Ecce Homo/k) Il caso Wagner. Un problema musicale

k) Il caso Wagner. Un problema musicale

../i) Il crepuscolo degli idoli. Come si fa della filosofia a colpi di martello ../Perchè sono una fatalità IncludiIntestazione 29 dicembre 2016 100% Da definire

Friedrich Nietzsche - Ecce Homo (1888)
Traduzione dal tedesco di Aldo Oberdorfer (1922)
k) Il caso Wagner. Un problema musicale
i) Il crepuscolo degli idoli. Come si fa della filosofia a colpi di martello Perchè sono una fatalità
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k) Il caso Wagner. - Un problema musicale.



1.


Per render giustizia a quest’opera bisogna soffrire della sorte della musica come d’una ferita aperta. Di che soffro, se soffro della sorte della musica? Di ciò, che la musica è stata privata del suo carattere affermativo e trasfiguratore del mondo, ch’essa è divenuta una musica di decadenza e non più il flauto di Dioniso.... Ma, posto che si prenda a cuore la causa della musica come una propria causa, come la storia delle proprie sofferenze, si troverà quest’opera piena di riguardi e straordinariamente mite. Essere sereno in questi casi e ridere bonariamente di sè — «ridendo dicere severum» quando il «verum dicere» giustificherebbe qualunque durezza — è l’«umanità» stessa. Chi dunque potrebbe dubitare che io, da quel vecchio artigliere che sono, non sia in grado di schierare contro Wagner i pezzi più grossi della mia artiglieria? Tutto ciò che v’era di decisivo in questo affare me lo sono tenuto per me: io ho voluto bene a Wagner.

In fine de’ conti, nel senso e per la via ch’io m’impongo, c’è un attacco contro uno «sconosciuto» più fine di quello che altri potrebbe facilmente immaginare — oh! ho da smascherare ben altri «sconosciuti» che un Cagliostro della musica — è, più tosto, un attacco alla nazione tedesca che diventa sempre più oziosa, sempre [p. 116 modifica]più povera d’istinto nelle cose dello spirito, sempre più onesta: che continua, con un appetito invidiabile, a nutrirsi delle cose più contraddittorie e inghiotte «la fede» come lo spirito scientifico, «l’amore cristiano» come l’antisemitismo, la «volontà del dominio» (dell’«impero») come l’évangile des humbles, senza nessun disturbo della digestione... Non schierarsi mai da una parte, fra tanti opposti! Che neutralità stomachica! che disinteresse! Che senso di giustizia in questo palato tedesco che dà uguali diritti a tutti, che trova tutto gustoso.... Senz’alcun dubbio, i tedeschi sono idealisti.... Quand’io fui l’ultima volta in Germania, trovai il gusto tedesco occupato ad assegnare uguali diritti a Wagner e al «Trombettiere di Säkkingen». Io stesso fui testimonio degli onori che furono resi a Lipsia a un autenticissimo e tedeschissimo maestro di musica — tedesco nel vecchio significato della parola, non un semplice tedesco dell’impero — a Enrico Schätz, col fondare un Circolo Liszt che aveva lo scopo di favorire e diffondere la musica sacra artificiosa. Senza alcun dubbio i tedeschi sono idealisti....


2.


Ma qui nulla m’impedirà di diventare rude e di dire ai tedeschi un paio di dure verità: altrimenti, chi lo fa? Parlo della loro impudicizia «in historicis». Non solo gli storici tedeschi hanno completamente perduto la larga veduta del cammino, dei valori della cultura, non solo essi, quanti sono, sono dei buffoni della politica (o della chiesa): ma questa larga veduta è a dirittura proscritta da loro. Bisogna essere innanzi tutto «tedeschi», bisogna essere della «razza»; poi si potrà decidere su tutti i valori e i non valori «in historicis», si potrà determinarli.... «Tedesco» è un argomento; «la Germania, la Germania sopra ogni cosa», un principio; i germani sono «l’ordine morale» nella storia; in rapporto all’«imperium romanum» i depositari della libertà, in rapporto al secolo XVIII i restauratori della morale, dell’«imperativo categorico»... [p. 117 modifica]C’è una storiografia germanica dell’Impero, ce n’è perfino, temo, una antisemita; ciè una storiografia di corte e il signor von Treitschke non si vergogna.... Poco tempo fa un giudizio da idiota «in historicis», una frase dell’esteta svevo Vischer, fortunatamente morto da poco, fece il giro dei giornali tedeschi come una «verità» che dovesse essere accettata da tutti i tedeschi: «Il rinascimento e la riforma, formano un tutto: la rigenerazione estetica e la rigenerazione morale».

Simili frasi mi fanno perdere la pazienza e mi viene voglia, sento anzi il dovere di dire una buona volta ai tedeschi tutto ciò che hanno già sulla coscienza. Hanno sulla coscienza tutti i grandi delitti contro la cultura commessi nei quattro ultimi secoli.... E sempre per lo stesso motivo: per la loro innata viltà di fronte alla realtà, ch’è anche viltà di fronte alla verità, per la loro mancanza di sincerità ch’è divenuta in essi un istinto, per «idealismo»... I tedeschi hanno privata l’Europa dei frutti, del significato dell’ultimo grande periodo del Rinascimento in un istante in cui un ordinamento superiore dei valori, in cui i valori nobili che affermavano la vita, che garantivano l’avvenire, trionfavano al posto dei valori contrari, dei valori di decadenza; e trionfavano fino negli istinti di coloro che vi si trovavano. Lutero, questo accidente d’un frate, ha ristabilito la chiesa e, ciò ch’è mille volte peggio, il cristianesimo, proprio nel momento che soccombeva.... Il cristianesimo, la negazione della volontà di vivere divenuta religione.... Lutero, un frate impossibile, che, in conseguenza di questa sua «impossibilità», assalì la chiesa e conseguentemente la ristabilì.... I cattolici avrebbero ragione di celebrare feste in onore di Lutero, di comporre commedie in suo onore. «Lutero e la rigenerazione morale!». Al diavolo tutta la psicologia! Senza dubbio, i tedeschi sono degli idealisti.

Già due volte, quando con immenso valore e con uno straordinario sforzo su sè stessi avevano appena raggiunto un modo di pensare onesto, preciso, perfettamente scientifico, i tedeschi hanno saputo trovare delle scappatoie verso l’antico «ideale», [p. 118 modifica]conciliazioni tra verità e «ideale», insomma, delle formole che dessero diritto a ricusare la scienza, diritto alla menzogna. Leibnitz e Kant — due grandissimi intoppi all’onestà intellettuale d’Europa! — Finalmente, quando sul ponte tra due secoli di decadenza apparve una «force majeure» di genio e di volontà, forte abbastanza per fare dell’Europa un unità politica ed economica, i tedeschi con le loro «guerre d’indipendenza» impedirono all’Europa di sentire il significato, il meraviglioso significato dell’esistenza di Napoleone. Perciò essi hanno sulla coscienza tutto ciò che avvenne poi, che oggi è: la malattia, la sragionevolezza più contrarie alla cultura: il nazionalismo, questa névrose nationale di cui soffre l’Europa, questa prolungazione all’infinito della divisione dell’Europa, in piccoli Stati della piccola politica: hanno privato l’Europa perfino del suo proprio significato, della sua ragione: l’hanno condotta in una via senz’uscita. Chi, all’infuori di me, conosce una via d’uscita da questo vicolo cieco?.... Un còmpito abbastanza vasto per legare di nuovo i popoli?....


3.


E in fine, perchè non dovrei esprimere il mio sospetto? Anche nel mio caso i tedeschi faranno di nuovo il possibile perchè da un formidabile destino nasca un topo. Finora si sono compromessi con me e dubito che, in avvenire, facciano di meglio. Ah, come desidero d’essere in ciò falso profeta!.... I miei lettori e uditori naturali sono già dei russi, degli scandinavi, dei francesi; lo saranno sempre di più? I tedeschi sono rappresentati nella storia della conoscenza soltanto da nomi equivoci, hanno prodotto sempre soltanto degli «incoscienti» falsi monetari (questa parola calza per Fichte, Schelling, Schopenhauer, Hegel, Schleiermacher, come per Kant e per Leibnitz; sono tutti dei semplici fabbricatori di veli1; [p. 119 modifica]costoro non devono aver mai l’onore di vedere confuso in uno con o spirito tedesco il primo spirito retto che appare nella storia dello spirito, quello spirito in cui la verità fa giustizia dei falsi monetari di quattro millenni.

Lo «spirito tedesco» è, per me, aria viziata: respiro difficilmente in vicinanza di quella rozzezza «in psychologicis» — divenuta istinto — ch’è tradita da ogni parola, da ogni atteggiamento d’un tedesco. Essi non hanno mai attraversato un secolo XVII di severo esame di sè stessi, come i francesi; un La Rochefoucauld, un Descartes sono cento volte superiori per lealtà ai primi fra i tedeschi; i quali, fino ad oggi, non hanno avuto un solo psicologo. Ma la psicologia è quasi la misura della purità o impurità d’una razza.... E se non s’è neppure puliti, come si potrebbe avere della profondità? Con i tedeschi, come con le donne, non si arriva mai al fondo: non ne hanno, ecco tutto. Ma per ciò non si è neppure superficiali. Ciò che in tedesco si chiama «profondo» è precisamente quella rozzezza d’istinti contro sè stessi di cui sto parlando: non si vuole rendersi chiaro conto di sè stessi. Non potrei proporre la parola «tedesco» come moneta internazionale per esprimere questa depravazione psicologica?

In questo momento, per esempio, l’imperatore di Germania proclama suo «dovere di cristiano» di liberare gli schiavi dell’Africa: fra noi altri europei ciò si chiamerebbe semplicemente «tedesco». 1 tedeschi hanno prodotto un solo libro che avesse della profondità? Manca loro perfino il concetto di ciò che sia profondità in un libro. Ho conosciuto dei dotti che consideravano profondo Kant; alla corte prussiana temo si consideri profondo il signor von Treitschke. E se, per caso, ho lodato Stendhal come profondo psicologo, m’è successo di trovare dei professori tedeschi d’università che me ne hanno fatto sillabare il nome.... [p. 120 modifica]


4.


E perchè non dovrei andare fino in fondo? Mi piace di far piazza pulita..... È anzi il mio orgoglio, d’esser tenuto per il dispregiatore dei tedeschi «per eccellenza». La mia diffidenza verso il carattere tedesco l’ho espressa già a 26 anni (terza «Inopportuna», pagina 71); per me, i tedeschi sono qualche cosa d’impossibile. Se tento di immaginare un uomo che ripugni a tutti i miei istinti, ne salta fuori sempre un tedesco. La prima cosa che osservo, quando scruto un uomo fino nell’anima, è s’egli ha il senso della distanza, se osserva da per tutto il rango, il grado, la gerarchia fra uomo e uomo, se sa distinguere: questo fa il «gentilhomme»; in tutti gli altri casi, si rientra, senza speranza, nel vasto e, ahimè! tanto bonario concetto di «canaille». Ma i tedeschi sono «canaille»: ahimè! sono tanto bonarii..... Trattando con i tedeschi, ci si abbassa; il tedesco mette alla pari..... Se prescindo dalle mie relazioni con alcuni artisti, sopratutto con Riccardo Wagner, posso dire che non ho passato una sola ora buona fra i tedeschi..... Posto che lo spirito più profondo di tutti i secoli apparisse fra i tedeschi, una qualche salvatrice del Campidoglio crederebbe che la sua bruttissima anima avesse almeno altrettanta importanza quanto quello..... Io non posso sopportare questa razza con cui si è sempre in cattiva compagnia, che non ha dita per le sfumature — povero me! io stesso sono una sfumatura — che non ha alcuno spirito nei piedi e che non sa nemmeno camminare..... In fondo, i tedeschi non hanno piedi; hanno soltanto gambe.....

Ai tedeschi manca completamente il concetto della loro volgarità, e — questo è il colmo della volgarità — non si vergognano neppure di essere dei semplici tedeschi. Vogliono dire la loro su tutto, tengono le loro opinioni per decisive, temo che abbiano deciso anche su di me Tutta la mia vita è la prova «de rigueur» [p. 121 modifica]di queste affermazioni. Vi cerco inutilmente una traccia di tatto, di delicatezza verso di me. Da ebrei ne ho avute, da tedeschi non ancora. Per natura sono mite e benevolo verso di tutti; ho il diritto di non fare differenze; ciò non m’impedisce di tenere gli occhi aperti. Non faccio eccezione per nessuno, e tanto meno per i miei amici; spero che, in fine dei conti, ciò non abbia recato pregiudizio alcuno alla mia «umanità» verso di essi. Ci sono cinque o sei cose di cui mi sono sempre fatto una questione d’onore. Tuttavia, è vero che quasi ogni lettera che ricevo da anni mi fa l’effetto d’una prova di cinismo: c’è più cinismo nel voler bene a me che nell’odiare qualunque cosa..... Io dico sul viso a tutti i miei amici che non si sono mai, dati la pena di studiare uno qualunque de’ miei scritti; dal più piccolo indizio indovino che non sanno neppure ciò che vi è detto. Quanto al «Zarathustra» poi, quale dei miei amici vi avrebbe visto qualche cosa di più che una presunzione illecita, ma fortunatamente del tutto inoffensiva?.....

Dieci anni: e nessuno, in Germania, ha sentito come un debito di coscienza di dover difendere il mio nome dall’assurdo silenzio sotto cui era sepolto: uno straniero, un danese, ebbe per il primo finezza d’istinto e coraggio sufficienti per ribellarsi ai miei cosidetti amici... In quale università tedesca si potrebbero tenere, oggi, delle lezioni sulla mia filosofia, come quelle che furono tenute la primavera scorsa a Kopenhagen dal dottor Giorgio Brandes, che con ciò ha dimostrato una volta di più la sua valentia di psicologo? Quanto a me, non ho mai sofferto di tutto ciò; ciò ch’è necessario non mi offende; amor fati è la mia natura più intima. Il che però non esclude ch’io ami l’ironia, perfino l’ironia universale. E così, circa due anni avanti il fulmine distruttore dell’Inversione che metterà la terra in convulsione, ho lanciato nel mondo il «Caso Wagner»: i tedeschi dovevano ancora una volta ingannarsi sul conto mio e eternarsi per quest’inganno! c’è appena il tempo di farlo!

Ci sono riusciti? A meraviglia, cari signori «Germani»! Vi faccio i miei complimenti!.....

Note

  1. Schleiermacher.