Rime varie (Alfieri, 1912)/CLII. Che sia il Poeta

CLII. Che sia il Poeta

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CLII. Che sia il Poeta
CLI. Ad una tortorella CLIII. Alla madre

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CLII.1

Che sia il Poeta.

Poeta, è nome che diverso suona
Appo genti diverse in varia etade;2
Onde, or nel limo vilipeso ei cade,
4 Or l’uom dal mortale essere sprigiona.3
Ma uman giudizio torre o dar corona
Mal può d’un’arte, che divina invade
Gli almi suoi mastri,4 e alle superne strade

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8 Con disusato ardito vol gli sprona.
Ben può sentenza il volgo dar su i vuoti
Armonïosi incettator d’oblío,
11 Di baje pregni, e al vero Apollo ignoti:5
Ma prezzar quelli, che il furor natío
Sforza a dir carmi a Verità devoti,6
14 Non l’osi, no, chi non è Vate, o Iddio.


Note

  1. Questo sonetto, uno dei piú robusti e de’ meglio verseggiati fra quanti ne compose l’A., fu scritto il 29 ottobre 1790, a Parigi.
  2. 2. Appo genti diverse, nello spazio, in varia etade, nel tempo.
  3. 4. Eleva l’uomo ad altezze sublimi.
  4. 7. Gli almi suoi mastri, coloro che la esercitano con nobiltà d’intendimenti, con altezza di propositi.
  5. 9-11. Il volgo può giudicare di coloro che, cantori di frivolezze (di baie pregni), non possono aspirare all’immortalità, ma, coi loro versi vuoti ed armoniosi, procacciano a se stessi l’oblio; allusione alla infinita schiera degli Arcadi, di cui solamente pochi son vivi oggi nella nostra memoria.
  6. 13. Devoti, sacri; si legga nella parte del Misogallo riferita nel séguito di questo volume il bellissimo son. alla Verità.