Storia di Torino (vol 2)/Libro V/Capo V

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Capo Quinto


Piazza Carlina. — Chiesa e monastero di Santa Croce. — Albergo di Virtù. — Rifugio delle Convertite delle valli di Lucerna. — Soccorso delle Vergini. — Palazzo de’ marchesi di S. Tommaso. — Chiesa e monastero delle Cappuccine. — Palazzo Perrone. — Palazzo Canelli, ora Gatino. — Palazzo Morozzo, ora d’Agliano. — Monastero del Crocifisso, ora delle Dame del Sacro Cuore. — Spedale di S. Giovanni. — Opera della Maternità.


Abbiamo già accennato l’epoca in cui fu costrutta la piazza Carlina (1678); abbiam parlato delle quattro tettoie sotto alle quali doveano tenersi i mercati, e particolarmente quello del vino, e che ora ridotte a piccoli edifizi servono piuttosto d’ingombro che di ornamento.

Su questa piazza s’alza la chiesa delle monache di Santa Croce, la quale manca tuttora di facciata. D’esse monache si è discorso parlando dell’antico loro monastero della Misericordia. Si ha da un’iscrizione che la loro traslazione dal [p. 626 modifica]monastero antico a ponente a questo nuovo avvenne nel 1691.1 Soggiungeremo solamente che queste canonichesse Lalcranensi, soppresse per decreto della Commissione esecutiva del Piemonte del 22 di novembre 1800, furono ristabilite dopo la restaurazione della monarchia, e che la nobiltà de’ natali non è più condizione indispensabile per chi vuol prendervi il velo.

La chiesa di forma ovale, piccola, ma graziosa ed ornala di colonne di marmo, è disegno del Juvara. Il campanile fu innalzato da Giambattista Borra, architetto torinese.

Ha tre altari. Nel primo a destra, la tavola colla Nascita di Gesù è di Giovanni Battista Brambilla, scolaro di monsù Delfino che fioriva verso il 1670.

All’altar maggiore la Deposizione dalla Croce è del cavaliere Beaumonl. Nell’altro altare il S. Pietro in cattedra, in abiti papali, è del Moncalvo.

In fondo alla piazza levasi a mano manca l’antico palazzo de’ conti di Guarene, la cui facciata è disegno del Juvara. A destra l’Albergo di Virtù, ove si ricevono e si ammaestrano in varie arti fanciulli poveri, o scarsi de’ beni di fortuna.

Abbiamo già narrato come negli ultimi anni di Emmanuele Filiberto alcuni soci della Compagnia di S. Paolo, ed altri virtuosi cittadini si fossero posto in cuore di sbandir l’ozio e la mendicità formando [p. 627 modifica]una compagnia delta della Carità per ricoverare i poveri inabili al lavoro ed insegnare agli altri l’esercizio d’un’arte; ed abbiamo similmente rammentato come, difettando i mezzi, questa ultima parte solamente dell’impresa potessero avviare, che pigliò nome d’Albergo di Virtù.2 Malletto, vicario; Degiorgis, sindaco della città; Chiaretta; Fornelli, professore nell’università di Torino; Famiglia, tesoriere della medesima, e due ricchi mercatanti milanesi, pratici dell’arte della lana, Fontanella e Poiliago, furono i principali autori e promotori di questa opera insigne, alla quale so da documenti sicuri che non fu straniero il duca Emmanuele Filiberto. Carlo Emmanuele i, figliuolo di lui, poco dopo la morte del padre (dicembre 1580) assegnò all’Albergo di Virtù un censo annuo di scudi 600 d’oro. Sei anni dopo lo dotò di beni posti nel territorio di Lucento, del valsente di scudi d’oro 3,000.

Nel 1587 scorgendo il buon principe che il dispendio che necessitava quell’instituto era superiore di molto alle forze private, consentì a pigliarne egli stesso con molto affetto la cura, a far sua l’impresa, e trasferì l’Albergo di Virtù dalla casa in cui era presso al sito ove ora sono le Rosine, nella casa di campagna di don Amedeo di Savoia (ora ospedale di Carità),3 donde dopo il 1682 venne trasferito in piazza Carlina.

Crebbe sotto gli auspizi del principe l’Albergo [p. 628 modifica]con giusto e ben auspicato nome, intitolato dalla Virtù, e senza riandarne tutti i successi diremo che in febbraio del 1663 vi fu aggiunta un’altra opera, ed era il Rifugio delle povere convertite delle valli protestanti del Piemonte, che nel 1746 fu trasportato a Pinerolo.

Viva ed onorata qui splende ancor la memoria del teologo collegiato Giovanni Bricco d’Ala, nella valle di Lanzo, dotto e pio ecclesiastico, il quale fu lungo tempo rettore di quest’Albergo, e morendo instituì varie opere di beneficenza, e legò la sua ricca e scelta biblioteca al Seminario.

Segue la via che piglia nome dalla casa del Soccorso delle vergini, fondata, come già abbiam detto dalla Compagnia di S. Paolo nel 1593, dove si ricevono figlie civili in educazione.

Ricominciandole nostre corse a ponente, a destra della via di Santa Teresa, incontrasi la strada di S. Carlo, nella quale il primo palazzo a mano destra apparteneva ai marchesi Carron di S. Tommaso, famiglia segnalatissima per aver retto per tre successive generazioni il ministero riunito degli affari esteri ed interni. Questo palazzo fu fabbricato nel 1665 dal conte Giambatista Beggiamo, da cui passò in eredità a Michele, arcivescovo di Torino^ suo fratello. Nel 1724 era posseduto dalla marchesa Gabriella Caterina Marolles di Caluso, che lo vendette al marchese Giuseppe Gaetano Carron di [p. 629 modifica]S. Tommaso.4 Primo architetto di questa fabbrica era stato il conte Amedeo di Castellamonte; ma dopo la metà del secolo scorso fu ampliata e restaurata sui disegni del conte Dellala di Beinasco. L’ultima discendente della linea primogenita de’ marchesi di S. Tommaso, Giuseppina, avea sposato il marchese Agostino Lascaris, erudito e gentil cavaliere, gran fautore delle scienze e delle arti, la cui unica figlia Adele finì ne’ marchesi Benso di Cavour.

Il vestibolo, lo scalone, la sala di questo palazzo sono degni di osservazione. Quest’ultima fu dipinta a fresco da Stefano Maria Legnani.

In principio della seconda isola a destra, vedevasi la chiesa ed il convento delle monache Cappuccine, fondato nel 1624 da Carlo Emmanuele i, ad istanza della infante Margarita, sua figliuola,5 prima in una casa fuor di porta Castello, poi nel 1658, nel sito di cui ora parliamo, dov’era la casa d’Antonio Carello.6 In questa chiesa era sepolto il celebre presidente delle Finanze Giambatista Truchi, insieme con Maddalena Quadro, sua moglie. Qui pure aveano i conti delle Lanze il loro sepolcro gentilizio, e qui si leggeva un’iscrizione in onore del buon cardinale di tal nome, morto in gennaio del 1784.7

Eranvi in questa chiesa alcune tele di buona mano: una di Giovanni Claret, fiammingo, da lui segnata, in cui era effigiato Sant’Antonio di Padova con [p. 630 modifica]altri santi; e due di Camillo Procaccini, rappresentanti l’Annunziata; la tavola della Vergine del Suffragio all’altar maggiore era di Nicolò Torniolo da Siena, celebre per aver trovato l’arte di colorire i marmi.

Ora la chiesa e il monastero vennero ridotti ad usi profani; e le Cappuccine furono ristabilite nel monastero prima occupato dalle monache di Santa Maria Maddalena.

Vicino a questa chiesa s’alza il bel palazzo dei conti Perrone di S. Martino, architettura di Giambattista Borra. E nobilitato da più memorie. Imperocché ivi abitava il già lodato cardinal delle Lanze, ed ivi morì Diodata Saluzzo-Roero, dama degna di alto onore non meno pe’ generosi suoi carmi e per la molta e varia dottrina, che per l’indole sua tutta schiettezza, tutta bontà.

Il palazzo che sta di fronte a quello dei conti Perrone fu costrutto verso il 1663 da Antonio Maurizio Valperga, ingegnere di S. A. R. Nel 1719 dal barone Giuseppe Antonio Valperga fu venduto al conte Gian Gerolamo Galleani di Canelli; questa famiglia lo fe’ abbellir di pitture a fresco da Cesare Mazzoni; e nel 1781 volle che fosse interamente restaurato ed ampliato secondo i disegni dell’architetto Luigi Barberis.8

Da alcuni anni è passato in proprietà dell’avvocato Antonio Gal ino, il cui appartamento è ricco di [p. 631 modifica]preziosi dipinti delle migliori scuole; accennerò soltanto i principali, che sono: Un interno di taverna con molte figure di grandezza naturale di Gherardo delle notti (Hontost); — L’interno d’una chiesa gotica di Peter Neefs, che ha per riscontro l’interno di San Lorenzo in Milano, del Migliara; — Un Amore in riva al mare, di Guido Reni; — Un cesto di fiori con frutta, di Giovanni Van Huysum; — Una Madonna con angeli, di grandezza naturale su tavola, di Gaudenzio Ferrari; — Santa Margarita e Santa Rosa, riscontri dello stesso quadro, coi ritratti dei donatori; — Cadmo che uccide il drago, dipinto da Salvator Rosa;— Due gran quadri d’animali di Giovanni Enrico Roos; — Una mezza figura di Ribera, detto lo Spagnolette; — V Adorazione de’ pastori e la Presentazione al tempio di Giovanni Iordans, allievo di Rubens; — Un paese, attribuito a Cornelio Poelemburg; — Un paese su tavola, di Giovanni Breughel, detto di Velours, con molte figure di Van-Balen; — Una battaglia su tavola, attribuita a Polidoro da Caravaggio. — Ma i sorrisi dell’arte non hanno poter di consolare d’una recente e grande e non riparabil disgrazia l’angosciato cuore d’un padre e d’una madre che ridomandano un figlio, un unico figlio morto.9

Dopo la piazza di S. Carlo la via muta nome, e ti intitola dallo Spedale di S. Giovanni. Nella quale, [p. 632 modifica]in fine della sesta isola a destra, incontrasi uno dei più notabili palazzi di Torino, che apparteneva una volta ai marchesi Morozzo di Bianzè, ed ora è proprietà dei conti d’Agliano.

Il disegno del medesimo è del capitano Garoe, ma fu perfezionato dal conte Alfieri.

L’isola che segue comprendeva il nuovo monastero in cui si trasferirono, come abbiam detto, le monache Agostiniane del Crocifìsso, prima allogate presso la chiesa di San Martiniano.

Dopo la soppressione degli ordini religiosi vi fu trasferito il Collegio Reale delle Province, che prima era in piazza Carlina. Ora da varii anni è stato destinato a casa d’educazione femminile, sotto al governo delle Dame del Sacro Cuore.

La tavola dell’altar maggiore della chiesa col Cristo in croce, è del Molineri da Savigliano.

In questa chiesa fu sepolto Ferdinando Strozzi, arcivescovo di Tarso, nunzio apostolico, morto il 13 maggio 1695; in aprile del 1701 vi fu deposto temporariamente un altro nunzio, monsignor Alessandro Sforza.

L’isola che segue è occupata tutta intera dallo Spedale di S. Giovanni, del quale nel primo volume di quest’opera abbiamo già narrato brevemente la storia.10

Questo magnifico edilìzio è architettura del conte [p. 633 modifica]Amedeo di Castellamonte. L’appalto ne fu dato l’ 11 aprile 1680.11 Stupenda è l’iscrizione che si legge sovra la porta d’ingresso:


PAVPERVM SALVTl TEMPORALI
DIVITVM AETERNAE
APERTVM.


Allo Spedale di S. Giovanni s’aggiunsero nel 1676 varii letti per gli incurabili. Nel 1730 vi fu istituita l’opera delle partorienti, chiamata della Maternità, che poi ne venne separata in gennaio del 1801, ed allogala nel convento di S. Michele già de’ Trinitarii Scalzi della Redenzion degli schiavi sul fine della medesima via.

La cappella circolare di questo spedale è disegno dell’architetto Castelli, e frutto della liberalità del marchese Argenteri di Bagnasco.

Lo Spedale di S. Giovanni è servito dalle pietose e di vote suore di S. Vincenzo de’ Paoli.

Fra i molti benefattori de’ quali rendono testimonianza le statue e le iscrizioni, ricorderò solamente la marchesa Villa nata Bevilacqua, parente per via di madre di S. Gaetano Tiene, già da noi mentovato, la quale fondò dieci letti di ciascun sesso onde raffermar in salute i convalescenti prima di congedarli, ed in breve lutto il suo avere convertì [p. 634 modifica]e in vita e morendo in opere di beneficenza a Mondovì, a Torino, a Ferrara. Uno de’ suoi esecutori testamentarii fu il beato Sebastiano Valfrè. Mancò verso il 1690.

Nell’isola che succede v’ha la chiesa e il convento di San Michele (ora ospizio della Maternità), di cui abbiam già parlalo.


Note

  1. [p. 639 modifica]

    VIATOR SISTE ET VENERARE
    SANCTVARIVM ENIM EST
    SANCTIMONIALIVM TITVLI S. CRVCIS
    CONGR. CAN. LATERAN.
    SANCTITATE NON MINVS QVAM SANGVINE ILLVSTRIVM
    SOLEMNITER HIC TRANSLATAE
    1691.

    L’altra parte si ordinò poi separatamente, e formò lo Spedale della Carità.

    Nel 1739, nello Spedale di Carila trovo il mantenimento d un povero notato come segue, per ciascun giorno:

    L. S. D.
    Una libbra e mezza di pane a I soldo la libbra. L. 0. 1. 6.
    Tre quarti d’un boccale di vino puro a L. 60 la carrata 0. 1. 3.
    Oncie sei di carne a soldi 2, 4 la libbra » 0. 1. 2.
    Minestra di riso, erbaggi, paste, ecc » 0. 0. 4.
    Vestimenta L. 9 all’anno » 0. 1. 6.
    Lingeria bianca e letti L. 6 all’anno » 0. 0. 4.
    Medicinali L. 3 all’anno » 0. 0. 2.
    Spesa totale d’un giorno L. 0. 5. 3.

    Onde la spesa totale per un anno per una bocca di povero ascenderebbe a lire antiche di Piemonte 91, 19. 1.

  2. [p. 639 modifica] [p. 640 modifica]Fin d’allora si rappresentavano al principe gli inconvenienti del mescolare vecchi, adulti e ragazzi; i gracili e i robusti; l’operoso e l’inabile, statuendo a tutti lo stesso orario, dando a tutti la stessa tavola. Eranvi a quel tempo 2ꞁm. poveri.
  3. [p. 640 modifica]Patenti 5 ed 8 luglio 1587. Archivio camerale.— Serie cronologica dei titoli e delle dotazioni del R. Albergo di Virtù, ms. presso il signor Rettore.
  4. [p. 640 modifica]Notizie tolte dall’Archivio de’ marchesi di Cavour, statemi comunicate per cortesia dal chiarissimo signor marchese Gustavo.
  5. [p. 640 modifica]     MARGARITA CVIVS CONSILIO ET IMPVLSV AVSPICATVM OPVS
    Così nell’iscrizione della pietra fondamentale.
  6. [p. 640 modifica]Archivio camerale. Registro Contratti, num. lxxxvii, fol. 83.
  7. [p. 640 modifica]Torelli, op. cit. e Iscrizioni patrie.
  8. [p. 640 modifica]Da titoli autentici nell’Archivio dell’avvocato Gatino.
  9. [p. 640 modifica]L’avvocato Teofilo Gatino, giovine d’indole egregia, di tratto gentile, di belle speranze, d’aurei costumi, morto il 19 di marzo 1846.
  10. [p. 640 modifica]Storia di Torino, i, 382.
  11. [p. 640 modifica]Archivio arcivescovile, Proloc. ii. cxliv.