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Una monetina inedita di Licinio figlio

Francesco Gnecchi

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Una monetina inedita di Licinio figlio Intestazione 14 febbraio 2017 75% numismatica

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1894

Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della serie Appunti di numismatica romana

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APPUNTI

di

NUMISMATICA ROMANA




XXXII.

A PROPOSITO DI UNA MONETINA INEDITA

DI LICINIO FIGLIO.


Rivista italiana di numismatica 1894 (page 341 crop).jpg
Al Sig. H. Montagu

Vice-Presidente della Società Numismatica di Londra.

" Milano, 1 Giugno 1894.


" Egregio Amico e Collega,

" La monetina, che Ella, conoscendo la mia predilezione per le monete inedite e curiose, ebbe la gentilezza di procurarmi e di portarmi da Londra nella sua ultima venuta in Italia, mi riuscì, studiandola, anche più interessante di quanto l’avevamo insieme a primo aspetto giudicata.

" Non è solo una variante più o meno notevole di leggenda che la rende nuova; ma essa è nuova per diversi altri aspetti e merita un cenno e [p. 324 modifica]un’analisi speciale. Per fare tale analisi, incomincio dal ricordarne la descrizione:

D/ - VA CO LICINIVS N CS. Busto laureato, a sinistra, col paludamento.
R/ - IOVI CONSERVATORI AVGG. Giove ignudo, a sinistra, con un globo sormontato da una Vittoria, e un lungo scettro, e col mantello sul braccio sinistro. Ai suoi piedi, a sinistra, una palma; nel campo, a destra S. All’esergo: S M N.

" La singolarità che salta all’occhio prima d’ogni altra è la leggenda del dritto, nella quale figura il prenome di CONSTANTINVS ignoto fino a pochi anni sono, e anche oggidì conosciuto unicamente per un piccolo bronzo recentemente entrato nel Gabinetto di Parigi, e portante la leggenda D N CONSTANTINVS LICINIVS N CAES (Cohen II ediz., n. 29), con un rovescio simile ma non identico a quello della nostra moneta, la quale resta così la seconda, che porti il prenome di CONSTANTINVS, e l’unica che lo porti associato all’altro di VALERIVS. I nomi e prenomi di Licinio figlio sono ora dunque completati — a meno di qualche nuova ma poco probabile scoperta — in FLAVIVS VALERIVS CONSTANTINVS LICINIANVS LICINIVS.

" E, giacché siamo a parlare della leggenda del dritto, notiamo anche il modo inusitato con cui è espresso il titolo di NOBILISSIMVS CAESAR, colle tre lettere N CS, mentre in tutte le monete di Licinio figlio abbiamo: NOB CAES, N CAES, NOB C o semplicemente N C.

" Il prenome di Costantino e il titolo di Cesare dicono chiaramente e indubbiamente, anche se non bastasse l’aspetto giovanile del principe rappresentato, impossibile a confondersi con quella di Licinio padre, che qui si tratta di Licinio figlio.

[p. 325 modifica] " Ora invece il rovescio si riferisce non al Cesare Licinio, ma bensì agli augusti Licinio padre e Costantino Magno, per la leggenda IOVI CONSERVATORI AVGG, mentre tutte le altre simili monete di Licinio figlio portano, come difatti appare più naturale: CAES o CAESS.

" Nè mi pare che la moneta debba giudicarsi ibrida, composta cioè del dritto d’una moneta del figlio e d’un rovescio d’altra del padre. Per quanto la cosa appaia strana a primo aspetto, non è per nulla contradditoria, e nulla osta a che il figlio Licinio dedicasse una sua moneta e forse la prima moneta coniata in suo nome agli imperatori Augusti, che gli avevano conferito il titolo di Cesare. E poi, esempii simili, se non sono comuni, non mancano, e ne abbiamo parecchi fra le monete di Costantino II; quantunque, osserverò qui incidentalmente, vorrei fare le più ampie riserve su molte di queste da Cohen attribuite a Costantino II (Vedi nn. 1, 14, 15, 16, 17, 18, 39, 40, 49, 50, 51, 53, 54, 57, 60, 61, 62, 133, 182) malgrado il titolo di AVG(ustus) figurante nel dritto, pel solo motivo dell’effigie ritenuta giovanile e per l’epiteto di VICTOR, monete che forse sarebbero assai meglio attribuite a Costantino Magno, come le attribuirono gli autori più antichi.

" Da molto tempo feci l’osservazione che resta certamente ancora qualche cosa a studiare sull’attribuzione delle monete dei due Costantini, e che l’unica guida delle fisionomie non è più sufficiente a quest’epoca. Mi guardo pero dall’entrare per ora in tale disanima, che ci condurrebbe troppo lontano e troppo fuori dal nostro argomento. Ci basti notare come esista qualche esempio di monete appartenenti a un Cesare, il cui rovescio è dedicato a [p. 326 modifica]uno o più Augusti, citando ad esempio il n. 25 di Cohen, il cui dritto dice: CONSTANTINVS NOB CAES e il rovescio FELIX PROCESSVS COS II AVG, e il n. 159 della II edizione, dritto: CONSTANTINVS IVN NOB CAES, col rovescio: PROVIDENTIAE AVGG.

" Un’altra osservazione rimane poi a farsi sul metallo. La moneta sembra a primo aspetto d’argento di bassissima lega; ma meglio osservata, appare semplicemente di bronzo imbiancato; ad ogni modo è uno degli ultimi esemplari che ci rimangono a rappresentare quell’infelicissimo sistema, che, inaugurato da Gallieno, avrebbe dovuto cessare colla riforma di Diocleziano; ma invece eccezionalmente si protrae anche in tempi posteriori.

" Appartiene dunque a quella categoria di monete, che se non sono di facile classificazione al primo loro apparire, diventano sempre più problematiche col progresso di tempo, quando non si vede più sussistere la causa che ne fu l’origine. — E dunque un denaro? È un antoniniano? o quale altra specie di moneta? e con qual nome lo potremo distinguere? — Io propendo per crederlo la degenerazione del denaro, e preferisco perciò nelle classificazioni mettere questa moneta nell’argento (come fa l’Arneth) che non nel bronzo (come fa il Cohen), ma in conclusione il problema non è ancora risolto, e offre ancora materia di studio a chi vorrà occuparsene.

" E chiudo ripetendo a Lei egregio collega e amico i miei ringraziamenti per avermi procurata la monetina di Licinio juniore, come le sarò ben grato di qualunque notizia o schiarimento che Ella potesse aggiungere alle poche mie osservazioni.

Dev.mo

Fr. Gnecchi.




[p. 327 modifica]Al Cav. Francesco Gnecchi

Vice-Presidente della Società Numismatica Italiana.

" Londra, 14 Giugno 1894,


"Mio caro Signore,

" Ho letto con grande interesse le poche osservazioni che Ella mi ha mandato relative alla monetina di Licinio juniore, che io ebbi la fortuna di farle avere. Io non ho nulla da contraddire a quanto Ella scrive. Sono perfettamente d’accordo con Lei, che la moneta (come risulta dal ritratto) appartiene incontrastabilmente a Licinio figlio e non a Licinio padre.

Al pari di Lei io ho pure notato una confusione fra le monete di Costantino I e quelle di Costantino II, ed anzi a tale riguardo conviene notare che, se Ella intende approfondire la ricerca, converrà considerare la questione della imitazione e dello scambio del ritratto d’un imperatore o Cesare sulle monete di un altro. Questo fenomeno appare specialmente nelle serie d’oro durante il periodo di cui ci occupiamo. Ci sono per esempio monete d’oro dei due Licinii padre e figlio e di Costantino I, sulle quali la testa richiama quella di Diocleziano. Su alcune poi delle più antiche monete di Costantino I la testa ha una strana somiglianza, e sembra anzi una riproduzione di quella del suo padre Costanzo Cloro.

" Ella tocca poi finamente la questione del metallo di cui la monetina è composta, e che mi induce a credere che noi ci troviamo di fronte a un denaro al suo più degenerato grado di bassezza di [p. 328 modifica]materiale. Non è difficile capire come una moneta di bronzo potesse esser ritenuta di maggior valore con un rivestimento quantunque sottilissimo d’argento; mentre d’altra parte riesce poco spiegabile il fatto che in quei tempi una moneta d’argento potesse essere tale solamente alla superficie, a detrimento generale del pubblico. Nello stesso tempo io debbo confessare che il complessivo aspetto della moneta, per me è semplicemente quello di un piccolo bronzo.

" Io spero che qualche futura scoperta porterà maggior luce sul punto da Lei sollevato. La mia principale ragione nel fissare la monetina per la sua Collezione era l’interessantissima variante nei nomi del Cesare sotto il quale aspetto finora sembra unica.

" Colla massima stima


Suo Dev.mo


H. Montagu.