Capitolo XVIII

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XVII XIX

Catone nelle sue lodi ai vecchi intende di quelli preclari per le loro azioni.

Ma in ogni discorso da me intorno alla vecchiezza tenuto, non sia per isfuggirvi di mente che io di quella soltanto intendo parlare con lode, la quale discende da una gioventù bene allevata. Ond’è che poi trovai concorde con me la pubblica opinione, quando reputai meritevole di commiserazione quella vecchiezza che può sostenersi in credito unicamente mercé la millanteria delle parole. Non bastano le rughe della fronte, non i bianchi capelli per rendere di repente vulnerabile un vecchio; soltanto nell’ultimo periodo l’età raccoglie i tardi frutti d’una vita costantemente onesta.

Aggiungi certi riguardi che sebbene di lieve conto e volgari, sono accolti siccome testimonianze onorevoli in società: valga il dire essere salutato dai più; desiderato dai conoscenti; vedersi concessa la destra sulla via e ceduto il posto nei teatri; l’alzarsi altrui al proprio cospetto; la numerosa clientela da cui il vecchio è accompagnato al foro, e ricondotto a casa.

Si narra che lo spartano Lisandro da me dianzi accennato, solesse dire, essere Sparta onorevole asilo dei vecchi; e in nessun luogo tributarsi maggior ossequio e tenersi in maggior pregio l’età. A tal proposito, mi sovviene di talun uomo attempato una volta intervenuto ai giuochi dell’anfiteatro in Atene, senza che alcuno de’ suoi concittadini si movesse a fargli posto. Senonché arrivato ai distinti sedili riservati agli ambasciatori spartani, questi rispettosi si alzarono, e lo fecero sedere in mezzo a loro. In quel momento l’intera assemblea, avendo fatto plauso a tale atto, soggiunse uno di essi "conoscere gli Ateniesi ciò che fosse generoso a farsi, ma non saperlo fare".

Vanta il Senato di Roma non poche pregevoli istituzioni, ma fra le altre merita particolare menzione quella che il seniore abbia la priorità della parola. Ond’è che gli stessi Auguri, quando sono vecchi non solo precedono coloro che tengono il posto d’onore, ma altresì quelli insigniti di carica eminente. È dunque malinteso il paragone fra i piaceri sensuali e le compiacenze derivanti dalla conseguita considerazione. - Coloro che seppero maggiore e splendido profitto ritrarne, sembrammi avere essi recitata abilmente la loro parte nella commedia dell’età, e non a guisa di attori inesperti, giunto l’atto ultimo, essersi con mal garbo ritirati dalla scena.

Ma vecchi non mancano queruli, stizzosi, sofistici, e se osserviamo minutamente, anche avari; il quale vizio più nei costumi, che nella vecchiezza è riposto.

Le sofisticherie e i difetti testé accennati, se non ponno appieno giustificarsi, trovano tuttavia qualche scusa. La vecchiezza di sovente sospetta di essere schernita e teme gl’inganni; poiché all’uomo quanto più debole è, tornano più sensibili le offese. Nell’esercizio degli onesti costumi, e delle savie dottrine sta l’unica via di mitigarle, siccome tuttodì nella vita impariamo, o il teatro ce ne porge lezioni. Tale è la scena dei due fratelli negli Adelfi di Terenzio, dove tanto sono aspri i modi dell’uno, quanto gentile è il tratto dell’altro. E così vanno le cose. In quella guisa che non tutto il vino inacetisce, non sempre l’età sotto il cumulo degli anni, è fatta triste e noiosa. Piacemi bensì ne’ vecchi la severa maestà; ma siccome ogni altra cosa, mi va a genio moderata e senza spiacevole durezza.

Dell’avarizia poi negli anni senili, non giunsi mai a indovinare lo scopo. Può essere più stolto il divisamento di accumulare la copia delle provvigioni per un viaggio dove la meta è tanto vicina?