Canti (Sole)/Il menestrello

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Ad una stella Il primo cadavere
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IL MENESTRELLO




Sovra l’onda di un secolo sbattuto
     Dal turbine crudel della sventura:
     Come fiore fra triboli cresciuto
     Chiesi un’arra di pace alla Natura:
     Il Vangelo, la donna, ed il liuto,5
     E un’alma ardente per virtù sicura
     M’ebbi dal ciel. Con questo don fu bello
     Soffrire ed esultar pel Menestrello.

Da chi nacqui? Come atomo disperso
     Nel vortice degli esseri commossi,10
     Indifferente al nulla e all’universo;
     Dal nulla all’universo, io mi riscossi
     Chè simile alla tomba d’un perverso
     Fu la cuna ove il pargolo corcossi
     Senza nenia materna.... la più pura15
     Prima Armonia che all’uom manda Natura.

Vissi frattanto, vissi — In ogni ciglio
     Chiedeva un motto che parlasse Amore.
     Non misero, non orfano, non figlio,
     Pigre sul capo mio rotavan l’ore.20

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     Esule ignoto sul terreno esiglio
     Presi a mia guida i battiti del core.
     Mio gioir la pienezza del desio,
     Il padre dei rejetti il padre mio.

Così passò mia fanciullezza. Allora25
     Che giunsi inavvertito ai sedici anni,
     Di mia vita raminga in sull’aurora,
     Credei fallace illusion gli affanni.
     Il genio, il genio che i più mesti incuora
     Alteramente mi levò sui vanni:30
     Sul mio spirto lanciai sguardo profondo,
     E allor divenni cittadin del mondo!

Oh il giovine cantor, quando primiero
     Baldo si slancia fra’ mondani eventi!
     E la possa d’un vergine pensiero35
     Dispande sugl’indocili elementi!
     E cielo e terre e mar sono un impero
     Ch’ei trascorre con liberi concenti;
     E nel colmo d’un estasi possente
     Di vita abbonda, e l’esistenza sente.40

La parola ospitale in ogni tetto,
     Lo sguardo dell’amico in ogni viso,
     Il palpito fraterno in ogni petto
     Il saluto di pace in ogni riso.
     Un’anima nascosa in ogni oggetto,45
     Sul labbro della donna un paradiso,
     Nel creato una fonte d’armonia,
     L’immagine di Dio nell’alma mia.

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Dalle nebbie dei gelidi Trioni
     Al sereno zaffiro d’Oriente50
     Versai l’incanto delle mie canzoni
     Amico d’ogni culto e d’ogni gente,
     Levai la manca all’apice dei Troni,
     Stesi la dritta a povertà languente,
     Amico a questa, non da quelli domo55
     Che nel tugurio e nella Reggia è l’uomo.

Fuvvi per nozze vergine festante?
     Il Menestrello all’ara la seguia.
     Fu fra castella alto signor spirante?
     L’assistè Menestrello all’agonia.60
     Or profeta dall’ilare sembiante,
     Or pellicano in flebil armonia;
     Maledetto tre volte maledetto
     Chi l’anima condanna a un solo affetto.

Vidi un intero popolo addensarse65
     Del mio liuto al sonito fugace:
     Vidi di spade un nugolo levarse
     A chieder guerra, a proclamar la pace:
     Io vidi schiere per discordia sparse
     Per me serrarsi in vincolo tenace;70
     Fra le cittadi sconosciute entrai,
     E benedetto le città lasciai.

Ebbi un’amata — Ed innocente ell’era
     Come innocente è l’alma d’un bambino,
     Pura siccome l’ultima preghiera75
     Che manda a Dio morente pellegrino,

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     Melanconica simile alla sera
     Amante come amante serafino,
     Bella siccome la Beltà nascea
     Nel fuoco eterno dell’eterna Idea.80

Mi amò — Passar più mesi. Irrequieta
     Arcana forza mi spingea lontano;
     Ella sommessa ubbidiente e cheta
     Mi stese in pianto la tremante mano,
     Ed atteggiata a seducente pieta85
     Bianco velo mi porse, e non invano;
     Chè nelle pieghe di quel corto velo
     Per me trasfusi eran la terra e il cielo!

Tardi, ma suonò l’ora del ritorno,
     Lieto volai d’innanti al suo verone;90
     Volgendo l’occhio disioso intorno
     L’usata modulai nostra canzone.
     Era muto ed inerte il suo soggiorno
     Pari a deserto in notturna stagione;
     Da’ balconi, sui tetti e sulle mura95
     Appresi il suo destin, la mia sventura.

Anelante, frenetico, affannoso
     Ratto varcai le brulicanti vie
     E al tempio andai solennemente ombroso
     Che parea conscio delle pene mïe.100
     Sotto l’alte navate speranzoso
     Errai preda di negre fantasie,
     E lessi al chiaro di morente face:
     «Dorme Teresa il sonno della pace».

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Stetti. Non piansi, non tremai, non dissi,105
     Incerto della morte e della vita.
     Su quella tomba gl’immoti occhi affissi
     E lung’ora frattanto era sparita;
     La mia vista d’un velo ricoprissi,
     Nel core io mi sentii l’alma svanita,110
     Un freddo, un gelo orribile avvertii
     D’un avello m’accorsi, e vi morii.

Eppur desio di questa bassa terra
     Quaggiù mi spinge dall’eterne sfere,
     Su mill’alme la mia trasvola ed erra115
     Dettatrice di note lusinghiere.
     In queste brevi pagine si serra,
     Il mio genio, il mio duolo, e il mio potere.
     Innamorati spirti....... a voi favello,
     Un sorriso d’amore al Menestrello. — 120