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Libro III - Capitolo IX

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Dante Alighieri - Monarchia (1312)
Traduzione dal latino di Marsilio Ficino (1468)
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Che’ due coltelli di Pietro nel Vangelo di Lucha non denotano né significhano el regimento spirituale et tenporale.

Pigliano ancora el detto di Lucha, hove Piero dicie a Cristo «Eccho qui sono due coltelli»; et dicono che per [li] due coltelli s’intendono e due predetti reggimenti, e quali disse Piero essere ’quivi’, intendendo ’quivi’ ’apresso di sé’: onde arguiscono que’ due reggimenti, secondo autorità, consistere apresso el sucessore di Piero. A questo diremo, distruendo quel senso in che l’argumento si fonda. Et dicono che’ due coltelli da Piero assegniati significano e due reggimenti: la qual cosa si vuole neghare, sì perché la risposta di Piero non sarebbe secondo la ’ntentione di Cristo, sì perché Piero per suo chostume subito rispondeva alla superficie delle cose. E ·cche la risposta non fusse secondo la ’ntentione di Cristo sarà manifesto se si considera le parole precedenti, et la cagione delle parole. Sicché è da ·ssapere che questo fu detto nel dì della Cena; onde Lucha di sopra così cominc[i]a: «Venne el dì degli azimi, nel quale era necessario fare pasqua»; nella quale Cena predisse Cristo della passione che a ·llui s’apressava, nella quale bisognava che da’ sua discepoli si seperassi. E vuolsi notare che dove queste parole intervenono, erano insieme tutti e discepoli; onde poco dopo le parole predette disse Lucha: «Et venuto l’ora, sedé a mensa coi dodici discepoli». Dipoi, continovando el parlare, venne a questo: «Quando io vi mandai sanza sacchetto et tascha et calzari mancòv’egli alcuna cosa? Rispuosono loro: Nulla. Disse egli a ·lloro: Ora chi ha il sacchetto tolgha, anche la tascha, et chi non l’ha, venda la cioppa et conperi el coltello». In questo assai apertamente si manifesta la ’ntentione di Cristo; e’ non disse ’conperate o abbiate due coltelli’ — anche disse dodici, conciosiaché a’ dodici discepoli e’ dicessi: «Chi nonn–ha, conperi» — acciò che c[i]ascheduno avessi el suo. Et questo ancora diceva significando loro la cattura prossime futura e ’l dispregio che a loro doveva venire, quasi dicessi: ’Mentre che ·ffui con voi, eri ricevuti; hor sarete ischacc[i]ati. Onde conviene che v’aparecchiate etiandio quelle cose che g[i]à vi vietai, perché ·ccosì la nicistà richiede’. Adunque, se risposta di Piero qui fatta fussi stata sotto quella intentione, g[i]à non sarebbe suta sotto la ’ntentione di Cristo: della qual cosa Cristo l’arebbe ripreso, come molte volte riprese, quando igniorantemente rispondeva. Ma e’ non fecie questo, anche acconsentì, dicendo «Egli è assai», quasi dicessi: ’Per la necessità dicho questo; et se non può c[i]ascheduno averlo, bastino due’. E ·cche Piero, secondo el suo costume, parlassi alla superficie, lo dichiara la sua subita et inconsiderata presuntione, alla quale non solo la sincerità della fede lo costrignieva, ma credo la purità et sinplicità naturale. Questa sua presuntione da tutti gli scriptori di Cristo è manifestata. Scrive Matteo che, dimandando Yesù Cristo e discepoli «Chi dite voi ch’io sia?», rispuose Piero innanzi a tutti: «Tu ·sse’ Cristo, figliuolo di Dio vivo». Scrive ancora che quando Cristo disse a’ discepoli «E’ mi bisognia ire in Gerusalem et molte cose patire», Piero lo prese, molto riprendendolo: «Dio ti guardi di questo, Signiore mio; questo non ti averrà». Cristo così lo riprese: «Va adietro, Satanas». Ancora dicie che nel monte della trasfigurazione, nel cospetto di Cristo, di Moysè et d’Elia, et de’ due figliuoli di Zebedeo, disse: «Signiore, questa è buona stanza; se ·ttu vuoi, facciamo qui tre tabernacoli, uno a ·tte, uno a Moysè, uno a Elia». Holtre a questo scrive che, essendo e discepoli di notte inn–una navicella, et andando Cristo sopra l’aqua, disse Piero: «Signiore, se ·ttu se’ Cristo, fa ch’i’ vengha a ·tte sopra l’aqua». Altrove dicie che quando Cristo pronuntiò el futuro schandalo a’ sua discepoli, rispuose Piero: «Se tutti contro a ·tte si schandalezeranno, mai non mi scandalezerò io». Di sotto ag[i]ugnie ancora: «Se bisognerà techo morire, mai ti negherò». Questo ancora testimonia Marcho. Et Lucha iscrive che Piero disse a Cristo alle dette parole de’ coltelli: «Signiore, io sono apparecchiato alla prigione et alla morte techo venire». Dice Giovanni di lui che, volendo Cristo lavargli e piedi, disse Piero: «Signiore, lavera’ tu a ·mme e piedi?» et di sotto dice: «Non mi laverai e piedi inn–ecterno». Dice ancora lui avere percosso col coltello el servo del ministro, et in questo tutt’e quatro s’accordano. Dicie ancora G[i]ovanni lui essere entrato subito, quando venne nel munimento, veggendo l’altro discepolo che stava fermo a l’uscio. Ag[i]ugnie ancora che, stando Yesù dopo la resuressione nel lito, et udendo Piero ch’egli era el Signore, si misse la vesta, essendo prima ingniudo, et entrò in mare. Finalmente dicie che quando Piero vide Giovanni, disse a Yesù: «Costui che va faccendo?». E’ mi giova certamente ta’ cose del nostro pastore in laulde della sua purità avere narrate, nelle quali apertamente si conoscie che quando parlava de’ due coltelli, con senplice intentione a Cristo rispondeva. Et ancora se ·lle parole di Cristo et Piero s’hanno in fighura a ’ntendere, non si debbono tirare a quel senso che ·ccostoro dicono, ma al senso di quel coltello, del quale Matteo così scrive: «Non vi pensate ch’io sia venuto a mettere in terra pace, ma el coltello. Io sono venuto a ·sseperare lo huomo dal padre suo», etc. La qual cosa si fa et inn–opere et in parole: e però diceva Lucha a Teofilo: «Le cose che ·ccominc[i]ò Cristo a ·ffare et a ’nsegniare». Tal coltello conperare comandava Cristo, el quale essere quivi dopio ancora Piero rispondeva. Inperò ch’egli erano apparecchiati alle parole et all’opere, per le quali farebbono quello che Cristo diceva sé essere venuto a ·ffare mediante el coltello, come detto abiamo.