ai giovanetti, e le madri ai bambini: e così le ore dell’allegrezza domestica e pubblica, e le feste solenni, erano piene di ricordanze patrie e rinfrescavano nel pensiero le gioie e i dolori e gli ammaestramenti dei secoli. E però disse a Mosè: «Quando afflizioni e affanni verranno al popolo d’Israello, allora intuonino questo canto, che tu gli darai: e questo canto farà vece di risposta in mio nome ai dubbii e a’ preghi loro; sarà testimonianza dei benefizi antichi, e mallevadoria delle benedizioni avvenire». Dunque Mosè, innanzi a tutto Israello che l’ascoltava, cantò questo canto: «Udite, o Cieli, le mie parole; e le ascolti la terra. Come pioggia che in alto s’accoglie, venga il mio insegnamento; discenda come stille di rugiada sull’erba crescente. Invocherò il nome di Dio: al nostro Dio date lode. Le opere di Dio son perfette; giustizia son tutte le vie di lui. Fedele Iddio alle promesse sue, e senza macchia. Peccarono dinnanzi a lui, si macchiarono come se non fosser suoi figli. Tal ricambio, o popolo stolto, gli rendi? Non è forse Dio il padre tuo, che ti possiede, che ti fece e creò? Rammentatevi i giorni antichi: per le generazioni trascorse scenda il pensiero. Interroga tuo padre, e te lo dirà; i tuoi maggiori, e te lo narreranno. Rinvenne Israello in terra deserta, in luogo di paurosa solitudine; e gli fu guida e maestro, e come l’uomo custodisce la pupilla dell’occhio suo, lo ha custodito così. Come l’aquila addestra al volare i suoi nati, e vola sopra ed intorno, e sulle penne li regge. Il Signore tua guida unica, o Israello; nè altro Dio che lui era teco. S’impinguò il popolo diletto e si fece ricalcitrante; e si allontanò da Dio, sua salute. Sacrificarono a nuovi Dii: abbandonasti quel Dio che ti fece, dimenticasti a chi devi tutto. E disse Iddio: Questi figli infedeli m’offesero per cosa che non era Dio, per stoltezze intesero farmi guerra. E io permetterò che li offenda un popolo che non è nazione, che una gente stolta li vinca. Uomini senza consiglio nè senno! intendessero almeno il presente, e antivedessero l’avvenire! come è mai che un uomo possa mettere in fuga mille, e come diecimila aver paura di dieci, se non perchè Dio permise che vendessersi come pecore, fossero serrati in ovile? Giudicherà il Signore il suo popolo, avrà misericordia de’ suoi fedeli. Li vedrò fiaccati del braccio, rinserrati, languenti; e dirò: dove sono i loro Iddii, cui vano spera? Vengano ora, e vi difendano, nella necessità. Vedete, ch’io son l’Uno, e non è altro Dio fuor di me. Io darò morte, e ridarò la vita: io percuoto e risano; e non è chi possa ritogliere l’uomo dalla mia potestà».

Queste e altre cose disse, prima di morire, Mosè, come suggello della legge rivelatagli da Dio, unico Signore di tutti. Seguitiamo notando taluni tra i maggiori precetti di questa legge.