Biografie dei consiglieri comunali di Roma/Achille Savorelli

Achille Savorelli

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Odoardo Sansoni Quintino Sella

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SAVORELLI MARCHESE ACHILLE


Assessore Municipale





Se iscrutar vorremmo le istorie di molte città d’Italia, e le memorie racchiuse negli archivi de’ Comuni, e le popolari tradizioni consegnate anche alla penna di eletti scrittori, noi apprenderemmo la illustre stirpe di taluni cittadini avere avuto origine sino da lungo secolo, o da grandezza di virtù cittadine, o da opere d’altissimo ingegno, o da isplendore di genio, o da fatti gloriosi in guerra, o da somma valentia nelle scienze, nelle arti, nelle lettere. — E coloro, cui toccò la bella fortuna di sì onorata prosapia, preme, più che a ogni altro, il dovere di inalzarsi dalla sfera del volgo, e camminare sulle orme segnate dagli antenati chiarissimi, onde la propria fronte cingere di una fronda non caduca di meritata onoranza. — E per vero, allorquando in scrivendo la vita di cittadini viventi, ci occorron di quelli, i quali con le belle qualità della mente e del cuore, e con tutte le più egregie virtù cittadine, corrispondono alla luce, che dimana dallo splendor della stirpe, ci fanno ben lieto l’animo, e desiderosamente ne lasciamo ricordo in questi nostri biografici volumi. — Chiunque avrà svolto le storie, e rintracciato le memorie di lunghissimi tempi, saprà di leggieri come una famiglia Savorelli in Forlì avesse origine insigne, e come dalla medesima discendessero uomini preclari e in tutte le valorose e più eminenti opere distinti, e come questa famiglia siasi di poi trapiantata in Roma, e dall’illustre seme sia uscito sempre elettissimo il fiore. Noi non tesseremo la esposizione dei fatti di questa famiglia, perocchè a chi è pur profano di storia, son noti, ma del marchese Achille Savorelli oggi [p. 218 modifica]discorreremo in queste brevi pagine la vita, siccome del numero di coloro, che dopo la redenzione di Roma fu assunto all’ufficio di Consigliere comunale. —

Discendente adunque dai Savorelli di Forlì, nasceva egli in Roma nell’anno 1829, e crebbe sotto la scorta di virtuosissimi genitori, nella più alta educazione compito, dello studio amantissimo, e sin dai primi suoi anni dimostrò perspicace l’ingegno, e il cuore bellissimo e gentile. — Alla Romana Università si perfezionò negli studi, e vago fu sempre di attingere sua mente alle fonti del sapere, e di rendersi un giorno utile alla patria, che vedeva sventurata e schiava, e per la quale sentì sempre vera passione d’amore. — Disse Pellico «per amare la Patria con vero allo sentimento, dobbiamo cominciare dal darle in noi medesimi tali cittadini, di cui non abbia ad arrossire, di cui abbia anzi ad onorarsi.» Ed il Savorelli informato appunto a questo sentimento, in tutte le sue opere, il fine ebbe sempre di tornare d’onore a se stesso e alla patria. — Egli udì gli altissimi accenti, che mandava agl’italiani un illlustre patriota; «stringetevi tutti in un vincolo di fratellanza: senza libertà voi non potete compire alcuno dei vostri doveri. — Voi avete dunque diritto alla libertà e dovere di conquistarla in ogni modo, contro qualunque potere la neghi... Siate liberi, come l’aria delle vostre Alpi; liberi, come le brezze dei vostri mari; liberi, per seguire i capi, i quali osino e sappian guidarvi... la gloria dei giovani sta nel grido che i loro padri bandirono al mondo: libettà e pace ai popoli.» — Epperò appena nel 1848-49 divampò l’incendio di guerra, che aveva per iscopo la cacciata degli stranieri dal suolo italiano, sentì fortemente ebollire il sangue nelle vene, nè si ristette dal prender le armi, e fu uno dei giovani combattenti, che foce parte del Battaglione Universitario. — Ma son sempre aperte quelle pagine di storia sanguinosa, che ci svelano le teocratiche vergogne, e le galliche tracotanze e vituperazioni, onde Italia dovè nuovamente piombare nella gogna del servaggio, e aspettare ancora lunghi anni che il corso trionfale della civiltà e del progresso la togliesse agli affanni durati, e il popolo italiano, smembrato e tradito, si riunisse e affratellasse, e redimendo la patria, la facesse libera ed una. —

Il Savorelli aspettò con desiderio d’anima italiana i giorni della suprema riscossa, e allorquando i fati d’Italia la traevano sulla via della libertà, e finalmente la coronavano con Roma capitale, egli stese l’abbraccio dell’anima a tutti i patrioti, e da quel momento l’idea di vedere il proprio paese al seggio di grande nazione, gli raddoppiò lena per guadagnarsi coll’ingegno e coll’oprare, onoranza sempre più bella tornando di utilità alla patria in tutto quanto per lui fosse possibile. —

[p. 219 modifica]Il Campidoglio splendeva di novella luce e per entro il medesimo dovevano quindi accogliersi uomini nuovi, che per elevatezza d’ingegno, per virtù dilunga sperienza, per profondità e vastità di cognizioni, e specialmente per sapienza di cose economiche ed amministrative alla trattazione degli interessi comunali fossero atti, e portassero quindi all’altezza dei nuovi tempi le municipali istituzioni, e l’amministrazione avviassero a migliori fortune, onde la prosperità pubblica e privata derivandone, Roma acquistando bellezza apparisse anche sempre meglio nella sua prisca grandezza, e il popolo romano nella libera vita trovasse la felicità di sua esistenza. — Noi non diremo se questo si ottenne, e se dopochè Roma fu fatta capitale d’Italia, siasi coperto il suolo di fiori o non piuttosto di spine, chè in altre nostre pubblicazioni ne terremo proposito — Ma proseguendo a parlare del marchese Savorelli diremo che conosciuto essendo dai propri concittadini, siccome uomo di fermo carettere, di una integrità la più rara, saggio, onesto, e veracemente liberale, e attissimo quindi alle pubbliche faccende, fu perciò nelle elezioni del 1871 eletto Consigliere Comunale, nel quale uffizio così seppe emergere, e far sempre più aperti i suoi meriti, che indi a breve tempo era nominato Assessore Supplente, e poco appresso, per la malattia dell’egregio Avvocato Felice Ostini, nominato Assessore dell’Ufficio secondo. — E in queste funzioni egli essendo, noi non enuncieremo, come a tutto uomo s’adoperi e con quanta sapienza, con"quanto amore, con quanta cura tratti gli affari del Comune a lui affidati, diremo sì bene essere egli venuto sempre più in pregio, e la stima essersi di tutti acquistata, e che con gli egregi fatti risponde all’onore del casato. —

Ma se dilungar ci vorremmo nello esporre tutte le più belle ed elette virtù, che ornano l’animo e la mente del marchese Savorelli, non certo bastevoli sariano queste brevi pagine, nelle quali lo abbiamo semplicemente delineato, affinchè nella cronaca de’ nostri tempi, rimanga siccome lodata memoria d’uomini, che degnamente occuparono il posto de’ padri della patria in Campidoglio. —

Però aggiungeremo, a prova della estimazione grandissima, ch’ei sà meritarsi, come faccia parte della Congregazione di Carità, di questo Istituto che la religione degli avi consacrò, siccome fonte, d’onde derivano conforti e soccorsi all’umanità orfana e sofferente, ed il Savorelli con la pietà dell’animo gentilissimo, con le sue cognizioni altamente amministrative, con la operosa sua sollecitudine anche in questo Istituto porta la sua azione utilissima. —

E come padre di famiglia, diremo essere sculto nella sua anima quanto disse un sommo italiano, che cioè «la famiglia è la patria del core, la famiglia ha in se un elemento di bene raro a trovarsi altrove, la durata. Gli [p. 220 modifica]affetti in essa, vi si stendono intorno lenti, inavvertiti, ma tenaci e durevoli, siccome l’ellera intorno alla pianta: vi seguono d’ora in ora, s’immedesimano taciti colla vostra vita. La famiglia durerà quanto l’uomo, essa è la culla dell’umanità. — L’angelo della famiglia è la donna. — Amate i figli che la provvidenza vi manda, ma amateli di vero, profondo, severo amore, non dell’amore snervato, irragionevole cioè, ch’è egoismo per voi, rovina per essi. — Imparino dal vostro labbro, come sia bello il seguire le vie della virtù, come sia grande il piantarsi Apostoli della verità, come sia santo il sacrificarsi, occorrendo, pei propri fratelli. — Santificate nell’unità dell’amore. — Fatene come un tempio, dal quale possiate, congiunti, sacrificare alla patria.» —

Sposatosi il Savorelli a quella ornatissima donna che è la Serafina Ricci, lo fece padre di nove figliuoli, ed egli all’affetto dolcissimo di marito, all’amore santissimo di padre corrispose mai sempre, epperò vede riverberarsi sopra la sua famiglia i raggi della sua bell’anima, della saggia sua mente. —

E noi conchiudiamo, coll’augurare alla patria, da simili padri prole numerosa, affinchè la generazione d’Italia in ogni tempo si rinnovelli di novello fronde.






      Tip. Tiberina — Luglio 1874. Riccardo Fait — Editore.