Specchio di vera penitenza/Elogio di Iacopo Passavanti

Giuseppe Gentili

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Elenco delle più note edizioni dello Specchio di penitenza Prolago
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ELOGIO


DI FRATE IACOPO PASSAVANTI, DOMENICANO.



Dalla nobile ed antica famiglia de'Passavanti 1 nacque, nel fine del secolo XIII, in Firenze Fra Iacopo dell'Ordine de'Predicatori, religioso conspicuo per la probità dei suoi costumi e chiaro per le sue dottrine. 1 Nell'età di tredici anni appena vesti l'abito di San Domenico nel convento di Santa Maria Novella, di cui egli fu professo alunno. Ne' primi anni che intraprese la vita religiosa, procurò di avanzarsi colla buona inclinazione all'esercizio delle virtù morali, e colla perspicacia della sua mente di fare sempre nuovi acquisti nella cognizione delle lettere e delle scienze. Per approfittarsi adunque vie più negli studi, fu ordinato di [p. xiv modifica]mandarlo a Parigi, dove allora costumavasi da'superiori di destinare quei giovani i quali davano sicura speranza di fare utili e notabili progressi nelle più sublimi facoltà.2 Terminati gli studi, ritornò nella romana sua provincia, e fu stabilito lettore di filosofia in Pisa, quindi passò professore di teologia in Siena, di poi in Roma; e ovunque diede riprova della sua dottrina ed erudizione, particolarmente nelle teologiche lezioni. Sostenute con molla riputazione le cattedre, il maestro generale dell'Ordine3 istitui il Passavanti vicario generale nella visita incaricatagli de' conventi della Lombardia. Furono ad esso conferiti altri impieghi ancor decorosi, fra i quali quello di essere stato eletto Priore in diversi conventi, e principalmente in quello di Santa Maria Novella; quantunque del lutto alieno, mentre unicamente il desiderio nutriva di vivere privatamente per solo attendere alla gloria del Signore. Nella sua predicazione fu molto zelante, non meno che eloquente; nella osservanza dell’instituto religioso, esatto ed esemplare; verso di tutti benefico, efficace e potente ne' fatti e nelle parole; e sopra tutto, uomo di gran consiglio, prevalendosene di Fra Iacopo la Repubblica fiorentina come i privati cittadini, per affari di gran rilievo e di somma importanza. Considerata la di lui somma attiva destrezza nelle ingerenze intraprese ancor difficili, fu deputato come primo Operaio4 per assistere alla fabbrica della chiesa di Santa Maria Novella, della quale ebbe la consolazione, essendo allora Priore, di vedere il totale compimento; l’abbellì di varie pitture5 e ornamenti; e molti [p. xv modifica]altri benefici fece a favore di quella e del convento. Fu ancora in tanto concetto e stima di Fra Angelo degli Acciaioli domenicano, allora vescovo di Firenze,1 che sopra ogni altro lo prescelse per vicario di tutta la Diocesi fiorentina, nella quale dignità esercitò il decoroso ufficio commessogli con piena soddisfazione e universale gradimento. Compose la tanto nominata, dottissima e di lingua purgatissima opera, detta Lo Specchio di Penitenza. Fu questa dal Passavanti scritta prima in latino idioma, e di poi, a comune utilità, dal medesimo volgarizzata. Di questo tratto cosi universalmente commendato, servirà il solo testimonio dei Deputati alla nuova edizione del Decamerone del Boccaccio falla nel 1573, i quali cosi giudicarono: Ma nell'età più bassa fu un maestro Iacopo Passavanti, frate di Santa Maria Novella, più giovane del Boccaccio dieci anni; il quale dopo l'anno 1333, cioè in tempo che furono scritte queste Novelle, mandò fuori in lingua latina un Trattato della Penitenza, ed egli medesimo lo recò in volgare, ma in modo che si conosce maneggiato dal proprio Autore: e si mostra per lo più anzi composto, che tradotto, essendo dal medesimo maestro e padrone dell'uno e dell'altro maneggiato. Or costui fra gli altri pare a noi assai puro, leggiadro, copioso e vicino allo stile del Boccaccio. Fu predicatore molto grazioso, e nello stile suo così facile e

1 [p. xvi modifica]vago e senza alcuna lascivia ornato, che e’ può giovare e dilettare insieme.»1 Vi è pur del medesimo il volgarizzamento di un’Omilia d’Origene, come ancora l’altra opera intitolata: Additiones vel Commentaria Fr. Thomce de Wallois in libros S. Augustini De civitate Dei; della quale vi è l’edizione di Londra del 1520.2 Fra Iacopo, adunque, dopo aver passati quaranta anni nel servizio del Signore con decoro del suo Ordine e comune utilità, con sentimenti propri di un religioso devoto ed esemplare, nel dì 15 giugno 1337, intorno all’ora di terza, pieno di meriti e di estimazione rese l’anima al suo Creatore. Al di lui funerale intervenne quasi lutto il clero secolare, con gran numero [p. xvii modifica]di altre persone di ogni grado e condizione.3 Fu a parte deposto il suo cadavere, essendo stato sepolto presso la cappella dei SS. Filippo e Iacopo della famiglia Strozzi, osservandosi un lastrone di marmo, in cui si vede in bassorilievo un religioso con un libro aperto in mano, forse denotante il Trattato della Penitenza, e sotto la figura un vuoto dove facilmente sarà stata l’iscrizione, che ora più non si legge.4 Di questo illustre domenicano fanno onorata menzione tutti gli scrittori di quell’Ordine; fra i quali il Padre Echard,5 cogli altri scrittori fiorentini: e quantunque si trovino poche memorie, pur potrà sperarsi avere maggiori notizie nella vita che, tra le altre degli uomini illustri del convento di Santa Maria Novella, va preparando il diligente P. Fra Vincenzio Fineschi,6 domenicano fiorentino, noto per altre sue letterarie fatiche.

Giuseppe Gentili dei FF. Predicatori.



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Note

  1. Del medesimo sentimento fu ancora Leonardo Salviati, nella Lettera a messer Baccio Valori. 2
    1. del convento, si legge facesse dipingere tutta la cappella maggiore da Andrea di Gione Orgagna. 2
      1. Frate Angelo degli Acciaioli passò dal vescovado dell'Aquila a questo di Firenze l'anno 1342. Di questo insigne prelato 6 scrisse la vita Fra Giovanni Carli, la quale fu pubblicata colle stampe da Leandro Alberti
        1. Chi, e che nome avesse il padre di questo venerabile religioso, non è stato presetemente possibile ritrovare. 2 Nel Necrologio del convento di Santa Maria Novella si legge: Fr. Iacobus Passavantis. Nella suddetta Prefazione si vuole che la madre fosse della famiglia Tornaquinci.
          1. La famiglia de'Passavanti, consorteria de'Gherardini, avea le case nel popolo di San Pancrazio, ma nell'antico in Por'San Piero abitante. Vedasi la Prefazione allo Specchio di vera Penitenza degli Accademici della Crusca. Firenze 1725.
          2. (Contuttociò, a piè del ritratto che precede a questo Elogio nella già detta raccolta, si leggono scolpite queste parole: Iacopo di Banco Passavanti. Siccome nel Necrologio del Convento di Santa Maria Novella e in altri documenti il nume del nostro autore è indicato non sotto la forma di Iacobus Passavanti, nè Passavantes, nè de Passavantis, ma sotto quella di Jacobus Passavante, così parrebbe che il nome del padre suo, invece di Baneo, fosse piuttosto Passavante. Tra i nomi usati in questa famiglia, secondo i monumenti raccoldi dal P. Ildefonso da S. Luigi nelle Delizie degli eruditi toscani, è quello di Passa, ch'è abbreviazione non dubbia di Passavante. Un Passo di Zuto fu certamente tra gl'illustri di questa casa, perchè quattro volte Priore dal 1302 al 1314; nominato in quest'anno tra i ribelli pel Sesto di Por'San Piero nella sentenza di Arrigo VII; infine Gonfaloniere nel 1307. Anche un Passa Passavanti trovasi inscritto tra i feditori per la battaglia dell'Altopascio nel 1325.
        2. Nelle Costituzioni de’ Frati Predicatori si determina che il Provinciale possa mandare due o Ire giovani abili per gli studi a Parigi. Dist. II, cap. 11. Da questo convento di Firenze furono colà inviati Fra Remigio di Chiaro de' Girolami, Pietro di Ubertino Strozzi, ed altri.
        3. Che era Fra Ugone di Vanseman, francese di Campagna, eletto Maestro dell'Ordine nel 1337 in Avignone, e ivi morto, 6 agosto 1341.
        4. Così il Necrologio e la Cronica del padre Biliotti, nella quale vien riferito, che dopo 70 anni fu compita la fabbrica della chiesa, essendone allora Operaio Frate Iacopo Passavanti.
        5. In un Codice amico membranaceo, esistente nell'archivio del convento, si legge facesse dipingere tutta la cappella maggiore da Andrea di Gione Orgagna. (Abbiamo dai sopra mentovati Monumenti raccolti dal P. Ildefonso (tom. IX, pag 446) che un Turino Baldesi, del popolo di s. Pancrazio, lasciò per testamento, nel 1348, lire mille per far dipingere nella Chiesa di Santa Maria Novella tutta l'istoria del Testamento vecchio; e più fiorini trecento d'oro per costruire la maggior parte della chiesa, che risponde alla Piazza nuova; nominando ad esecutore testamentario frate Iacopo Passavanti. Vedesi anche la Prefazione degli accademici, pag. VI. Potrebbe qui aggiungersi, che allo zelo di questo religioso, per tanti rispetti insigne, si debbono principalmente le pitture della cappella Strozzi ch'è nella testata a destra di essa chiesa; quelle dell'antico capitolo oggi detto il Cappellone degli Spagnuoli; il principio della facciata della chiesa, con le tre porte e loro ornamento. Intorno alle quali opere d'are, altre particolarità si leggono nelle Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti domenicani, del P. Vincenzo Marchese (seconda edizione; Firenze, coi tipi del Le Monnier, 1834, in 18), Volume I, pag. 120 e seg.)
        6. É il celebre vescovo Acciajuoli, che condusse una delle tre congiure per le quali fu cacciato da Firenze il Duca d'Aleno
      2. Abbiamo dai sopra mentovati Monumenti raccolti dal P. Ildefonso (tom. IX, pag 446) che un Turino Baldesi, del popolo di s. Pancrazio, lasciò per testamento, nel 1348, lire mille per far dipingere nella Chiesa di Santa Maria Novella tutta l'istoria del Testamento vecchio; e più fiorini trecento d'oro per costruire la maggior parte della chiesa, che risponde alla Piazza nuova; nominando ad esecutore testamentario frate Iacopo Passavanti. Vedesi anche la Prefazione degli accademici, pag. VI. Potrebbe qui aggiungersi, che allo zelo di questo religioso, per tanti rispetti insigne, si debbono principalmente le pitture della cappella Strozzi ch'è nella testata a destra di essa chiesa; quelle dell'antico capitolo oggi detto il Cappellone degli Spagnuoli; il principio della facciata della chiesa, con le tre porte e loro ornamento. Intorno alle quali opere d'are, altre particolarità si leggono nelle Memorie dei più insigni pittori, scultori e architetti domenicani, del P. Vincenzo Marchese (seconda edizione; Firenze, coi tipi del Le Monnier, 1834, in 18), Volume I, pag. 120 e seg.
    2. Ecco le parole del Salviati, da non tornare inutili, in ispecie per la studiosa gioventù. Al principio di essa Lettera dedicatoria: «Questo libro del Passavanti.... sempre l’ho riputato per una delle più belle prose che fosse scritta ne’ tempi del Boccaccio, quando il nostro idioma era ancora tutto puro.» E al fine della medesima: «Da pochi altri libri possono, per mio avviso, trarre i moderni uomini maggior profitto, che da questo del Passavantì; e ciò specialmente per queste due cagioni. La prima, perciocchè scrisse in un certo mezzo tempo che di leggiesi potè guardarsi da quelle voci che paion troppo antiche, senza bruttarsi col bastardume delle troppo moderne, che dappoi ci hanno portate gli scolastici, i latini gramalici e la miscliianza del nostro popolo; che è quel mezzo che oggi piace, massimamente a’ segretari de’ gran signori. La seconda, per la legatura delle parole, e per lo suono che ne nasce; con ciossiacosacliè, essendo l’Autore stato un gran maestro del ben parlare, solennemente nobililitò lo stile, senza spogliarlo di quella leggiadra semplicità che fu propria di quel buon secolo, e che dappoi a poco a poco s’è rivolta in una cotal tronfiezza e burbanza di favellare asiatico».
  2. Qui va corretto il Padre Gentili, affinchè non sembri che il Passavanti scrivesse l'opera la quale si dice essere di Fra Tommaso Guallense, o non nasca, come in taluno por nacque, il sospetto che invece la traducesse. La correzione consiste nello scrivere Additiones ad Commentaria, in vece di Additiones vel Commentaria; errore che l’elogista copiò (come potemmo accertarci) da memorie manoscritte che sono nel suo convento; e di cui facilmente sarebbesi ravveduto, siccome dell’altro abbaglio di credere fatta in Londra una stampa ch’è veramente di Lione, se avuto avesse sotto gli occhi il libro di cui riferivaci il titolo. Ma non essendo nemmeno a noi toccata una tale fortuna, daremo di esso la descrizione che ne abbiamo trovata in uno dei più accreditali bibliografi: «Divi Aurelii Augustini Hipponensis episcopi ad Marcellinum, De Civitate Dei contra Paganos Libro duo et vigiuti — Cum commentariis Thome Valois et Nicolai Triveth, nec non additionibus Jacobi Passauanti: atque Theologorum veritatibus Francisci Maronis. Effigies Augustini — 1520. Directorium in singulus totius operis libros indice certo congestum. In fine. F. Conradus Leontorius Muibronnensis Lectori amico salutem. — Tum: Opus praeclarum quam diligentissime emendatum atque correctum divi Aureli Augustini De Civitate Dei — Nuper Lugduni aere et impensis providi viri Ioannis Koburger Neremburgensis Bibliopolar per Calcografie gnarum Jacubum Sacon eiusdem civitati croem impressim Anno millesimo quingentissimo vigesimo mensis octobris die XV ad comunem studentium utilitatem tandem vero Dei qui est benedictus insaecula, fol. (panzer, Annales Typographici, Vol. VII, pag. 325). Giova avvertire a prò de’ futuri, come niuno de’ passati biografi del Passavanti ci abbia dato di quest’opera una competente informazione»
  3. Cosi nel Necrologio del convento: Fr. Iacobus Passavantis populi Sancii Pancratii, sacerdos, et predicator facundus et fervidiis. Fuit vir magnae religiouis et zeli, et in suis actibus et moribus circumcisus et coiitinens; audax et securus in veritate dicenda inpublico et in privato; tam expertus et dmtus in consiliis dandis, ut a Mojoribus et plurimis Civitatis esset in arduis consiliis requisittis, et in hoc singulariter nominatus. Ilic Ordinem Praedicatorum ingressus celalem teneram adliuc ducens, adeo profecit in scienlia et virtule, qiiod missua fuerit Parisios; linde rediens fuit Leclor Pisamis. Cum in Ordine annum quadragesimum transegisset, et fuisset ontiis pluribus Vicarius Domini Episcopi Florentini, anno 1357, die 15 junii, circa lertiam, ad occasum veniens viloe hujus, est honorifìce traditus sepolturae.
  4. Il luogo ove ora si vede il detto deposito, non è quello, essendosi dovuto trasferire, per la restaurazione ordinata da Cosimo I, l’anno 1565.
  5. Tomo I, pag. 646.
  6. Lo morte impedì al Fineschidi di compire la sua opera intorno agli illustri uoumini del Convento di Santa Maria Novella; e tra le carte da lui lasciate, che oggi sono nella Magliabechiana, come provenute dalla soppressione dei Cunventi, non trovasi cosa alcuna intorno al Passsavanti: bensì le vite intere di Niccolò da Prato, di Frate Angiolo Acciaiuoli e di Fra Simeno Salterelli.