Pescatori d'Islanda/Parte II/Capitolo III

Capitolo III

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Pierre Loti - Pescatori d'Islanda (1886)
Traduzione dal francese di Carlo De Flaviis (1911)
Capitolo III
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Capitolo Terzo.


Ella camminava da un’ora, svelta, agitata, respirando la brezza sana del largo. — Vi erano dei grandi cipressi piantati lungo il cammino. Traversava questi piccoli borghi di marinai che sono tutto l’anno battuti dal vento.

In uno di essi, dove il sentiero si restringeva tutt’ad un tratto tra alti e appuntiti tetti di paglia come delle capanne celtiche, un’insegna di osteria faceva sorridere.

«Al cedro cinese» e vi avevano dipinto due scimmie, con un vestito verde e rosa, le quali bevevano del cedro. Senza dubbio un capriccio di qualche antico marinaio ritornato là basso...

Passando ella guardava tutto; le persone che sono preoccupate per lo scopo del loro viaggio, si divertono sempre più delle altre ai piccoli dettagli della strada.

Il piccolo villaggio era lontano, e, a misura che avanzava su quest’ultimo promontorio della terra bretone, gli alberi si facevano più rari intorno a lei, la campagna più triste.

Il terreno era ondulato, roccioso, e da tutte le altezze si vedeva il gran mare. Ora, non più alberi; la landa rasa, dalle ginestre verdi, e qua e là i crocifissi stendendo al cielo le loro grandi faccie in croce, dando a tutto quel paese l’aspetto d’un immenso santuario di giustizia. [p. 45 modifica]Ad un crocevia, guardato da uno di questi Cristi enormi, Gaud esitò tra due strade da scegliere.

Una fanciulla che arrivava si trovò a tempo per tirarla d’imbarazzo:

— Buongiorno, signorina Gaud!

Era una piccola Gaos, una sorellina di Yann. Dopo averla abbracciata le domandò se i suoi genitori erano a casa.

— Papà e mammà, sì; solo mio fratello Yann è andato a Loguivy; ma credo che resterà a lungo fuori.

Egli non vi era! Ancora quel cattivo genio che lo divideva da lei dovunque e sempre! Pensò subito di rimettere la visita ad un’altra volta ma questa fanciulla che l’aveva vista in istrada avrebbe potuto parlare... Che cosa ne penserebbero a Pors-Even? Allora decise di continuare, indugiando nel cammino, per dargli il tempo di ritornare. Quella grande aria di mare che faceva gli uomini più forti, rendeva anche le piante più basse, corte, appiattite sul suolo duro. Nel sentiero erano delle piante, che spandevano nell’aria il loro odore salino.

Gaud incontrava di tanto in tanto dei passanti, gente di mare, che si vedeva a lunga distanza in questo paese nudo, piloti o pescatori che, scrutandola, sorpresi le davano il buon giorno; fisionomie abbrunite, molto maschie sotto il cappello di marinaio.

Il tempo scorreva lento, ella non sapeva che cosa fare per prolungare il suo cammino; i rari passanti si stupivano di vederla camminare così lentamente.

— Questo Yann, che cosa faceva a Loguivy l Forse corteggiava le belle ragazze?...

Ah! se avesse potuto conoscere la verità sul cuore di lui!

Le «giovanette di Paimpol» come dice la vecchia canzone islandese, non resistono mai ad un bel giovanotto.

Gaud si trovò intanto quasi alla fine della sua corsa, presso la cappella di Pors-Even; si fermò per far trascorrere ancora del tempo. [p. 46 modifica]Un piccolo muro crollante, disegnava intorno un recinto che chiudeva delle croci. E tutto era dello stesso colore la cappela, gli alberi, le tombe; il luogo intero sembrava uniformemente abbronzato, roso dal vento di mare; Un medesimo licheno grigiastro, con le sue macchie d’un giallo pallido di zolfo, copriva le pietre, i rami nodosi, ed i santi in granito immobili nelle nicchie del muro.

Sopra una di queste croci di legno, un nome era scritto, un nome in grosse lettere: Gaos. — Gaos Joèl, 80 anni, il nonno di lui!

Il mare non aveva voluto questo vecchio marinaio. Del resto molti parenti di Yann dovevano dormire in quel recinto: avrebbe dovuto aspettarselo; ciò nonostante quei nome letto su la tomba le fece un’impressione assai penosa.

Entrò sotto questo portico antico, piccolo, tinto di calce bianca per pregare; ma si arrestò subito con un più forte stringimento di cuore. Gaos! ancora questo nome inciso su una delle placche funerarie che ricordano i morti fuori del focolare domestico e lesse questa iscrizione:

In memoria di Gaos Giovanni Luigi
di 24 anni, marinaio a bordo della
Margherita, scomparso in Islanda
il 3 agosto 1877.
Che riposi in pace!

L’Islanda, sempre l'Islanda! — Dapertutto — in questa cappella erano inchiodate altre placche in legno, con dei nomi di marinai morti. Si trovava nel sepolcro dei naufragati di Pors-Even ed ella rimpianse di essere venuta, presa da un vero presentimento. A Paimpol, nella chiesa, aveva visto delle iscrizioni simili; ma qui, in questo villaggio era più piccolo, più consumato, più selvaggio il sepolcro vuoto dei pescatori d’Islanda. Vi era, da ogni lato, un banco di granito, per le vedove, per le [p. 47 modifica]madri, e questo luogo lugubre come una grotta, era guardato da una Vergine molto antica, dipinta in rosa, con dei grandi occhi cattivi.

Gaos, ancora!

In memoria di
Gaos Francesco
sposo di Anna-Maria Legoaster
comandante a bordo del Paimpolese
perduto in Islanda dal 1° al 3 aprile 1877
con 23 uomini componenti il suo equipaggio.
Che essi riposino in pace!

E, in basso, due ossa di morti in croce su di un cranio nero con degli occhi verdi, pittura ingenua e macabra, sentendo troppo della barbarie di un’altra età.

Gaos! dapertutto questo nome!

Un altro Gaos si chiamava Yves, sbalzato dal suo naviglio e scomparso nei dintorni di Norden-Fiord in Islanda, all'età di 22 anni.

La piastra sembrava essere là da molti anni; quest’ultimo Gaos era forse assai dimenticato....

Leggendo, le venivano per Yann degli slanci di dolce, disperata tenerezza. Mai, mai, egli sarebbe suo! Come disputarlo al mare, quando tanti altri Gaos, vi si erano sommersi; antenati, fratelli che dovevano avere con lui profonde rassomiglianze.

La sera si avvicinava, e intanto bisognava pure decidersi a fare la sua visita e adempiere alla sua commissione.

Riprese il cammino e, dopo essersi informata, trovò la casa Gaos, che era addossata ad un’alta scogliera; vi si saliva per dodici scalini di granito. Un poco tremando, all’idea che Yann fosse ritornato, traversò il giardinetto dove fiorivano i crisantemi e le veroniche.

Entrando disse che portava il danaro di quelle barche vendute ed i Gaos la fecero cortesemente sedere per [p. 48 modifica]aspettare il ritorno del padre, che avrebbe fatto la ricevuta. I suoi occhi cercarono Yann tra tutte le persone che erano là, ma non lo vide. Erano molto occupati nella casa. Sopra una grande tavola, molto bianca, si tagliavano già da certe stoffe nuove di cotone, i costumi chiamati incerature per la prossima stagione d’Islanda.

— Ce ne vogliono due per ricambiarli, signorina Gaud — disse una delle sorelle.

Le si spiegò come si faceva in seguito per pittarli e passarli a cera. E, mentre gli altri parlavano, i suoi occhi scrutavano attentamente l’abitazione dei Gaos.

Essi erano aggiustati alla maniera tradizionale delle casupole bretoni; un immenso camino ne occupava il fondo e dei letti ad armadi si allineavano sui lati. Ma ciò non aveva nè l’oscurità, nè la malinconia di queste abitazioni di lavoratori che sono a metà nascosti all’orlo delle strade; era tutto chiaro e pulito come generalmente presso le persone di mare.

Molti piccoli Gaos erano là; maschi e femmine, tutti fratelli di Yann senza contare due grandi che navigavano.

E poi una piccola bionda, triste e pulita che non rassomigliava agli altri.

— E’ una fanciulla che noi abbiamo adottata — signorina Gaud — spiegò la madre; ma ne avevamo già molti è vero, ma che volete! suo padre era della Maria-Dio-ti-ama che si è perduta in Islanda l’ultima stagione come voi sapete, allora tra vicini ci si è divisi i cinque fanciulli che restavano, e questa qui è toccata a noi.

Sentendo parlare di sè, la piccola adottata, abbassava la testa e sorrideva, nascondendosi dietro il piccolo Laimiec Gaos, che era il suo preferito.

Spirava un’aria di benessere dovunque nella casa, e la salute appariva sbocciata su tutte quelle guance rosee di fanciulli.

Adopravano molte cortesie a ricevere Gaud — come una bella signorina — di cui la visita sia un onore per [p. 49 modifica]una famiglia. Per una scala nuovissima di legno bianco, la fecero salire nella camera superiore che era la gloria della casa. Ella ricordò bene la storia della costruzione di quel piano; fu dopo di aver trovato dei battelli abbandonati nella Manica da papà Gaos; la notte del ballo, Yann le aveva raccontato tutto. Questa camera era graziosa e gaia, nella sua bianchezza nuova; vi erano due letti alla moda della città con due portieri in tela a disegni rosa; una grande tavola in mezzo. Dalla finestra si vedeva tutta Paimpol, tutta la rada con gl’Islandesi laggiù, sulla spiaggia, ed i banchi di sabbia dai quali essi partivano.

Ella non osava domandare, ma avrebbe voluto sapere dove dormiva Yann; evidentemente da fanciullo aveva dovuto abitare abbasso, in qualcuno di quei letti antichi ad armadio. Ma, ora, forse tra quei bei portieri rosei.

Ella avrebbe voluto essere al corrente dei dettagli della sua vita, sapere soprattutto come si passavano le lunghe serate d’inverno....

.... Un passo un poco pesante sulle scale la fece sussultare. No, non era Yann l’uomo che comparve. Malgrado i suoi capelli bianchi, gli assomigliava molto, avendo quasi la sua statura ed essendo dritto come lui. Era papà Gaos, che ritornava dalla pesca.

Dopo averla salutata e averle domandato il motivo della sua visita, le rilasciò la sua ricevuta, cosa che durò un pochino a lungo, perchè la sua mano — diceva egli — non era più molto sicura. Pertanto egli non accettava questi 100 franchi come un pagamento definitivo, ma come un acconto solamente; ne riparlerebbe col signor Mevel.

E Gaud, a cui il danaro importava poco, fece un sorriso impercettibile, lieta che questo affare non fosse stato definito, restando così ancora degli affari pendenti con i Gaos.

Si scusarono quasi dell’assenza di Yann, come avessero [p. 50 modifica]trovato più giusto che tutta la famiglia fosse stata riunita là per riceverla. Il padre, forse, col suo occhio furbo di vecchio marinaio, aveva indovinato che suo figlio non era indifferente a questa bella ereditiera; perchè metteva un poco d’insistenza a riparlare di lui.

— E’ strano — diss’egli — non è mai stato così a lungo fuori. Egli è andato a Loguivy, signorina Gaud, a comprare degli arnesi per prendere i grossi polipi; come voi sapete, è la nostra grande pesca d’inverno.

Ella distratta, prolungava la sua visita, comprendendo che era già troppo lunga, e sentendo uno stringimento di cuore all’idea che non l’avrebbe visto.

— Un uomo saggio come lui che cosa potrebbe fare! All’osteria non vi è certamente; non dobbiamo temere questo per nostro figlio. Ogni tanto, di domenica, con i compagni non dico di no..... voi sapete sono marinai..... e poi quando si è giovani, Dio mio, perchè privarsi di tutto?... Ma ciò avviene raramente per lui, è un uomo saggio, lo possiamo proprio dire.

Intanto la notte era quasi giunta; avevano piegato i vestiti incerati che avevano cominciati, e sospesero il lavoro.

I piccoli Gaos e la piccola adottata, seduti su dei banchi, si stringevano gli uni agli altri rattristati dall’ora grigia della sera, e guardavano Gaud come per dire: «Perchè non se ne va, ora che è tardi?»

E nel camino la fiamma cominciava a proiettare foschi bagliori rossi, in mezzo al crepuscolo che cadeva.

— Voi dovreste restare a mangiare la zuppa con noi, signorina Gaud.

Oh! no — ella non poteva, il sangue le montò al viso pensando di aver fatto così tardi. Si levò e prese commiato.

Il padre di Yann si era levato anche lui per accompagnarla un poco, fino ad un certo punto isolato, dove dei vecchi alberi fanno un passaggio scuro.

Mentre camminavano l’uno vicino all’altra, ella si sentì