Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Odoardo Sansoni

Odoardo Sansoni

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Emanuele Ruspoli Achille Savorelli

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ODOARDO SANSONI


Consigliere Municipale





C on una serie di fatti d’uomini, che dall’umile stato salirono in splendida fortuna dimostrò il Lessona che volere è potere. — E per fermo quando ad una forte intelligenza si congiunge tenacità di propositi, quando ad una operosità senza confine và unita una onestà immacolata, quando le forze di una famiglia si legano in vincolo di comune interesse, e tutte cospirano con una sola volontà ad una meta — il meglio, non può certo venir manco il sorriso del più bello avvenire, e piuttosto che esser la cieca divinità, che fu appellata fortuna, quella che conduce gli uomini, se ben addentro ci portiamo a considerare noi vediamo aperto che nella volontà di ciascuno stà la potenza del proprio benessere.

E noi oggi ne presentiamo un esempio, scrivendo in queste pagine la vita di Odoardo Sansoni.

Nel 14 Giugno 1812 nasceva egli in Roma da parenti onestissimi di stirpe romana.

Vincenzo suo padre si diè alla professione del fabbricar cuoi, dalla quale trasse i mezzi per condurre innanzi la propria famiglia, che amò di educare nelle più nobili ed elette virtù. Fu desso uomo che alla onoratezza congiunse un’operosità instancabile. — Il di lui figlio Odoardo crebbe nell’amore degli studi, e predilesse grandemente istruirsi nella storia patria, e nella letteratura, e di apprendere le lingue moderne. — E in tali studi maturò quindi l’ingegno bellissimo, ed ebbe pur vaghezza di applicarsi al Commercio, che sin dai primi anni giovanili egli ben conoscea esser questa la via, per la quale [p. 214 modifica]incamminandosi poteva un giorno addivenire nell’amministrazione valentissimo, e quindi aver sempre meglio amica la fortuna, onde fu che dall’età di anni 13 insino ai 23 si diè pure all’istruzione commerciale siccome Commesso presso di un negoziante romano.

Venutogli a mancare il padre seppe grado alle cognizioni commerciali acquistate se gli affari della famiglia progredirono, ma più lo debbe alla forza della sua volontà, all’onestà ed operosità sua instanchevole, e a quella mirabile concordia (purtroppo in ogni tempo rarissima) che lo lega in amore e negli interessi al proprio fratello Attilio, pur distinto per i pregi della mente e del cuore. — E così andavasi sempre più avvantaggiando e facendo florida la propria condizione che nel 1835 s’istituiva tra i fratelli una Società Commerciale, la quale perdura tuttavia, ognorapiù prosperando e apportando per tal modo la onorata ricchezza nella onorata famiglia.

Odoardo Sansoni avea svolti i grandi volumi della patria storia, e la sua anima romana si era profondamente commossa nell’apprendere i lunghi patimenti e le lunghe croci della povera Italia, per la quale fù perciò fortemente preso d’amore.

Saliva sul trono pontificale il Papa Pio IX, e parea che un’èra gloriosa incominciasse, e le sorti della patria mutassero, le catene d’un secolare servaggio spezzando. — Correva l’anno 1847. Costituitasi la guardia cittadina era nella medesima il Sansoni nominato Tenente, e allorachè nel Marzo 1848 il Papa benediceva al Nazionale Vessillo e alle Armate italiane, che andavano a cacciar d’Italia i prepotenti stranieri, trovavasi Odoardo colla stessa qualità di Tenente nella l.ª Legione Romana, e partiva a combattere le supreme battaglie.

Durante la marcia non solo egli dimostrò come in petto albergasse un cuore romanamente grande di patriotta, perocchè volle condividere con i semplici soldati tutti i disagi e le fatiche, ma diè anche prova di una rara abilità amministrativa, il perchè giunto a Bologna era nominato Capitano. Sempre primo nel pericolo incuorava i soldati, per modo che sebbene avvenissero a Mestre molte diserzioni nella Legione, pure egli efficacemente coadiuvò il Comando Generale nel riorganizzarla, e con la sua Compagnia valorosamente sostenne la difesa alla sinistra di Porta Padova a Vicenza, strenuamente combattendo, perocchè fu quello il punto con più nerbo di forze attaccato dalle truppe austriache. —

Ma pesava ancora il destino di sventura su Italia, e tante vite spente tanti sacrifici compiuti non bastavano a liberarla; la mano dei tiranni s’aggravava ancora una volta sovr’essa.

[p. 215 modifica]Odoardo Sansoni fu nella battaglia di Vicenza creato Maggiore Comandante, e tuttochè di tal grado investito, nulladimeno alla testa dei suoi soldati fece ritorno a Roma, compagno sempre di loro anche nell’aspro viaggio a piedi e in tutte le faticose sofferenze.

Disse quel Grande di Genova, di cui la memoria vivrà eterna nel cuore italiano — che ogni signoria ingiusta, ogni violenza, ogni atto d’egoismo esercitato a danno d’un popolo è violazione della libertà, dell’eguaglianza e della fratellanza dei popoli, che v ha bisogno d’uomini che predichino l’amore e amino, la virtù e la pratichino, l’azione e siano presti a congiungersi in essa col popolo, il regno dell’associazione e si associno, la necessità di combattere la tirannide e l’ingiustizia e combattano „ e di questi principi forte anche Odoardo Sansoni è perciò che lo vediamo in tutta la fierezza dell’ardente animo suo formar parte delle spedizioni di Terracina e Vellctri nella qualità di Maggiore Onorario ed Ufficiale di Ordinanza del Colonnello Galletti, e poscia comandare la difesa della linea delle mura così detta del Pomerio interno da Porta Portese a Porta S. Pancrazio combattendo contro l’esercito francese, che venia a far puntello al trono papale e a demolire la Romana Repubblica, che era stata dal popolo proclamata. Fu una guorrra di estrema disperazione, perchè la salvezza pubblica è la suprema delle leggi, ma l’astro della libertà era fato che in mezzo ad una luce di sangue, e al suono funereo di novelle e più dure catene tramontasse ancora una volta, e Roma da straniera catena avvinta giacesse sotto il piede retrogrado del potere temporale di un Papa, che rinnegava d’un tratto i principi da lui stesso poco innanzi banditi di rivendicare a libertà la terra italiana da servitù forestiera soggiogata, e dimostrava chiaro non essere egli il sostenitore della legge di Cristo, e di quella religione, che esser dovria tutta pace ed amore. — Volgeva l’anno 1848 — e appena le truppe di Francia procedevano all’occupazione, faceasi rigoroso precetto al Sansoni — partire di Roma nel termine di ore otto — per il che esulò in Svizzera, d’onde dopo alcun tempo fece ritorno alla terra natale, stante l’amnistia politica concessa dal Papa, la quale non avrebbe di certo accettata se gli urgenti affari di famiglia non lo avessero richiamato.

Attese quindi all’amministrazione de’ propri beni e al prosperamento della Società commerciale stabilita insieme al fratello Attilio, e visse lontano da ogni rumore e da ogni pubblico divertimento, perocchè avea pieno di lutto il cuore vedendo la patria miseramente schiava.

Intanto maturavano i tempi e nel 1859 apparve l’alba della suprema riscossa — L’anima di Odoardo Sansoni trasse un respiro più libero, e con la febbre del cittadino amante della patria desiderò che la sua Roma [p. 216 modifica]pur finalmente fosse redenta dai ceppi francesi e dal clericale servaggio, imperciocchè era fatta verità manifesta quanto ben cinque secoli innanzi cantava Dante nel suo divino poema

Di oggimai che la Chiesa di Roma
                  Per confondere in se due reggimenti
                  Cade nel fango e sè brutta e la soma.


E il giorno venne — E Roma fu libera. Correva il 20 Settembre 1870 — Avvenimento più solenne non mai registrò la storia — Roma, la città che racchiude sublimità di memorie e sublimità di speranze, che come disse un illustre letterato, ha un non so che di universalmente manifesto e profondamente incomprensibile, che ha un clima diverso dagli altri climi, una razza diversa dall’altre razze, una terra diversa dalle altre terre; — perocchè è il clima dei sette colli, è la razza romulea, è la terra che accoglie la patria delle patrie — Roma la eternamente grande sorgeva alla libera vita e gl’italiani confidavano che di là finalmente splendesse il sole della felicità del popolo.

Odoardo Sansoni fu alle prime elezioni dai propri concittadini mandato consigliere in Campidoglio, chè ben lo sapevano cittadino onesto, patriotta sincero, intelligenza svegliatissima, nell’amministrazione eccellente.

E il Sansoni ha bene meritato del mandato affidatogli, perocchè mostrò assiduità nelle comunali sedute ed il suo consiglio fu sempre sapientissimo, ed ebbe solo in mira i comunali interessi e il bene della patria. — Non mai pieghevole nella coscienza, integro di carattere stà forte ai più sani dettami della ragione, ai più santi principi del dovere; ha l’animo, gentilissimo, i modi cortesi. — È desso uno di quegli uomini, del di cui stampo esser dovriano tutti coloro, che siedono ai supremi uffizi, ed allora le cose della Raziono e del Comune vedremmo in migliore guisa procedere — Nè la stampa partigiana, o quella meretrice, potrà giammai adombrare il nome di Odoardo Sansoni, perocchè è il nome di un cittadino intemerato, di un italiano liberale, di un uomo onestissimo, che a lato d’uomini onesti e intelligenti molto potrà giovare, perchè la trattazione degli affari comunali proceda retta e s’abbia il frutto desiderato — il bene generale.




Tip. Tiberina Piazza Borghese.