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Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2461

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[p. 254 modifica] si seguitò a scrivere l’italiano con ortografia barbaramente latina, o non credendolo capace d’ortografia propria o non sapendogliela ancora trovare e ben regolare e comporre o pedantescamente volendo ritornare il volgare al latino quanto piú si potesse. Vedi la edizione della Coltivazione dell’Alamanni fatta in Parigi, 1546, da Roberto Stefano, sotto gli occhi dell’autore, e ristampata colla stessa ortografia in Padova, Volpi, 1718 e Bologna, 1746, e quella delle Api del Rucellai, Venezia, 1539, che fu la prima (per Gianantonio de’ Nicolini da Sabio) ristampata parimente ne’ detti luoghi. Dice il Volpi che quella maniera e di scrivere e di puntare che vedesi all’Alamanni esser piaciuta è alquanto diversa non solo da quella che oggidí s’usa, ma da quella eziandio che a tempi di lui [p. 255 modifica]universalmente si costumava (G. A. V. a’ lettori). Vedi anche le lettere del Casa al Gualteruzzi, da un manoscritto originale, nelle sue Opere, t. II, Venezia 1752. Io non so se sia vero, né se quella del Rucellai, per esempio, se ne diversifichi notabilmente: non mi par che l’edizioni italiane di que’ tempi (come quella delle Rime del Firenzuola in Firenze, citata nel vocabolario)