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Piccoli bronzi da Antonino Pio a Severo Alessandro

Francesco Gnecchi

1888 Indice:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu Rivista italiana di numismatica 1888

Monete imperiali inedite nella collezione Gnecchi Intestazione 25 febbraio 2012 75% Numismatica

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1888

Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della serie Appunti di numismatica romana

[p. 291 modifica]

IV.


PICCOLI BRONZI

DA ANTONINO PIO A SEVERO ALESSANDRO



Incominciando dell’epoca d’Antonino Pio e scendendo fino a quella di Severo Alessandro o poco oltre, troviamo nella seria numismatica romana una specialità, che si limita a questo periodo con nessuna eccezione né prima né dopo, troviamo cioè un certo numero di piccole monete di bronzo, sulla cui natura non sono ancora bene d’accordo i numismatici.

Il Cohen, descrivendo queste monete, non attribuisce loro alcuna importanza, e tiene anzi nota unicamente di quelle del Gabinetto di Francia, ammettendole senz’altro quali falsificazioni di monete d’argento. Mi pare però che tale opinione non si possa accettare senza alcun riserva, e non è forse fuori del caso l’accennare ad altra ipotesi, a sostegno della quale vi sono per lo meno tante ragioni quanto per la prima. Ma per cominciar dal principio, queste monete non possono uscir da una delle tre seguenti categorie: prove di monete d’argento, falsificazioni di queste, o vere monete di bronzo.

[p. 292 modifica]Non pare ammissibile l’ipotesi che siano prove di zecca. Sarebbero troppo numerose e d’altronde perchè ne sarebbero rimaste di soli pochi imperatori, mentre nessuna ce n’è pervenuta di tutti gli altri, non esclusi quelli che ebbero una monetazione eccezionalmente varia ed estesa? Abbandonata dunque senz’altra discussione questa prima ipotesi, ci rimangono le altre due. Generalmente le monetine in discorso vengono considerate come falsificazioni di monete d’argento, dirò meglio come anime di bronzo di antichi denari falsificati e che hanno perduta l’argentatura, monete sfoderate, defourrées come le chiamano i francesi. Tale opinione che è, come si disse, quella del Cohen e dei suoi successori, ha il suo principale fondamento in ciò che questi piccoli bronzi riproducono esattamente i tipi dell’argento e sembrano anzi un prodotto dei medesimi conii. Ci sono però ragioni che militano nel campo opposto e che, a mio parere, condurrebbero a ritenere queste monete come vere monete di bronzo, quantunque battute coi conii dell’argento; e due principalmente di tali ragioni mi sembrano forti. Prima di tutto non mi è mai occorso di trovare una di queste monete che conservasse ancora in tutto o in parte la superficie d’argento che l’avrebbe dovuta anticamente ricoprire; e nessuna di queste monete ha il tipo delle vere monete suberate, come se ne trovano moltissime dei tempi della republica e un certo numero anche dei tempi dell’impero fino all’epoca degli Antonini. In secondo luogo le impronte dei conii su questi piccoli bronzi sono troppo nette e troppo precise per lasciar supporre che al disopra del bronzo ci fosse una lamina superficie d’argento; e giova considerare che, coi mezzi di cui potevasi allora disporre, l’argentatura si doveva fare di un sensibile spessore, come [p. 293 modifica]del resto lo provano le molte monete suberate che ci sono rimaste.

Se a una moneta suberata leviamo la lamina di argento che la ricopre, ci resta un’anima di bronzo su cui il conio non ha stampato che assai imperfettamente e rozzamente la propria impronta, un pezzo di bronzo quasi informe e lontanissimo dalla finezza dei piccoli bronzi in discorso.

I quali ripeterò sono fatti colla massima accuratezza, e i conii da cui furono prodotti non sono per nulla inferiori a quelli dei denari d’argento, tanto da potersi ritenere che siano i medesimi; mentre le falsificazioni delle monete imperiali sono sempre dal più al meno inferiori come arte e come finezza alle monete autentiche.

Per queste ragioni mi sembra appoggiata su debole base l’opinione generalmente accettata, e mi parebbe più naturale che tali monete si considerassero come veri piccoli bronzi. Furono essi battuti coi conii dell’argento? A qual’epoca precisamente incominciarono e per qual legge? Quando e perchè finirono?

Quale finalmente era il loro rapporto colle altre monete contemporanee? Ecco dei quesiti a cui non mi trovo in grado di rispondere; ma non perciò la mia ipotesi mi sembra più improbabile dell’altra.

II Cohen osserva, e a ragione, che esistono alcune piccole monete di bronzo principalmente al regno di Severo Alessandro, aventi un tipo differente da quelle prodotte coi conii dell’argento e che si possono considerare come veri piccoli bronzi. Verissimo; ne possiedo taluni anch’io nella mia collezione, fra cui il seguente sconosciuto a Cohen:

D/ — IMP • SEV • ALEXAND • AVG •
Busto laureato a destra col paludamento.

[p. 294 modifica]R/ — PONTIF • MAX • TR • P • II • COS • P • P •
Roma seduta a sinistra con un’asta e una Vittoria, al suo fianco uno scudo. (Anno 223, d. C).

Ma, ammesso pure che ci siano questi piccoli bronzi di fabbrica siriaca o non romana, ciò nulla toglie alla ipotesi precedente, non impedisce che anche gli altri, di cui s’è finora discorso, si possano considerare come vere monete di bronzo di fabbrica romana.

Abbiamo anche al tempo di Gallieno un certo numero di monete battute in basso argento (che il buon argento non era più conosciuto a quei tempi), e in bronzo coi medesimi conii. Certo qui siamo nell’epoca della maggior confusione e della maggiore anarchia monetaria, ma non è supponibile che, per quanto abituato alle angherie e ruberie degli zecchieri, il buon popolo romano insieme a un pessimo argento si accontentasse di accettare per argento monete di puro bronzo. Conviene quindi ammettere che vi fossero monete d’argento e di bronzo apprestate coi medesimi conii, e per similitudine si può ammettere che tal fatto esistesse anche anteriormente; colla differenza, che, se al tempo di Gallieno le monete d’argento sono talora difficili a scernersi da quelle di bronzo, causa la estrema decadenza della lega, tanto che di solito nelle collezioni se ne fa una categoria sola e chi le classifica argento, chi invece bronzo, ai tempi che corrono da Antonino ad Alessandro le monete di bronzo sono distintissime da quelle d’argento e senza nessun pericolo di confusione.

E concluderò dunque che per sostenere le dette monete essere falsificazioni di denari d’argento, bisognerebbe provare due cose: Primo, come gli antichi conoscessero un mezzo d’argentatura simile a quella della [p. 295 modifica]galvanoplastica, simile intendo per gli effetti; come potessero cioè prima o dopo della coniatura mettervi una superficie così sottile d’argento, che permettesse al bronzo di ricevere l’impronta del conio con tutta perfezione. Secondo, come tale argentatura possa essere scomparsa completamente in modo da non lasciare più la minima traccia di sé in nessuno degli esemplari che ci sono pervenuti. E credo difficile provare queste due cose.

Faccio seguire a questa nota la descrizione di 16 piccoli bronzi della mia collezione, che mancano al Gabinetto di Francia e quindi al Cohen. O queste sono vere monete, come io le credo, e in questo caso, come di qualunque altra categoria di monete, è bene se ne conosca il maggior numero possibile; o non hanno alcuna importanza, come riteneva Cohen, e allora non vedrei per quale scopo si pubblicarono quelle del Gabinetto di Francia.

Dalla descrizione che segue si vedrà che, se la massima parte di questi piccoli bronzi sono la fedele riproduzione di denari d’argento, ve ne sono però alcuni che presentano alcune varianti. Questi potrebbero essere stati coniati solamente in bronzo; ma potrebbe darsi egualmente che esistessero, quantunque a noi ignoti, i corrispondenti denari d’argento.

ANTONINO PIO.


1. D/ — ANTONINVS AVG • PIVS P • P •
Testa laureata a destra.

R/ — COS • IIII •
Fulmine su di un trono.
(Conio del danaro d’argento descritto al N. 186 di Cohen).

2. D/ — IMP • CAES • T • AEL • HADR • ANTONINVS • AVG • PIVS P • P •
Testa laureata a destra. [p. 296 modifica]R/ — TRANQ – (all’esergo) TR • POT • XIIII • COS • IIII (in giro).
La Tranquillità a destra con un timone e due spighe.
(Conio dell’argento, Coh. N. 253).

3. D/ — ANTONINVS AVG • PIVS • P • P • IMP • II •
Testa laureata a destra.

R/ – TR • POT • XX • COS • IIII •
L’Abbondanza seduta a destra colla cornucopia. Ai suoi piedi un cesto di spighe.
(Conio dell’argento, Coh. N. 882).


SETTIMIO SEVERO.


4. D/ — DIVO SEVERO PIO.
Testa nuda a destra.

R/ — CONSECRATIO.
Trono su cui è una corona.
(Conio dell’argento, Coh. N. 67).

5. D/ — SEVERVS PIVS AVG
Busto laureato a destra.

R/ — INDVLGENTIA AVGG • IN CARTH •
Cibele seduta su di un leone corrente a destra con un fulmine e uno scettro.
(Conio dell’argento, Coh. N. 181).

6. D/ — L • SEPT • SEV • PERT • AVG • IMP • IIII •
Testa laureata a destra.

R/ — MARS PATER.
Marte ignudo e galeato col mantello svolazzante, gradiente a destra con un’asta e un trofeo.
(Conio dell’argento, Coh. N. 202).

7 D/. — Come il precedente.

R/ — P • M • TR • P • II • COS • II • P • P •
Marte come nel precedente.
(Conio dell’argento, Coh. N. 257). [p. 297 modifica] 8. D/ — L • SEPT • SEV • PERT • AVG • IMP • P •
Testa laureata a destra.

R/ — P • M • TR • P • III • COS • II • P • P •
Pallade armata a sinistra colla lancia e lo scudo.
(Conio dell’argento, Coh. N. 255).

9. D/ — SEVERVS AVG • PART • MAX.
Testa laureata a destra.

R/ — P • M • TR • P • VIII • COS • II • P • P •
Vittoria che vola a sinistra tenendo una ghirlanda con ambe le mani. Davanti a lei uno scudo su di un cippo.
(Conio dell’argento, Coh. N. 280).

10. D/— SEVERVS PIVS AVG •
Testa laureata a destra.

R/ — P • M • TR • P • XI • COS • II • P • P •
La Fortuna seduta a sinistra con un timone e una cornucopia. Sotto la sua sedia una ruota.
(Conio dell’argento, Coh. N. 285).

GIULIA DOMNA.


11. D/ — IVLIA PIA FELIX AVG •
Busto a destra.

R – MAT • AVGG • MAT • SEN • M • PATR •
Giulia seduta a sinistra con un ramo d’ulivo e lo scettro.
(Simile al denaro d’argento descritto da Cohen al N. 58; ma senza la mezzaluna che circonda il busto).

CARACALLA.


12. D/ — ANTONINVS PIVS AVG • GERM
Testa laureata a destra.

R/ – P • M • TR • P • XVII • COS • IIII • P • P .
Giove seminudo a sinistra col fulmine e lo scettro. Ai suoi piedi un’aquila.
(Conio dell’argento, Coh. N. 154).

[p. 298 modifica]

MACRINO.


13. D/ – IMP • C • M • OPEL • SEV • MACRINVS AVG
Busto laureato e corazzato a destra.

R/ — FELICITAS TEMPORVM.
La Felicità a sinistra con un caduceo e uno scettro.
(Variante del denaro d’argento descritto da Coh. al N. 9).


SEVERO ALESSANDRO.


14. — IMP • C • M • AVR • SEV • ALEXAND • AVG
Busto laureato a destra col paludamento.

R/ – ANNON • R • P • I • C •
L’Abbondanza a sinistra con una cornucopia in atto di riempire di spighe un modio che sta a’ suoi piedi.
(Tipo piuttosto rozzo. É probabilmente l’opera di un falsario che scrisse barbaramente la leggenda del rovescio intendendo imitare annona avg.).

15. D/ — Come il precedente.

R/ — P • M • TR • P • II • COS • P • P
La Fortuna a sinistra con un timone appoggiato sopra globo e una cornucopia.
(Simile al denaro descritto da Coh. ma senza la stella nel campo del rovescio).


ORBIANA.


16. D/ — SAL • BARBIA ORBIANA AVG
Busto diademato a destra.

R/ — CONCORDIA AVGG
La Concordia seduta a sinistra con una patera e una doppia cornucopia.
(Conio dell’argento, Coh. N. 1).