Giovanni Prati

Olindo Malagodi 1878 Indice:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu sonetti Voci Intestazione 23 luglio 2020 25% Da definire

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Primavera (Prati) Inverno
Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta XIV. Da 'Iside'
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XXI

VOCI

Arcana interdum fert murmura cerulus aether
et mare purpureum.



A rallegrarmi l’ore
che passano veloci,
misteriose voci
mi scendono nel core;
5e sotto il vecchio saio
e’ tanto mi si affina,
che torna fresco e gaio,
com’acqua a le sue foci.
N’è vero, Azzarelina?
10Dicon le stelle: — Oh! guarda
come siam glauche e belle. —
Ed io rispondo: — O stelle,
la mia pupilla è tarda,
ma sempre vi ritrova
15nell’aria cilestrina,
dove nuotar vi giova,
lucenti navicelle. —
N’è vero, Azzarelina?

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Dicono i venti: — Schiudi
20l’orecchio: oh! non ci senti?
Ed io rispondo: — O venti,
melodiosi o rudi,
i vostri suoni ascolto
al monte e alla marina,
25e spesso ho da voi tolto
le collere e i lamenti. —
N’è vero, Azzarelina?
Dicon le rose: — Oh! bevi
le nostre aure odorose. —
30Ed io rispondo: — O rose,
comunque incerte e lievi,
quando piú l’ora imbruna
v’ho cerche a la collina,
e il raggio della luna
35a me vi disascose. —
N’è vero, Azzarelina?
Dice la fonte: — Irroro
le tue labbra al monte. —
Ed io rispondo: — O fonte,
40pur io, pur io t’infioro
di libere canzoni
nell’ora mattutina,
quando su’ tuoi burroni
mi batte il sol la fronte. —
45N’è vero, Azzarelina?
E tutto con me suona,
ed io del par con tutto:
l’astro, la rosa, il flutto,
vento in me ragiona.

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50E, qual da un’arpa immensa,
la melodia divina
esce, favella e pensa,
e ciò d’un sogno è il frutto.
N’è vero, Azzarelina?
55Dunque sogniam. Crudeli
son gli uomini e le sorti;
son solamente i morti
benevoli e fedeli,
e, dopo lor, la maga
60Natura, che incammina
quest’errabonda e vaga
nostra barchetta ai porti.
N’è vero, Azzarelina?
Sogniam. Di noi sorride
65chi numera e chi pesa;
ma la villana offesa
è scorpio che s’uccide.
Di lá dal nostro verno
quest’anima indovina
70l’aiuola e il fiore eterno,
che ai piú non s’appalesa.
N’è vero, Azzarelina?
piú son erbe uscite
da margine selvaggio:
75scabre, villose, al raggio
del sole inavvertite.
E il mandrian non falla:
le falcia e le destina
ai capri della stalla;
80e questo è il lor passaggio.
N’è vero, Azzarelina?

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Ed or ch’io ti commisi
il mio fedel pensiero,
le anella del crin nero
85ti vesto a fiordalisi,
e nel romito speco
su morbida cortina,
m’è dolce il sognar teco,
come tu fai. N’è vero?
90n’è vero, Azzarelina?