Viaggio intorno alla mia camera/Capitolo XIX

Capitolo XIX

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CAPITOLO XIX.



Giurabacco! gli dissi un giorno, è ormai la terza volta che ti ordino di comperarmi una spazzola. Che zucca! che stivale! — Egli non mi rispose parola; nè parola mi avea risposta il dì innanzi a simile rabbuffo. — Egli è sì esatto, mormorava io fra me e me; non ci capisco niente. — Orsù va a prendere un cencio per ispolverarmi le scarpe, aggiunsi in collera; e mentre egli andava, mi pentii d’averlo trattato duramente. — Il mio mal umore passò affatto, quando vidi con che diligenza ei si studiava toglier la polvere dalle mie scarpe, senza toccarmi le calzette. Appoggiai dunque una mano sopra di lui, in segno di [p. 70 modifica]riconciliazione. — Vi hanno adunque uomini, diss’io allora in me stesso, che puliscono le scarpe degli altri per danaro! — Questa parola danaro fu per me un lampo improvviso. Mi sovvenne, che già da lungo tempo io non ne avea dato al mio domestico. — Gioannetti, gli dissi, traendo a me il mio piede, hai tu danaro! — Un mezzo sorriso di giustificazione comparve sulle sue labbra a questa domanda. — No signore, già da otto giorni non ho più un soldo: quanto possedeva l'ho speso tutto per le vostre picciole compere. — E la spazzola?... Ah? è per questo dunque?....— Egli sorrise di nuovo. — E avrebbe potuto dire al suo padrone: «No, io non sono una zucca, uno stivale, come voi avete avuto la crudeltà di chiamare il vostro fedel servitore. [p. 71 modifica]Pagatemi ventitre lire, dieci soldi e quattro danari, che mi dovete, ed io vi comprerò la vostra spazzola». — Ei si lasciò maltrattare ingiustamente, anzichè far arrossire il bestial padrone dell’ira sua.

Il cielo lo benedica! — filosofi!... cristiani!... avete letto?

Prendi, Gioannetti, gli dissi, prendi; corri a comperare la spazzola. — Ma, signore, volete voi rimanere così con una scarpa bianca e un’altra nera? — Va a comperare la spazzola, ti ripeto; lasciami, lasciami questa polvere sopra una scarpa. Egli uscì; io presi il cencio, e ripulii con incredibil piacere la mia scarpa sinistra, su cui lasciai cadere una lagrima di pentimento.