Poesie varie (Angelo Mazza)/Inni e odi/VIII. La notte

VIII. La notte

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VIII

LA NOTTE.

     Giá il «sì» focoso e timido
dai fidi labbri uscio,
conforto ai lunghi spasimi
del marital desio.

     5Invan di tarde lacrime
scolori, o bella, il viso;
invan d’incerti palpiti
agiti il cor conquiso:

     Amor sen ride, ed avido
10del lacerato velo
punge la notte a correre
l’azzurre vie del cielo.

     Salve, o agli amanti cognita
e del silenzio amica,
15figlia stellata argentea
de la gran madre antica!

     Cosi ’l prolifich’Erebo
colmi a te sempre il grembo;
il tuo viaggio limpido
20non turbi oscuro nembo;

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     a te nascente mormori
fresco cader di fonti,
e ’l bruno manto allunghino
i vallicosi monti,

     25e l’usignol patetico
il queto aere rallegri,
quando i color rimescoli
e ’l basso mondo annegri.

     Deh, presta scendi, ed agiti
30solo Imeneo le tede,
che Amor con l’ali ventila
e la pudica fede!

     Sotto il tuo vel pacifico,
che altrui coraggio addoppia,
35vite novelle tessere
arde amorosa coppia:

     ma, se piú tardi a premere
ne l’onda esperia il sole,
non sará tua la gloria
40de l’augurata prole.

     Udisti. Ecco le tremole
aurette occidentali,
che l’arso ciel ristorano
col battere de l’ali.

     45Ecco scintilla l’Espero
che a’ sposi è caro tanto:
non gli far torto, o vergine,
con le querele e ’l pianto.

     Pensa, o donzella amabile
50che donna or or sarai:
ascendi al sacro talamo,
e rasserena i rai.

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So che ti punge l’animo
desio del tetto avito,
55e temi i dritti incogniti
del cupido marito.

     Ma che dirai, se al compiere
di que’ diritti stessi,
si spargeran d’ambrosia
60i mal temuti amplessi?

     Cosí, fra be’ fantasimi
che il sonno a lei pingea,
la figlia alma d’Agenore
del suo destin temea;

     65ma, poi che seco i talami
l’Egioco divise
volse la téma in giubilo,
e al rapitor sorrise.

     Te non rapita, e libera
70ostia d’amore eletta,
l’innamorato giovine
al sacrifizio affretta.

     Ve’ che leggiadre imagini
volano a te d’intorno,
75ferme di non rimoversi
che a l’apparir del giorno!

     Queste fan cenno a l’invido
Sonno che non s’inoltri;
quelle il Piacere invitano
80ad agitar le coltri.

     Qua, vezzeggiando, trescano
la Voluttá, la Spene,
ed il Pudor deridono
che impallidisce e sviene.

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     85Lá un’alma lieve e cupida
di ber l’etereo raggio
il buon momento accelera
di farti in sen passaggio.

     Deh! far, bell’alma, piacciati
90sul limitar dimora;
cheta verrai con Morfeo
sul romper de l’aurora.

     E tu, devota a Cipride,
credi, deh, credi a lei,
95degli uomini delizia,
delizia degli dèi.

     Piega il bel fianco turgido,
ov’usa Amor suo dritto,
di movere sollecito
100al genial conflitto.

     Un danno, oh Dio! non piangere,
che riparar non puoi:
le madri anche il soffersero
de’ piú famosi eroi.

     105Cosí spiegar potessero
a tanta speme il core
quelle che Amore invocano,
ma non le ascolta Amore!

     Chiamin sui labbri l’anima
110i bei sospir loquaci,
e ’l molle fior ne colgano
sospirosetti i baci.

     Soave occulto tremito
l’ime midolle scuota,
115ricerchi un pallor subito
la delibata gota.

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E, come i lumi nuotano
entro il soverchio affetto
e in ogni vena palpita
120il facile diletto,

     di vellicante senape
Feconditade intessa
ghirlanda al capo languido
de la donzella oppressa.