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*    Sopra ogni dolore d’ogni sventura si può riposare, fuorché sopra il pentimento. Nel pentimento non c’é riposo né pace, e perciò è la maggiore o la piú acerba di tutte le disgrazie, come ho detto in altri pensieri (2 gennaio 1821). Vedi p. 476, capoverso 1.


*    È cosa notata e famosa presso gli antichi (non credo però gli antichissimi, ma piú secoli dopo Senofonte) che Senofonte non premise nessun preambolo alla Κύρου ἀναβάσει, sebbene, dal secondo libro in poi, premetta, libro per libro, il Laerzio dice un proemio, ma veramente un epilogo o riassunto brevissimo delle cose dette prima. Vedi il Laerzio, in Xenophonte; Luciano, De scribenda historia; ec.; E Luciano dice che molti per imitarlo non ponevano alcun proemio alle loro istorie. Ed aggiunge: οὐκ εἰδότες ὡς δυνάμει (potentia) τινὰ προοίμιά ἐστι λεληθότα τοὺς πολλοὺς. Io qui non vedo maraviglia nessuna. Esaminate bene quell’opera: non è una storia, ma un diario o giornale, si può dire, e per la massima parte militare, di quella spedizione. Infatti procede giorno per giorno, segnando le marce, contando le parasanghe ec. ec.; infatti l’opera si chiude con una lista effettiva o somma dei giorni, spazi percorsi, nazioni ec., lista indipendente dal resto, per la sintassi. E di queste enumerazioni ne