Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3413

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*   Alla p. 2841. Sperone Speroni nell’Orazione in morte del Cardinal Bembo, quinta delle Orazioni sue stampate in Venezia, 1596, pag. 144-5, poco innanzi il mezzo dell’orazione suddetta. I medesimi verbi colla stessa construtione (p. 145) usa il volgar poeta (il poeta italiano), che suole usar l’oratore; onde non pur è lunge da quell’errore, ove spesse fiate veggiamo incorrere [p. 373 modifica]i Greci et qualche volta i Latini, cioè a dire, che egli si paia di favellare in un’altra lingua, che non è quella, dell’oratore; anzi i piú lodati Toscani all’hora sperano di parlar bene nelle lor prose, et par quasi, che sene vantino, quando al modo, che da’ Poeti è tenuto hanno affettato di ragionare. Et chi questo non crede, vada egli a leggere il Decameron del Boccaccio, terzo lume di questa lingua, et troveravvi per entro cento versi di Dante cosí intieri, come li fece la sua Comedia.) 1 Non parrebbe da queste parole che l’Italia non avesse lingua propriamente

Note

  1. Vedi p. 3561.