Apri il menu principale

Rivista italiana di numismatica 1890/Lettera al chiarissimo Cav. F. Gnecchi

Giovanni Fraccia

1890 L Indice:Rivista italiana di numismatica 1890.djvu Rivista italiana di numismatica 1890

Lettera al chiarissimo Cav. F. Gnecchi Intestazione 16 marzo 2015 75% Da definire

Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1890


[p. 318 modifica] Una lettera del Cav. G. Fraccia. — Riceviamo, con preghiera di pubblicazione, la seguente, a cui diamo posto volentieri, sia per debito d’imparzialità, sia per lasciare, come abbiamo altre volte espresso essere nostro desiderio, che tutte le opinioni possano essere liberamente esposte nella Rivista. Mentre però diamo la lettera integralmente nella sua parte scientifica, abbiamo creduto opportuno sopprimervi qualche periodo, che da questo campo si allontanava, invadendone altri, di cui non giova intrattenere i nostri lettori.

È innegabile che nelle nuove ragioni apportate dal Cav. Fraccia vi sia dell’acume e della giustezza di vedute; e, quantunque intravvediamo qualche altra obbiezione, che vi si potrebbe fare, non crediamo il caso di prolungare la polemica, lasciando ohe il lettore si formi da sé il proprio [p. 319 modifica]concetto, ora che le due parti hanno esposto il loro modo di vedere. Non sarebbe stato d’altronde gentile da parte nostra il riservarci noi l’ultima parola. Ecco la lettera:

«Al Chiarissimo Cav. Francesco Gnecchi Redattore della Rivista Italiana di Numismatica — Milano.

« Nel fascicolo I, anno III, 1890, del pregevole periodico, ora da Lei e dall’egregio di Lei fratello diretto, leggo a pag. 160-162 due articoli, co’ quali è a Lei piaciuto onorare di sua autorevole recensione i due ultimi miei opuscoli: Su due contromarche in monete romane, ed Antiche monete siciliane, ecc.

« Nel rendere alla Signoria Vostra Chiarissima le più sentite grazie per tanto onore e per tutti i benevoli apprezzamenti e gentili espressioni usate a mio riguardo, io La prego accordare ospitalità nelle colonne dello stesso plaudito periodico alla presente, mercè la quale vorrà, spero, permettermi le seguenti brevi e rispettose osservazioni, responsive a’ cortesi appunti da Lei fattimi, e de’ quali io mi tengo non meno onorato.

. . . . . . . . . . .


« Venendo al merito di ciascun di essi, ed incominciando da quello ch’Ella esamina l’ultimo, cioè «Antiche monete siciliane,» ecc., due cose Ella vi lamenta: 1° la mancanza delle Tavole; 2° la scelta del Buonarroti nel pubblicarlo. Ed io le dirò francamente che trovo, in generale, la prima giustissima; né, in generale, ho per essa che le attenuanti; e della difficoltà de’ mezzi (più che pecuniaria, di materiale esecuzione in Palermo, facendo capo al Museo); e dell’esempio, certamente non nuovo di tanti altri cataloghi, repertori, ecc, ed anche grandi opere; e finalmente dell’essermi io perciò a tutt’uomo studiato di supplirvi, oltrecchè col richiamo a quegli altri miei lavori che n’eran forniti, con tali minute e precise descrizioni, di cui i provetti cultori di numismatica, pe’ quali io veramente scrivo, potevano restar contenti, come difatti è avvenuto.

« In particolare però, e per quel che riguarda l’altra parte di questo primo lamento, quella, cioè, relativa a verifica, controllo, fiducia, ecc., a me basta farle semplicemente notare (ciò che per altro risulta dal cenno preliminare, e va per ogni singola moneta indicato dalle corrispondenti iniziali poste in margine per additarne la provenienza), che trattandosi di monete tutte già appartenute da insigni e reputatissime collezioni, e tutte poi scelte, acquistate, accettate, classificate, collocate, registrate, in uno dei primi Musei d’Italia, qual è quel di Palermo, concepir su di esse, foss’anche una [p. 320 modifica]sola, il menomo sospetto, sarebbe lo stesso che concepirlo e mancar di fede a quelle collezioni, a quel Museo, ed agli illustri uomini che l’han diretto e il dirigono.

« Quanto al secondo di Lei lamento poi circa la scelta del Buonarroti per la pubblicazione di quest’opuscolo, Le fo primieramente riflettere che gli esemplari destinati agli Istituti, ai periodici ed ai personaggi nostrani e stranieri in numismatica più competenti furono le tirature a parte (estratti) fattine appositamente eseguire; ma che del resto, per quanto grandi ed invadenti fossero le odierne tendenze a specializzare, com’Ella ben dice, e la superiorità in ciò della Rivista non sarà mai certamente (è almeno a sperarlo) che si arrivi a tal punto di esclusione, da interdire la concorrenza ad ogni altro periodico letterario e storico, che non sia affatto da sezzo, qual certamente non è il Buonarroti.

. . . . . . . . . . .


« Passiamo ora all’altro mio opuscolo: Su due contromarche in monete romane, ecc.

« Crede dunque anch’Ella che soverchia sia l’importanza da me attribuita alla contromarca APRON sul G. B. della Quinctia da me prodotto, e crede così perchè a stabilire che Apronio fosse monetario di Augusto e non di Giulio Cesare, meglio che questa mia, che pur Le piace ammettere che sia una prova, « ne abbiamo già un’altra più sicura nelle monete di Galo, Messalla e Sisenna compagni monetari di Apronio sotto di Augusto, che sono dell’identico tipo. — Ma stando sempre alla distinzione ch’io fo nel mio opuscolo fra prove di fatto, ricavabili da monumenti, e teoriche induzioni, non era appunto questo ch’io a pag. 5 e 6 dimostrava non provar nulla? — Che cosa difatti, io diceva, potevan provare questi quattro piccoli bronzi di tipo affatto alieno a qualsiasi cronologica applicazione, quando di tutti questi quattro monetari «non vi si trova che il solo nome, senza alcun prenome o soprannome che potesse con maggior probabilità fissarne l’epoca; quando son essi storicamente sconosciuti, come Sisenna e Gaio, o di nome comune all’epoca di Cesare e di Augusto come Messalla ed appunto il nostro Apronio?» — Si degni Ella adunque, Chiarissimo Signore, rileggere quelle due pagine del mio povero opuscolo, e nella pienissima sua buona fede si convincerà che l’importanza da me, in quel senso, attribuita alla monete in parola non era per niente soverchia.

« Ed ora all’altra contromarca, NCAPR.

« Ella crede ch’io abbia non citata, anzi a bella posta taciuta per rendere la mia più accettabile quella spiegazione che stima invece [p. 321 modifica]ragionevolissima e oramai comunemente ammessa come la vera ed alla quale dichiara attenersi come assai più ovvia: l’antica spiegazione Nero Caesar Aug PRobavit.

« Ma su questa interpretazione, ch’Ella suppone non poter essere da me ignorata, io comunque si fosse, non poteva, non che come Lei adagiarmi, pih che tanto fermarmi: prima, perchè non comunemente ammessa, com’Ella dice, ma anzi da nissuno dei più insigni scrittori di contromarche da me consultati e citati nemmen ricordata; secondo perchè ne così ragionevole e molto meno poi vera, com’Ella asserisce, ma invece assolutamente da escludersi in quanto che (lasciando anche stare, se così Le piace, il nesso AP e la finale ON dell’altra, che secondo me, e com’io ho dimostrato, deve darci la chiave e la spiegazione ragionevole e vera di questa), mentre questa contromarca non appare più intera, in alcuna delle monete intermedie fra quelle del 1° anno di Claudio e quelle di Nerone, le lettere NC si trovano poi in monete a Nerone posteriori. E difatti non più un solo intero NCAPR si trova in alcuna delle altre monete dello stesso Claudio; né di Messalina, né di Britannico, né di Agrippina giovine, ecc.; né è suppoponibile che giusto in quel periodo di 13 anni quanti ne corrono sino a Nerone, in nessuna di esse si fosse più applicata, massime se per causa politica, o per bisogno di aumentarne il valore; ciò che, come infra rammenterò, non necessitava ch’esse fossero fruste. — Vediamo invece le lettere NC che formerebbero il cavallo di battaglia di quella spiegazione (il famoso supposto Nero Caesar) su monete a Nerone posteriori, su quelle segnatamente di Vespasiano, che ne portan bensì il nome in contro marca, e difatti il de Saulcy, in questo genere a tutti maestro, cercava interpretare Nummi Centum. Or, tutto questo mi pare ch’io già l’avea nel mio opuscolo largamente dimostrato, perché non mi fosse stato mestieri di ricorrere a tacere a bella posta una spiegazione ovvia e comoda sì a chicchessia, ma ragionevole o vera non mai.

« Ed ora veniamo alla mia:

« A Lei pare, o almeno Ella dubita, che la spiegazione da me proposta non possa essere seriamente accettata inquantoche non abbia un fondamento ragionevole. E ciò per due principali motivi: 1° non trovarsi in nessun documento storico resistenza di una Coorte Aproniana; e questo Le fa pensare che io al solo scopo di dare la spiegazione di una contromarca voglia creare (sic) una coorte; 2° il ripetersi di questa stessa contromarca su’ bronzi di Claudio portanti la data del 41 d. C. mentre la prima contromarca di Apronio sarebbe del 12 a. C. anteriore cioè di 53 anni: e sebben riconosca ch’io sia riuscito a provare che materialmente la cosa non era impossibile, trova pure [p. 322 modifica]questa possibilità materiale ben diversa dalla probabilità; né sa spiegarsi come i bronzi di Claudio fossero già frusti (dacché, come ognun sa, Ella aggiunge, i bronzi contromarcati di Claudio come tutti in generale quelli portanti contromarca sono di pessima conservazione) e avessero perciò bisogno di una contromarca nell'anno stesso in cui venivano battuti.

« Ma io La prego a voler riflettere (ciò che bensì risalta da tutto il mio povero e mal compreso lavoro):

« 1° Che qui non si tratta di una Coorte storica, rammentata in un monumento stabile; sibbene di una semplice contromarca castrense di occasione, in cui momentaneamente veniva applicato il nome di colui che ordinava o permetteva un nuovo corso fiduciario;

« 2° Che, difatti, qui non si tratta più del Monetario di Augusto del 12 a. Cristo; ma bensì del Proconsole, Generale di Armata, Governatore di piazze forti, che appunto in que' 53 anni e sino all'ultimo di essi vediam figurare in Africa e in Germania nella stessa persona di Lucio Apronio.... Ed ora non Le dispiaccia ch'io aggiunga (ciò che non trovasi nel mio opuscolo, ma Ella non doveva ignorare) un prezioso riscontro di fatto, un monumento, cioè, che nel modo più solenne ed indiscutibile costringe a non potersi più mettere in dubbio nel nostro personaggio quella continuata superiore ingerenza negli affari monetali delle Provincie da lui occupate, ch’io, per solo teorico e storico intuito, aveva già indovinata; convertendo così quella ch'Ella chiama possibilità materiale ben diversa dalla probabilità, in una quasi certezza. — Farlo di quei grandi, mezzani e piccoli bronzi (intere monete di tutto conio e non contromarche) battuti in Africa sotto Tiberio ed appunto durante la guerra contro Tacfarina (pag. 11 del mio opuscolo), nell’anno 20 di C: « PERMISSV L • APRONI • PROCOS III • » come nella loro leggenda si legge. (V. Müller, Numismatique de l'ancienne Afrique. Vol. II, pag. 155 e seg. — E. Cohen 2° ed. I pag, 208, n° 216; pag. 210, n° 251.

« Non fo commenti. — Torno alla contromarca in esame.

« Nel farmi infine l’ultimo appunto, a Lei certamente anche sfuggiva quant'io altresì avea dimostrato: di tali contromarche Castrensi non esser solo a cercar ragione nel deperimento metallico delle monete su cui vennero applicate; ma bensì, e meglio, nel bisogno di crescerne il valore con un temporaneo e più alto assegno fittizio. E di fatti ed a maggior prova del mio assunto, in preveggenza dell’obbiezione da lei fatta, a pag. 13, nota 3°, io segnalava alcuni esemplari battuti « indubbiamente in quest’anno 41 di C. (uno specialmente della Collezione Nissardi) che lungi dall’esser frusti sono fior di conio e la nitida contromarca vi appare evidentemente coeva al conio [p. 323 modifica] stesso, come appunto doveva avvenire essendovi stata applicata nell’anno medesimo.»

« Ma predicava io dunque al deserto?!

« Spero che no; e qui fo punto, sicuro anzi che per tutte le suesposte ragioni anch’Ella non tarderà a farmi quella giustizia che molti mi han fatta; nel senso almeno, onde testé me l’ha resa uno dei più competenti nummologi contemporanei con queste parole:

« La conclusion de vôtre travail est amenée par un raisonnement aussi logique que serre, et pour ma part je la crois benne. À moins de nouvelles découvertes, je ne vois pas sur quels arguments on pourrait s’appuyer pouf la combattre.

« E la riverisco

« Aprile 1890.

« Obbl.mo
«Giovanni Fraccia».

«P. S.

« Non era nemmeno nel mio opuscolo, né sopra va rammentato (ma Ella avrebbe bensì dovuto saperlo) quant’ora, a maggior conferma di tutto, e salvo a meglio svilupparlo e trattarlo in appresso, sono ben lieto di poter anche aggiungere relativamente alla contromarca NCAPB.

« Trovo io ora adunque che non solo in Africa nella guerra contro Tacfarina, monete di ogni modulo furon battute: FERMISSV L. APRONI; ma che vi ha di più:

« Abbiamo un altro M. B., bensì per intero e sempre col dritto di Tiberio, portante nel rovescio la testa di Druse, ed intorno: L. APRONIVS HIPPONE LIBERA (Müller II, pag. 167, N. 378 E. Cohen, 2.° ed., I, pag. 220, N. 2).

« Né è tutto:

« Abbiamo in altre monete dello stesso genere nientemeno che il nome di Apronio, o tutto intero con l’A e la P legate (APRON) in un piccolo bronzo di tutto conio (Müller II, pag. 165, N. 303 — E. Cohen 2.° ed., pag. 210, N. 251), ovvero in contromarca portante non solo le stesse due prime lettere ugualmente legate (AP), ma bensì e meglio, tutte e tre del mio opuscolo, in unica sigla (AR) (Müller II, • pag. 4, N, 5, e pag. 7, N. 25).

« E né basta: Tanto nell’anzidetto piccolo bronzo, quanto in questa contromarche, abbiamo il nome di Apronio preceduta da una C staccata; cioè; C. APRON; C AP, e C AR.

« Ne vorrebbe di più?

« O non Le pare ora nemmeno che dal 12 a. C. in giù il nome di Apronio possa riapparire sulle monete ad indicare il personaggio [p. 324 modifica]medesimo? ancor non Le pare che l’AP molto più poi AR debbano assolutamente escludere (come a me era già bastato desumere dalla moneta Vallero) qualsiasi Probavit o Probata, e simili; e dell’egual maniera la C che sola precede quel nome qualsiasi Caesar o altro che non fosse la da me creata Coorte? — E così essendo, non Le pare un vero peccato che a completare la contromarca NCAPR ora non manchi che la sola N; e che la crudele assenza di questa lettera venga a dare il colpo di grazia al tanto comodo e vagheggiato Nero?!....

« G. Fraccia. »