Dopo le nozze/Il marito

Il marito

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Prefazione La moglie

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IL MARITO


Che cosa è un marito?... «Un povero infelice, destinato a trascinare per tutta la vita una pesante catena,» mi risponderebbe un giovane scapolo. Salvo poi a farsi legare con molta buona grazia, alla medesima catena, quando gli capiti una propizia occasione. «Un individuo d’una specie che si fa ogni giorno più rara,» direbbe invece un’affettuosa mammina, che possieda un bel numero di figliuole.

Una ragazza non direbbe nulla per timidezza, ma viceversa poi al marito ci [p. 2 modifica] penserebbe molto spesso e studierebbe tutti i mezzi possibili per riuscire amabile, simpatica, in modo da poter accaparrarsene uno. È naturale; per una donna il marito è quasi una necessità, è quello che le dà una posizione sociale e la porta alla luce del mondo; senza di lui, essa potrebbe pur essere un gioiello, un diamante di purissima acqua, ma come se incartocciato e nascosto nel cassetto d’un gioielliere; nessuno s’accorgerebbe del suo valore, della sua limpidezza, se non venisse posto a brillare legato artisticamente sopra un ricco diadema.

Per una fanciulla, un marito vuol dire quel tanto d’emancipazione che è ora concesso alla donna, vuol dire poter andare in società ed esser calcolata e corteggiata, poter frequentare certi spettacoli, leggere certi libri che prima le venivano proibiti; se è ricca, poter sfoggiare le vesti e le gemme preziose del suo corredo; e per certe testoline fantastiche significa aver davanti a sè tutta una vita di felicità, d’amore e di poesia: ecco perchè il marito è il sogno, [p. 3 modifica] l’aspirazione di quasi tutte le ragazze, ed ecco perchè appena si presenta loro questo marito tanto desiderato, sono subito pronte ad accoglierlo e a non lasciarselo scappare. «Si sa, pensano, l’occasione bisogna atterrarla pei capelli, specialmente quando non è facile che si presenti di nuovo,» e così, prima del matrimonio, non badano tanto pel sottile; se lo sposo ha qualche difettuccio, lasciano correre; e poi ognuna ha abbastanza amor proprio da credere in sè stessa tanta abilità e il marito tanto innamorato, da poterlo educare e foggiare a proprio modo una volta sposato.

Invece, specialmente in certi matrimoni fatti un po’ spensieratamente, che capitombolo dopo le nozze, che fiasco quando il sogno diventa realtà! Figurarsi! quel marito che faceva tante promesse, che parea dovesse stare ad adorarci tutto il giorno in ginocchio, e si vedea sempre azzimato in tutto punto, amabile, gentile, pronto a soddisfare ogni nostro più piccolo desiderio, non è altro che un semplice mortale come [p. 4 modifica] tutti gli altri, capace di leggere il giornale durante il pranzo, invece di stare ad ascoltare le liete storielle che si vorrebbe raccontargli, e di preferire il circolo e la compagnia degli amici alla nostra; ha il coraggio di rifiutarsi di condurci al teatro o in società, ed ha il cattivo gusto di borbottare se ci facciamo un vestito nuovo, invece di stare in estasi ad ammirarlo. Allora sì che diventa un tiranno, un marito cattivo, insopportabile, quantunque sembri una contraddizione che una cosa tanto desiderata prima si cangi per delle inezie in una cosa disprezzata o per lo meno indifferente. Ma il male è che appunto si fa il contrario di ciò che si dovrebbe; prima, quando si teme che scappi, tutto è buono, si è di facile contentatura; dopo, quando non scappa più, non si transige su nulla, non si vuol avere un po’ di sofferenza, e si piglia tutto in cattiva parte.

Invece una volta che non c’è più rimedio bisognerebbe fare di necessità virtù, e i mariti pigliarli come sono, colle loro [p. 5 modifica] buone e cattive qualità, piuttosto non aver tanta fretta e prima di fare un passo che decide della felicità di tutta la vita pensarci dieci volte per non pentirsi poi.

Ma sfortunatamente viviamo in un benedetto paese in cui la donna non può scegliere, le ragazze non vivono in tanta dimestichezza coi giovanotti da potersi conoscere prima del matrimonio e non sono nemmeno educate per poterlo fare; sicchè la scelta viene quasi sempre fatta sotto l’influenza dei genitori, e questi, che spesso dimenticano d’essere stati giovani, pensano, più che ad altro, alla posizione materiale dei loro figli; e pure credendo di fare qualche volta la loro felicità, riescono all’effetto contrario. Non mi dimenticherò mai d’una scenetta alla quale una volta mi trovai presente.

Ero da una mia amica, quando entrò una signora nostra conoscente, che disse di volerle parlare di cose di somma importanza. Io feci per andarmene, ma essa mi pregò di rimanere, dicendo che anch’io le potevo esser utile. [p. 6 modifica]

Quando fummo attente ad ascoltarla cominciò:

— Si tratta del signor N., che loro devono conoscere molto bene. Pare abbia delle idee di matrimonio riguardo alla mia figliuola; prima che le cose si stringano di più, desidererei avere informazioni del giovane, della sua famiglia, insomma di tutto; si tratta di cose delicate; parlino pure liberamente, dicano tutto quello che sanno, non mi nascondano la verità, possono fidarsi della mia discrezione, come spero che anche dal canto loro saranno cose che resteranno fra noi.

Noi si disse sinceramente quello che si sapeva: che il signor N. era piuttosto ricco, di buona famiglia, che ci pareva un buon giovine, ma inetto a qualunque genere di occupazioni e di pochissimo ingegno; insomma, quantunque non si fosse detto propriamente che il giovane in questione era un imbecille, glielo avevamo fatto capire con abbastanza chiarezza.

— Mi pare proprio un partito conve[p. 7 modifica]niente, — essa disse, dopo le nostre informazioni.

Noi ci guardammo sorprese.

— Capisco che non sarà un’aquila, — soggiunse, — ma a questi lumi di luna ci si può contentare; egli ha mezzi di fortuna, e ciò è l’importante; al giorno d’oggi i denari riempiono tutti i vuoti, anche quello del cervello; infine mia figlia non ha gran dote e non può essere troppo difficile.

Stette a questo punto un po’ soprapensiero, poi soggiunse:

— Un marito è meglio che non sia tanto esperto; così la moglie può fare quello che vuole.

Noi si rimase sorprese della logica di quella madre e non si seppe rispondere che delle frasi interrotte. Fatto sta che il matrimonio andò fatto, ma si seppe che fu infelicissimo. Il signor N. perdette parte della sua fortuna in speculazioni di Borsa e, privo d’ingegno com’era, non seppe trovare alcun mezzo per rifarsi; la moglie non facea che rimproverargli la sua po[p. 8 modifica]chezza; egli invece incolpava la moglie d’esser stata la sua rovina col suo lusso e la sua vanità; in conclusione, come era da prevedersi, fu un matrimonio sfortunatissimo, gli sposi divennero ben presto la favola del paese. Ma di chi la colpa?

Di mariti ce n’è di varie specie, e lo studio della donna deve esser di scegliere se è possibile quello che è più conveniente alla sua indole e alle sue aspirazioni, poi di trarre il miglior partito dalle sue buone qualità e sopportare pazientemente i suoi difetti. A voler fare lo schizzo delle differenti varietà di mariti non basterebbe un volume e ancora non ci si riuscirebbe. C’è il marito che s’occupa d’affari, che avrà l’umore variabile come le azioni della Borsa, e secondo andranno i suoi interessi; c’è il marito ozioso, che per crearsi un’occupazione sarà capace di tor[p. 9 modifica] tormentare continuamente la moglie; l’uomo politico, che la vorrà attenta ascoltatrice dei suoi discorsi e guai se non la vede piena d’entusiasmo per i deputati del suo partito, lieta nei giorni della sua vittoria, oppure tutta dolente nei dì della sconfitta. C’è l’uomo femminuccia che s’occuperà delle faccende domestiche e vorrà guidarle la mano come se fosse una bimba. E fra questi tutta una varietà con difetti più o meno sopportabili e qualità più o meno da apprezzare.

Poi vi sono delle fanciulle che, trattandosi di mariti, hanno delle aspirazioni tutte speciali. A talune, per esempio, sembrerebbe toccare il cielo col dito se potessero trovare un titolato, come se il poter portare una corona sulle carte di visita ed esser chiamate contesse o marchese bastasse a compensare qualunque altra mancanza; altre invece non vanno in cerca che delle ricchezze, come se potessero formare da sole la loro felicità; ve ne sono ancora di più sciocche che badano soltanto all’apparenza [p. 10 modifica] esteriore, senza curarsi del resto, oppure che vedono un eroe in ogni ufficialetto e l’ideale del marito in ogni bellimbusto; altre che hanno tanta ambizione da aspirare ad un grand’uomo, uno di quelli il cui nome suona chiaro nel mondo, e nemmeno queste sono proprio sulla via della felicità. I grandi uomini sta bene vederli da lontano, ma pochi si reggono sul piedestallo fra le pareti domestiche, e non c’è grand’uomo per la propria moglie, come, diceva quello scrittore, non ce n’è per il proprio cameriere.

È vero che molte di queste qualità non guastano, ma in un uomo bisognerà badare prima di tutto al cuore e al carattere; poi, che abbia mezzi sufficienti per vivere agiatamente, che sia di aspetto simpatico, ed abbia le qualità necessarie per farsi stimare dalle persone oneste, ed infine che procuri qualche volta di dimenticare sè stesso per pensare alla moglie; questo mi pare il tipo del marito modello. Ma come trovarla questa fenice di marito, mi [p. 11 modifica] diranno le mie lettrici? Io consiglio loro, se sono ancora in tempo, di fare come è insegnato in un detto orientale, quando si vuoi conoscere un uomo:

«Spogliatelo, — egli dice, — delle sue ricchezze, indi della sua posizione, poi della bellezza fisica, e se ancora in lui trovate tante qualità da poterlo amare e stimare, dite che quello è un uomo perfetto.»

Fate lo stesso coi vostri futuri mariti, e vedrete che la mia ricetta è infallibile.