Critone/Capitolo XIV

Capitolo XIV

../Capitolo XIII ../Capitolo XV IncludiIntestazione 9 luglio 2009 100% Filosofia

Platone - Critone (IV secolo a.C.)
Traduzione dal greco di Francesco Acri (1925)
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[p. 62 modifica]Vedi, Socrate: son queste dunque, te lo diciamo noi, le colpe che graveranno sopra te, se fai quello che tu hai in mente; e non graveran meno, ma più che non su qualsivoglia altro Ateniese1. E se io rispondessi: perchè? Perchè (questo mi rinfaccerebbero, a ragione forse) io più che gli altri mi fui accordato con loro in questi patti. E abbiamo grandi prove, direbbero, che ti piacevamo noi e la città; imperocchè non ti stavi in questa città più che niuno ateniese non facesse giammai, se ella non faceva più a te che agli altri2. In vero, non sei mai uscito fuori della città per la bramosia [p. 63 modifica]di vedere spettacoli, salvo la volta che sei andato all’Istmo3; ma non sei andato mai altrove, eccetto come soldato in caso di guerra4; nè hai fatto mai alcun viaggio come gli altri uomini; nè mai ti prese vaghezza di vedere altre città nè altre leggi: ma noi e questa città ti bastavamo; tanto ci amavi! e t’eri già acconciato a far vita secondo noi. E poi qui tu hai fatto figliuoli, qui, perchè ti piaceva la città. Ancora in quel che si faceva il giudizio, t’era lecito per penitenza prendere da te lo andare in esilio; e ciò che ti disponi ora a fare a dispetto della città, potevi fare tu allora col suo consentimento. Ma allora ti facevi bello dando vista di non pigliartene all’idea che bisognasse morire; anzi dicevi meglio voler la morte, che l’esilio5; ed ora non arrossisci di quei vantamenti, e non ti cale di noi leggi, da poi che tenti di abbatterci; e non altrimenti fai che al modo che farebbe uno schiavo vilissimo, ingegnandoti di scappare contro i patti e li accordi di fare vita con noi6. Va’, la prima cosa rispondi: diciamo noi vero, che tu avevi fatto l’accordo, a opere, non a parole, di regolare secondo noi la tua vita? o non diciamo vero? [p. 64 modifica]A questo, o Critone, che risponderemo, se non che l’accordo fu fatto?

Critone. Di necessità, o Socrate.

Socrate. E seguitando, direbbero così poi: Che altro fai tu ora, se non rompere quei patti e quegli accordi che avevi fermati con noi? Nè li fermasti per forza, nè tiratovi a inganno, e neanco per partito dovuto pigliare a fretta e furia; chè hai bene avuto agio a pensarci su per ispazio di anni settanta, ne’ quali te ne potevi pure andar via, se non ti piacevamo, e se gli accordi non ti parevan giusti. Ma tu nè ci mettesti innanzi Sparta, nè Creta, le quali tutto dì stai a dire che si reggono con buone leggi7, nè alcun’altra delle greche città o barbare; anzi di qua mai non ti sei mosso, peggio che i zoppi, i ciechi e gli altri sciancati8; tanto piaceva questa città più a te, che a niun altro Ateniese: e anche noi leggi, egli è chiaro; perchè a chi piacerebbe una città senza leggi?9. E ora non vuoi stare ai patti? Sì, se dài retta a noi, o Socrate, e non farai la figura ridicolosa a scappare10.

Note

  1. Perchè non s’allontanò mai da Atene, dimostrando così che Atene e le sue leggi gli piacevano più d’ogni altra cosa al mondo.
  2. Fedro, nel dialogo omonimo, dice a Socrate: «Tu, o maraviglioso, mi pari strano ora; che proprio m’hai, come di’ tu, l’aria di forestiero che va dietro a sua guida. Che non pure tu non ti muovi dalla città per estranei paesi, ma non esci, mi pare, nè anche un po’ fuor le mura. — Socrate. Perdona a me, buon uomo: io son un che ha amore d’imparare; or i paesi, gli alberi, non mi vogliono insegnar nulla; gli uomini, sì. E tu, mi pare, hai ben trovata la medicina per invogliarmi a uscire: perchè come le bestiole affamate se le traggon dietro, sporgendo con la mano a esse un ramoscello verde, o vero alcun frutto; così, stendendo tu a me quel libruccio lì con la orazion che vi è dentro, vedo chiaro che mi menerai in giro per tutta l’Attica e dove che tu voglia» (V, 230 c-e, trad. Acri).
  3. Ai giuochi Istmici. Ma vi andò mai Socrate? Non si hanno altre testimonianze di questo viaggio: e ci fu chi ritenne interpolate queste parole.
  4. Vedi la nota 71 a p. 57.
  5. Il bellissimo passo dell’Apologia: «Mi condannerò all’esilio? e forse mi condannereste voi a questa pena.... » è già, citato nella nota 21 a p. 35 di questo volumetto.
  6. Fuggire ora significherebbe tradire quel patto, ribadito ogni giorno col restare in Atene, di vivere obbedendo alle sue leggi.
  7. C’era in Atene il partito, che lodava Sparta e i suoi rudi ordinamenti, e li contrapponeva alla gazzarra democratica ateniese. Socrate non era indulgente per la democrazia, e men di lui era indulgente Platone. Vedi l’esame delle leggi di Sparta e d’Atene nelle Leggi del vecchio Platone.
  8. Vedi la nota 78 a p. 62.
  9. Con tutto il male che Socrate vi trovava, quelle leggi ateniesi dovevano pur apparirgli le migliori, se egli rimaneva così fedelmente nella sua città, senza mai allontanarsene.
  10. È il nuovo motivo che Socrate introduce. A settant’anni, fuggire! vivere tra gente straniera, additato come quello che fuggì truccato, lui maestro di virtù e sapiente, per campar qualche altro anno!