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Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/326


appunti di numismatica romana 293

del resto lo provano le molte monete suberate che ci sono rimaste.

Se a una moneta suberata leviamo la lamina di argento che la ricopre, ci resta un’anima di bronzo su cui il conio non ha stampato che assai imperfettamente e rozzamente la propria impronta, un pezzo di bronzo quasi informe e lontanissimo dalla finezza dei piccoli bronzi in discorso.

I quali ripeterò sono fatti colla massima accuratezza, e i conii da cui furono prodotti non sono per nulla inferiori a quelli dei denari d’argento, tanto da potersi ritenere che siano i medesimi; mentre le falsificazioni delle monete imperiali sono sempre dal più al meno inferiori come arte e come finezza alle monete autentiche.

Per queste ragioni mi sembra appoggiata su debole base l’opinione generalmente accettata, e mi parebbe più naturale che tali monete si considerassero come veri piccoli bronzi. Furono essi battuti coi conii dell’argento? A qual’epoca precisamente incominciarono e per qual legge? Quando e perchè finirono?

Quale finalmente era il loro rapporto colle altre monete contemporanee? Ecco dei quesiti a cui non mi trovo in grado di rispondere; ma non perciò la mia ipotesi mi sembra più improbabile dell’altra.

II Cohen osserva, e a ragione, che esistono alcune piccole monete di bronzo principalmente al regno di Severo Alessandro, aventi un tipo differente da quelle prodotte coi conii dell’argento e che si possono considerare come veri piccoli bronzi. Verissimo; ne possiedo taluni anch’io nella mia collezione, fra cui il seguente sconosciuto a Cohen:

D/ — IMP • SEV • ALEXAND • AVG •
Busto laureato a destra col paludamento.