Quando il pensiero umano (1834)

Gabriello Chiabrera

XVII secolo Indice:Opere (Chiabrera).djvu Letteratura Quando il pensiero umano Intestazione 28 luglio 2023 75% Da definire

Allor che l'ocean, regno de' venti La ghirlanda fiorita
Questo testo fa parte della raccolta Canzoni eroiche di Gabriello Chiabrera


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LXX

Quando nelle bocche di Bonifazio conquistossi una galera d’Algieri, e si sorprese la Prevesa, si ferono schiavi trecentotrentuno, e si presero sessantanove pezzi d’artiglieria

III

Quando il pensiero umano
     Misura sua possanza
     Caduca e frale, ei sbigottisce e teme;
     Ma se di Dio la mano,
     5Che ogni potere avanza,
     Ei prende a riguardar, cresce la speme.
     Ira di mar che freme
     Per atroce tempesta,
     Ferro orgoglioso che le squadre ancida,
     10Non turba e non arresta
     Vero ardimento che nel Ciel confida.
Sento quaggiù parlarsi;
     Un piccioletto regno
     A vasto impero perchè dar battaglia?
     15Alpe non può crollarsi;
     E di leon disdegno
     Non è da risvegliar, perchè t’assaglia. —
     Meco non vo’ che vaglia
     Sì sconsigliata voce,
     20Ed ella Gedeon già non commosse,
     Quando scese feroce
     Nell’ima valle, e ’l Madïan percosse.
Ei, gran campo raccolto
     Di numerose schiere,
     25Vegghiava a scampo del natío paese;
     E da lunge non molto
     Spiegavano bandiere
     Gli stuoli pronti alle nemiche offese:
     Ed ecco a dir gli prese
     30Il re dell’auree stelle:
     Troppa gente è con te, parte sen vada;
     Crederebbe Israelle
     Vittoria aver per la sua propria spada. —
Quivi il fedel campione
     35Di gente coraggiosa
     Sol trecento guerrier seco ritenne;
     Poscia per la stagione

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     Dell’aria tenebrosa
     Le squadre avverse ad assalir sen venne;
     60Poco il furor sostenne
     La nemica falange;
     Ei gli sparse e disperse in un momento.
     Febo, ch’esce dal Gange,
     Le nebbie intorno a sè strugge più lento.
65Così gli empj sen vanno,
     Se sorge il gran Tonante,
     Della cui destra ogni vittoria è dono:
     Il Trace è gran tiranno;
     Ma sue forze cotante
     70Nè di diaspro nè d’acciar non sono.
     Forse indarno ragiono?
     Ah no, che oggi sospira
     Algier de’ legni suoi l’aspra ventura,
     E Prevesa rimira
     75De’ bronzi tonator nude sue mura.
Diffonde Etruria gridi,
     Gridi che vanno al cielo,
     Al ciel seren per nostre glorie e lieto;
     Così nei cori infidi
     80Spandi temenza e gelo,
     Gran Ferdinando, per divin decreto:
     Mal volentier m’accheto;
     Nocchier, che i remi piega
     In bella calma, empie di gaudio il petto;
     85E cantor che dispiega
     Consigli di virtù, prende diletto.
Popolo sciocco e cieco,
     Che militar trofei
     Speri da turba in guerreggiar maestra,
     90Quali squadre ebbe seco
     Sanson tra’ Filistei,
     Quando innalzò la formidabil destra?
     Ei da spelonca alpestra
     S’espose in larga piaggia
     95A spade, ad aste di suo strazio vaghe,
     Quasi fera selvaggia
     Data in teatro a popolari piaghe.
Ma sparsi in pezzi i nodi,
     Onde si trasse avvinto,
     100D’acerba guerra suscitò tempesta;
     Per sì miseri modi
     All’esercito vinto
     La forza di sua man fe’ manifesta:
     E sull’ora funesta
     105Per lui non s’armò gente,
     Nè di faretra egli avventò quadrella;
     Ma vibrò solamente
     D’un estinto asinel frale mascella.
Al fin chi lo soccorse
     110Dentro Gaza, là dove
     Le gravissime porte egli divelse,
     E rapido sen’ corse,
     (Incredibili prove!)
     E le portò sulle montagne eccelse?
     115Dio fu, Dio, che lo scelse,
     E di fulgidi rai
     Si chiaro il fece ed illustrollo allora:
     Nè perirà giammai
     Chi s’arma, e del gran Dio le leggi adora.