Discorsi, e lettere/Discorso, o sia Interpretazione de' Riti usati dalle Romane Donne nel Sacrifizio della Dea Buona

Discorso, o sia Interpretazione de' Riti usatì dalle Romane Donne nel Sacrifizio della Dea Buona

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Discorso, o sia Interpretazione de' Riti usatì dalle Romane Donne nel Sacrifizio della Dea Buona
Discorso intorno allo Spirito delle Donne Lettera al Valoroso, ed Onesto Messer mentore revisore sopra l'uso che hanno le Donne di portar fiori in sul capo
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Discorso, o sia Interpretazione de’ Riti usati dalle Romane Donne nel Sacrifizio della Dea Buona.


S’oggi a favellar imprendo di cosa non favorevole a quello, che volgarmente bel Sesso viene appellato, non fate le meraviglie, Eruditi Accademici, sagge Donne, avvegnachè materia porgemi certo rito a dir vero stravagante di molto, con cui ne’ vecchi tempi volevano le Donne Romane alla Dea Buona porger Sacrifizio. Uditelo tal quale il narra nelle sue Antichità Romane il P. Cantellio: In casa del Pontefice Massimo (ci dice) nella più segreta parte convenivano le Donne, ove di notte tempo primieramente usavano ogni cautela, che uomo veruno non vi si trovasse, coprendo anzi tutte le pitture, che immagin d’uomo rappresentassero: poscia libando alla Dea del vino, nominavanlo latte, ed il vaso, che propriamente dicevansi vinarium, chiamavanlo mellarium. Appresso uccidevano de’ cani, e frattanto contro la Buona Dea mille improperj, e maledizioni pronunciavano. Per fine ardentemente dimandavano, che un uomo in casa loro mai non nascesse, che buono si fosse. Mirate stranezze di rito! degno d’essere non così di leggieri scorso senza alquanto riflettervi. Io dal canto mio avendoci fatti sopra non pochi pensieri, secondo quel poco, che l’ingegno mio debole può suggerirmi, ravvisai due reconditi fini nell’Autore di rito sì capriccioso. [p. 24 modifica]Il primo (e non mi sembra lontano dalla ragione) si è quello di far osservare alle femmine in questi simboli la propria meschinità, e leggerezza, affinchè non di soverchio dagli uomini verso loro medesime pretendessero ossequio, e diciamlo pur chiaro, adorazione. Il secondo altresì fu di svelare agli uomini la trista natura donnesca al male assaissimo inchinevole, acciocchè dietro la medesima non avessero a perdersi pazzamente. Intorno a’ simboli tuttavia intendo favellare alcun poco. Proviamoci adunque senza uscire gran fatto di via a dar loro una qualche spiegazione. La Dea per tanto chiamavasi collo spezioso nome di Buona, e il Sagrifizio si teneva in casa del Pontefice Massimo; perciocchè la Donna agevolmente si reca ad abbracciare il male, qualora ad esso può dare un aspetto di onestà, e talvolta di religione. Tal Sagrifizio si dovea celebrar di notte ad accennare, che la Donna per natura sua timida cerca nell’operare le vie più segrete, e meno osservate. Si velavano le immagini degli uomini, onde trar si potesse, che la Donna usa ogn’arte per nascondere ad essi gli effetti della propria malizia. Libavasi il vino sotto nome di latte dal vaso vinario, detto con finto nome melario, o perchè la Donna sa far sembrare bianco il nero, e dolce l’aspro, ovvero perchè colle sue melate parolette, e lusinghevoli maniere fa trangugiare all’uomo certo liquore, che alle belle prime sembragli un latte, ma poi diventa sì forte, e possente, che vale per fino a trarlo del buon senno. Uccidevasi il cane, e con [p. 25 modifica]ciò si veniva a inferire, che la Donna, quanto è propensa al male, altrettanto è nemica di custode, o esploratore. Si caricava la Dea Buona di maledizioni, e ciò serviva a palesare, che la Donna abborre sempre il proprio bene, secondo il detto: E come tale al suo peggior s’appiglia. Finalmente si bramava, che non nascesse in casa uomo dabbene, perchè mai non ci fosse, chi riprendesse il mal costume di lei. A questa mia spiegazione io veggo troppo bene fiorire il riso sulle labbra vostre, Eruditi Accademici, e altresì dal canto di voi, sagge Donne, mi sembra alcun pocolino vedervi salita la senapa al naso. Ma adagio, ch’io voglio metterci il compenso. Ponghiamo il caso, che una qualche valorosa antica Donna strano rito ordinato avesse, le cirimonie del quale simboleggiassero egualmente la bontà degli uomini, ma per modo del tutto opposto al suaccennato. Verbi grazia sia il loro Nume chiamato il Dio Malo, a cui offransi vittime, ed incensi, non in luogo segreto, ma sulle piazze a vista di tutto il popolo, non di fitta notte, ma a’ raggi dell’altissimo sole; e ciò dimostri, che l’uomo non è privo di coraggio ad adoperare il male in palese. Facciasi la libazione veramente di latte, ma quello appellisi vino; allora capirà l’uomo, che dee rimover da se le fanciullaggini, disconvenir a lui le mollezze, non che l’effemminatezza, e che non solo coll’opera, ma col favellare tuttavia dee dimostrar il valore, e il decoro virile. Al Nume Malo si cantino lodi, e benedizioni; giacchè l’uomo [p. 26 modifica]non è sprovveduto di ardire non solo per abbracciare il male, ma sibbene per portarlo anche in trionfo, gloriandosi di quello. Porgansi voti, affinchè nella propria casa almeno nasca una sola Donna, la quale sia buona, perchè, se cento uomini non vagliono a convertire una sola Donna cattiva, come essi dicono, al contrario provino, che una sola soletta Donna dabbene può cento tristi uomini dal mal costume ritrarre, e a buon senno ridurre. Ma dove mi estendo io? Lo sdegno delle Donne tutte contro me alle belle prime sommi tirato; ed ora chi sa? forse anche la buona grazia degli uomini ho perduta, mentre sì francamente e di questi e di quelle la natura al male inclinata senza riguardo io posi in veduta. Se non che avendo io inteso di ragionare delle Donne, e degli uomini del Paganesimo, e de’ lor guasti costumi, non dispero, valorosi Ascoltanti, di ottenere da voi un gentile compatimento.