Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1448

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[p. 166 modifica] è una bellissima istituzione, come ho detto, ma derivata da’ costumi antichi e da usanze, come ho dimostrato, ben anteriori al Cristianesimo, fra le quali bisogna notare, come piú strettamente analoga alle nostre feste, l’usanza de’ settari de’ diversi filosofi di celebrare ogni anno con conviti ec. la festa genetliaca dell’ὰρχηγὸς della loro setta. Vedi Porfirio, Vita Plotini, c.15. e quivi le mie note. Si sa che i cristiani antichi nelle feste de’ loro eroi ec. si univano pure a banchettare. ec. Del resto, le feste genetliache sí de’ privati ancor viventi, sí, credo, degl’imperatori ec., o morti o vivi ec., erano assai comuni presso gli antichi e lo sono anche oggi, ma son fuori del nostro soggetto (3 agosto 1821). Vedi p. 1605, capoverso 2.


*   È vero che la poesia propria de’ nostri tempi è la sentimentale. Pure un uomo di genio, giunto a una certa età, quando ha il cuor disseccato dall’esperienza e dal sapere, può piú facilmente scriver belle poesie d’immaginazione che di sentimento, perché quella si può in qualche modo comandare, questo no, o molto meno. E se il poeta scrivendo non