Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4438

Pagina 4438

../4437 ../4439 IncludiIntestazione 6 febbraio 2020 100% Saggi

4437 4439

[p. 371 modifica] con quella ortografia colla quale i suoi libri sono stampati? né con quella de’ mss. che ne abbiamo? la quale è anche diversa da quella usata, e introdotta ne’ libri antichi, da’ grammatici latini del quarto secolo? (Niebuhr, Conspectus Orthographiae codicis vaticani Cic. de repub., in fine). Vedi p. 4480 (12 gennaio 1829, Recanati).


*    Cleobulo (un de’ sette sapienti) ap. Stobeo, c. III, Περὶ φρονήσεως; ed. Gesn., Tigur. 1559. Μὴ ἐπιμαίνεσθαι τῷ σκώπτοντι· ἀπεχθὴς γὰρ ἔσηͺ τοῖς σκωπτομενοις: [p. 372 modifica]σκώπτοντι· ἀπεχθὴς γὰρ ἔσῃͺ τοῖς σκωπτομένοις: Sed επιμαίνεσθαι multo est exquisitius: amore alicujus quasi deperire. Vid. Hernsterhus. ad Lucian., Dial. Marin., I, t. II, p. 346, ed. Bipont. (Orell., loc. sup. cit., p. 429): alios subsannanti ne subrideas, invisus enim fies quibus illuditur. Id., ap. Laert., I, 93. μὴ ἐπιγελᾷν τοῖς σκωπτομένοις· ἀπεχθήσεσθαι γὰρ τούτοις. Per il Galateo morale (15 gennaio 1829).


*    Alla p. 4346. Παρὰ πόσιν, τοῦ ὰδελφιδοῦ (fratris filio) αὺτοῦ (Σόλωνος) μέλος τὶ Σαπφοῦς ᾴσαντος, ἤσθη τῷ μέλει (ὁ Σόλων), καὶ προσέταξε τῷ μειρακίῳ διδάξαι αὐτόν (volle che quel ragazzo, cioè il nipote, glielo insegnasse). Stobeo, c. XXIX, Περὶ φιλοπονίας. ediz. Gesn., Tigur., 1559 (15, 1829).


*    È piú penoso il distrarre per forza la mente da un pensiero acerbo o terribile che si presenti, di quello che sia il trattenervisi (17, 1829).


*    Vivere senza se stesso al mondo, goder cosa alcuna senza se stesso, è impossibile. Però chi si trova senza speranza, chi si vede disprezzato da’ conoscenti e da tutti coloro che lo circondano, e quindi necessariamente è privo della stima di se medesimo, non può provar godimento alcuno, non può vivere,