Rime varie (Alfieri, 1912)/XXVII. Ad una danzatrice

XXVII. Ad una danzatrice

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XXVII. Ad una danzatrice
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XXVII [xlv].1

Ad una danzatrice.

Agil pié che non segni in terra traccia,
2 lieve lieve, in mille guise elette,
Armonïose scaltre carolette,
4Intrecci, onde ogni cuor vinto si allaccia;
O sia3 tu spicchi un breve vol, che faccia
Intorno intorno tremolar le aurette;
O sien tue mosse al suolo in sé ristrette,4
8Fervide e triste, ch’una l’altra caccia:5
A tue bell’arti campo esser vorria,
Non venal palco6 infra inesperto coro,
11Ma verde piaggia, ove smaltato pria
Natura avesse di vermiglio e d’oro.7
Il gran Giove mirarti ivi dovria
14Danzar fra le tre Grazie, e vincer loro.


Note

  1. Sonetto composto il 23 ottobre 1780, a Firenze.
  2. 2. Sí, ma.
  3. 5. O sia, sia che.
  4. 7. Dante (Purg., XXVIII, 52 e segg.):
    Come si volge con le piante strette
    A terra ed intra sé donna che balli
    E piede innanzi piede appena mette...
  5. 8. Caccia, forse, fa dimenticare.
  6. 10. Il venal palco, è, con dispregio, il palcoscenico.
  7. 11-12. Dante (Purg., VII, 79 e segg.):
    Non avea pur natura ivi dipinto,
    Ma di soavità di mille odori
    Vi faceva un incognito indistinto.