Pagina 318

../317 ../319 IncludiIntestazione 16 settembre 2009 100% Saggi

317 319

[p. 387 modifica] le fuggiva o le proscriveva, come i nostri pazzi filosofi, ma le cercava e le amava, anzi si faceva biasimare dagli altri antichi filosofi, appunto perché onorava le illusioni molto piú di loro. Itaque miror quid in mentem [venerit] Theophrasto in eo libro quem De divitiis scripsit: in quo multa praeclare, illud absurde. Est enim multus in laudanda magnificentia et apparatione popularium munerum, taliumque sumtuum facultatem, fructum divitiarum putat. Cicerone, De offic.


*   Cosí si vede che appunto chi conosce e sente piú profondamente e dolorosamente la vanità delle illusioni, le onora e desidera e predica piú di tutti gli altri, come Rousseau, la Staël ec.


*   Che se Teofrasto vicino a morte le abbandonò e quasi le rinegò come Bruto, questo stesso è una prova [p. 388 modifica]di quanto le avesse amate, perché non si ripudia quello che non s’é mai amato, né si abbandona quello che non s’é mai seguito. Né si mente senza vantaggio in punto di morte ec. (11 novembre 1820).