Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2783

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[p. 429 modifica] d’Italia, s’apporrebb’egli al vero?

Credo eziandio che non poche voci venute dalla stessa lingua italiana (non dall’antica latina), e passate in Francia, di là ci sieno tornate e ci tornino tuttavia bene spesso come forestiere: o che quelle nostre sieno dimenticate, o che queste sieno alterate in modo che non si riconoscano essere originalmente tutt’une colle nostre ancora esistenti e già preesistenti alle sopraddette francesi (quanto a molte voci e forme italiane passate anticamente fra’ provenzali, ed ora [p. 430 modifica]credute provenzali di origine, o perché si trovano nei loro scrittori, e non piú presso noi; o perchè, alquanto mutate dalla prima figura e significazione, le ritolsero dai provenzali i nostri primi poeti o que’ del trecento e i commerci di que’tempi, vedi Perticari, Apologia, capo XI-XII, p. 108-17 e capo XIX, fine p. 176-7). Cosí dico di molte voci spagnuole ricevute nella nostra lingua durante il cinquecento e il seicento, ne’ quali secoli la letteratura spagnuola nata dall’italiana, modellavasi pur tutta sull’italiana, e quindi certo la loro lingua doveva abbondare, e abbondava, di parole e maniere provenutele dall’italiano.

Ma lasciando questo, potremo anche dire che il sistema de’ continuativi fosse proprio della lingua onde nacquero la latina e la greca; che di lei fossero il verbo sum (il quale certo si trova