Edipo Coloneo (Sofocle - Giusti)/Atto quarto/Scena V

Atto quarto, scena V

../Scena IV ../Scena VI IncludiIntestazione 11 aprile 2022 100% Teatro

Sofocle - Edipo Coloneo (406 a.C.)
Traduzione dal greco di Giovanni Battista Giusti (1819)
Atto quarto, scena V
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SCENA V.


i detti senza POLINICE.

coro.

Nuove sempre e terribili sciagure
Avverranno, se questo antico cieco
L’estremo fato non incontra. Vani
Dir non poss’io gli oracoli de’ Numi.
Ciò vede il tempo, che di giorno in giorno
Cambiar suole gli eventi. — Ahimè! che fia?
Il cielo tuona.
edipo.
O figlie, o figlie, alcuno
Deh! richiami quì tosto il buon Tesèo.
antigone.
Perchè, padre, perchè?

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edipo.
Cotesto alato
Fulmin di Giove il mio vicin predice
Tragitto nell’Averno. Alcun deh! corra
Ad avvisarlo.
coro.
Un’altra volta il tuono
Più tremendo rimbomba. Sulla fronte
Sollevansi le chiome, il core in petto
Agghiaccia. Ohimè! la folgore celeste
Arde di nuovo. Che sarà? Io tremo.
Senza grande cagion nè indarno mai
Quest’orrendo fragor si ode nel cielo.
Oh Giuno! Oh Giove!
edipo.
O care figlie è giunto
L’ultimo istante di mia vita, e scampo
Più non à.
coro.
Come lo conosci, e donde?

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edipo.
Lo conosco... Ma deh! ratto quì fate
Il Re vostro venir.
coro.
Taci; ricresce
D’ogni parte il tonar... Numi! se questo
Portento viene alla materna terra,
Siate propizj; nè di questo cieco
La presenza mi sia cagion di grave
Danno. O Re Giove, a te supplice io porgo
I voti miei!
edipo.
E ancor Tesèo non viene?
E vivo e sano della mente, o figlie,
Troverammi egli poi?
coro.
E quale arcano
Disvelar gli vuoi tu?
edipo.
Retribuirgli

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Piena mercè di sua possente aita,
Come promisi.
coro.
Vieni, o d’Egèo figlio,
T’affretta ancor che tu sul lido innalzi
Pe’ sacrificj un’ara al Dio marino
Nettuno: chè quest’ospite gli amici
E la cittade e te meritar vuole
De’ ricevuti beneficj. Vieni.