Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2792

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[p. 434 modifica] [p. 435 modifica]Notisi ancora l’aggettivo μέλαιναι compagno d'ἆρπυιαι e tuttavia non legato con questo per nessuna congiunzione.

Il disuso del tema da cui venne il participio ἁρπυῖαι, il disuso di questa voce in senso o di participio o d’aggettivo, e l’uso comune della medesima per significare con nome appellativo quelle favolose bestie alate delle quali vedi Forcellini in Harpyiae, uso e favola che par piú recente dei tempi d’Omero e d’Esiodo, dovettero indurre in errore i grammatici e gl’interpreti greci (e quindi i moderni) sopra il vero senso di quella voce negli addotti luoghi de’ due poeti, e massime in quelli dell’Odissea. Vedi l’interpretazione che ne dà Eustazio presso lo Scapula ec. Quando però non si voglia credere che la stessa mala intelligenza della voce ἆρπυιαι appresso Omero ec. (la qual mala intelligenza dev’essere molto antica) abbia dato origine ovvero occasione alla favola delle Arpie, il quale accidente non mancherebbe di esempi. Delle arpie vedi le note a Luciano,Opera, Amstel., 1687, t. I, p. 94, not. 5 (15-16 giugno 1823).


*   Et ferruginea (Charon) subvectat corpora cymba. Aen., VI, 303. Chi non sente che questo subvectat è continuativo, e indica costume di subvehere tuttodí? Ma per meglio sentirlo, sostituiscasegli la voce subvenit e veggasi se la proprietà latina di questo luogo non va tutta in fumo. Vedi altri simili esempi nel