Cento vedute di Firenze antica/Vedute/LI - LIX

Vedute LI - LIX

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LI.

Riva destra d'Arno, dal Ponte alla Carraia al Ponte Sospeso delle Cascine, riprodotto in tre tavole (LI-LIII). Le due prime mostrano la parte posteriore delle case di Borgo Ognissanti, quasi totalmente abbattute per far posto al Lungarno Amerigo Vespucci (1854- 1860). Nella tav. LII, a destra, si vede l’Hôtel d’Italie, per l’innanzi abitazione di Carolina Bonaparte, vedova di Gioacchino Murat, che l’aveva ridotta a quell’aspetto nel 1835. In gran parte si è conservato, formando il nucleo principale del Grand Hôtel de la Ville, e conservato, in qualche parte, si è pure l’edificio opposto convertito poi in Grand Hôtel. Seguono le Mulina della Vagaloggia (vedi tav. L) totalmente distrutte. Nella terza tavola (n. LIII) si vede la Pescaia di S. Rosa e tutto un lungo tratto alberato, oggi coperto dai nuovi edifici che stanno fra il Lungarno Vespucci e il Corso Regina Elena. A sinistra la veduta si chiude con le case che sorgevano a capo della Pescaia, verso Cestello, a lor volta demolite sino al muragliene di sostegno.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a lapis d’E. Burci. Dal Ponte alla Carraia al Campanile d’Ognissanti. [p. 176 modifica] [p. 177 modifica] [p. 178 modifica] [p. 179 modifica]

LII.

Riva destra d'Arno, dal Campanile d’Ognissanti alla Vagaloggia (continuazione della tav. LI).


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a lapis d’E. Burci (1849).




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LIII.

Riva destra d'Arno, dalla Vagaloggia alle Cascine (continuazione delle tavole LI e LII), con la Pescaia di S. Rosa e il Ponte Sospeso, di ferro, costrutto negli anni 1856-57.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a lapis d'E. Burci. [p. 184 modifica] [p. 185 modifica] [p. 186 modifica] [p. 187 modifica]

LIV.

Cestello. A destra, la Pescaia di S. Rosa con le Mulina della Vagaloggia, in mezzo le casupole, demolite, di testata alla Pescaia stessa (vedi tav. LIII); a sinistra la chiesa di S. Frediano ricostrutta negli anni 1680-98. Il muro del Seminario arcivescovile è stato tutto rimodernato e la chiesa, per chi la guardi dal Ponte alla Carraia, o poco giù, coperta in parte da un edificio costrutto dal Seminario stesso nel 1906.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Acquerello d’E. Burci. [p. 188 modifica] [p. 189 modifica] [p. 190 modifica] [p. 191 modifica]

LV.


L'Arno con la piena del 4 novembre 1844. La Gazzetta di Firenze del giorno dopo (n. 133) recava: «Dalle nove della mattina fino alle due pom. avendo continuato a crescere ed inondare le più basse vie della città l'acqua straripata dall'Arno ed avendo la caduta del Ponte di ferro sospeso, fuori di Porta la Croce, fatto temere più dolorose conseguenze, la popolazione fu immersa nella più crudele ansietà». E nel numero seguente, del 7 novembre, aggiungeva che il Ponte di ferro, travolto, venne ad urtare nel Ponte alle Grazie. «Non valsero a contenere il fiume nel suo letto i parapetti sulle sponde che lo fiancheggiano, cosicché le acque di quello miste alle pioventi nella città ne inondarono varie parti.... Erano sott'acqua le strade dalla parte di ponente da via della Scala a Borgo Ognissanti e quelle alla sinistra verso la Porta a S. Frediano.... La inondazione giungeva alla soglia della chiesa S. Ambrogio, superava di tre braccia quella della Porta alla Croce, allagava la Piazza S. Croce solle- vandosi sul canto di via del Diluvio per altre due braccia e mezzo, ed era alta tre braccia nella via de' Leoni che ricorre dietro il Palazzo Vecchio». La piena è veduta dal Lungarno, presso gli archi degli Uffizi. Umili case sorgono ancora dove poco dopo sarà il Lungarno Torrigiani, oltre alle quali si veggono il Palazzo Torrigiani, il Ponte alle Grazie con le sue casette e, a sinistra, la Porticciuola d'Arno e il Tiratoio.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Litografia del Ballagny, da disegno di Giovanni Signorini. [p. 192 modifica] [p. 193 modifica] [p. 194 modifica] [p. 195 modifica]

LVI.

LArno con la piena del 4 novembre 1844 (vedi tavola LV) veduto dal Ponte alla Carraia.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno e litografia Muzzi e Borrani [p. 196 modifica] [p. 197 modifica] [p. 198 modifica] [p. 199 modifica]

LVII.


Piazza della Signoria nel secolo XVIII, da un dipinto di Bernardo Bellotto veneziano (1720-1780) conservato nella Galleria di Budapest. Nel palazzo si veggono ancora i quattro leoncini d’angolo, in alto, sui modiglioni, e in basso la ringhiera e il David. In fondo, le case del Tribunale della Mercanzia, trasformate poi e unificate, in ispecie nel recente restauro del 1905 destinato a prepararvi la sede del Comizio Agrario. Su tutto, però, interessa il lato sinistro della piazza, diverso dall’odierno, in ispecie dove vediamo la bella casetta d’angolo con la loggia in vetta, e la chiesa di S. Romolo soppressa nel 1769, la cui facciata, del sec. XVI, si reputava dell’Ammannati.

Raccolta topografica degli Uffizi. — Fotografia Weinwurm di Budapest. [p. 200 modifica] [p. 201 modifica] [p. 202 modifica] [p. 203 modifica]

LVIII.


Tettoia dei Pisani. La varia e pittoresca serie degli edifici, che questa tavola mostra, fu demolita nel 1864 per far posto all’unico e uniforme Palazzo Lavison che fronteggia la Piazza della Signoria dal lato di ponente. Nella tavola non si vede più la chiesetta di Santa Cecilia, soppressa nel 1783 e sostituita dalla vecchia Posta, ma resta tutta la Tettoia detta dei Pisani, perchè i Fiorentini la fecero costruire dai Pisani rimasti prigionieri nella famosa battaglia di Cascina avvenuta nel luglio 1364.


Raccolta Cappugi nella Biblioteca Nazionale. — Acquerello di G. Gherardi (1843).




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LIX.


Piazza della Signoria nel 1498. Vi si svolge la tragica scena del supplizio di Girolamo Savonarola e de’ suoi compagni. Pasquale Villari ha scritto di questa pittura: «Antica, non però contemporanea, assai mediocre e d’ignoto autore, della quale sono molte copie in Firenze» . La tavola nostra riproduce quella che si conserva nella Galleria Corsini in Firenze e che ci pare la migliore. Altre copie si trovano nel Museo di S. Marco, nella Galleria di Perugia, presso il dottore Amilcare Ricordi in Milano ecc. (quest’ultima dello scorcio del sec. XVI, parziale e con varianti). La conoscenza dell’aspetto della Piazza in quel momento ci fa supporre che, se le copie che abbiamo non sono contemporanee, di poco posteriore al fatto dovett’essere la pittura, oggi perduta, che servì d’esemplare ad esse. E nemmeno dovett’essere opera mediocre, se si considera il vario movimento delle figure e l’ampiezza della scena e la prospettiva, pel tempo ragguardevole, degli edifici. Vediamo sulla ringhiera la Giuditta, che fu precisamente in quel posto fra il 1494 e il 1504. Al di là degli archi della Loggia dei Lanzi (ancora senza statue) si scorge parte della facciata di San Piero Scheraggio, poi, a sinistra, la chiesa di S. Romolo prima che l’Ammannati ne rifacesse la facciata. Noi riteniamo quindi che il dipinto originale fosse di poco posteriore all’arsione del Savonarola e forse anche anteriore al 1504, nel quale anno la Giuditta fu levata dalla ringhiera. Chi più tardi avesse riprodotta la piazza, difficilmente si sarebbe riferito a criteri cronologici riguardo al suo aspetto anteriore. Queste riflessioni sono cosa tutt’affatto moderna! La rappresentazione del celebre martirio dovett’essere opera di memoria o di suggerimento di chi vi assistette, e le molte copie fanno pensare che grandemente interessasse ai seguaci e ammiratori del Savonarola, fra’ quali sappiamo essere stato anche Michelangelo. L’argomento merita quindi d’essere più attentamente studiato.


Raccolta topografica degli Uffizi. — Fotografia dei Fratelli Alinari. [p. 208 modifica] [p. 209 modifica] [p. 210 modifica]