Apri il menu principale
Libro III - Capitolo IV

../Capitolo III ../Capitolo V IncludiIntestazione 19 settembre 2008 75% saggi

Libro III - Capitolo III Libro III - Capitolo V
Confuta certe hoppenioni colle quali alcuni inpugniano contro alla autorità dello ’nperio.

Choloro adunque, contro a’ quali sarà tutta la seguente disputatione, affermano l’autorità dello inperio dipendere dalla autorità della chiesa, come lo artefice ministro dal capo maestro; et sono mossi da più argumenti tracti della Scriptura, et ancora da alcune cose fatte dal pontefice et dallo inperadore; nientedimeno non hanno g[i]udicio alcuno di ragione. Inprima dicono, secondo el Genesi, che Iddio fece due grandi lumi — c[i]oè uno maggiore et huno minore — acciò che d’uno fusse sopra el dì et l’altro sopra la notte; e questo intendono per allegoria, che — ·ll’uno sia lo spirituale et l’altro il tenporale reggimento. Dipoi argumentano così: che ·c- come la luna, che è el minore lume, non ha luce se non quanto riceve dal sole, così il regnio tenporale non ha autorità se non quanto dallo spirituale riceve.

E per isc[i]ogliere questa loro ragione et l’altre, è da notare che ·ccome dicie Aristotile nelli Elenci, la solutione dello argumento è la manifestatione dello erore. E perché lo errore può essere nella materia et nella forma dello argumento, in due modi si può errare: o prosuponendo el falso, o argumentando sanza hordine; e queste due cose apponeva Aristotile a Parmenide et Melisso, dicendo: «Costoro acceptano el falso, et none argumentano». Io piglio qui in largho modo ’il falso’ per ’la cosa innopinabile’, la quale nella materia probabile ha natura di falso. Ma ·ss’egli è errore nella forma, debba distruggere la conclusione colui che vuole solvere, mostrando non essere osservata la forma dello argumento. E ·sse egli è errore nella materia, o egli è perché ’senplicemente’ s’è acceptato el falso o ’in qualche parte’. Se ’senplicemente’, si debbe solvere distrugendo la propositione assunta; et se ’inn–alcuna parte’, per distintione.

Notato questo, è ancora da considerare, per intendere meglio la solutione fatta qui ho ·cche s’ha a ·ffare, che ·ssi può errare circha el misticho senso o cercando dove e’ non è, o pigliando altrimenti che egli sia. Per la prima parte dicie Agustino ne ·libro Della Ciptà di Dio: «Non si debba credere che tutte le cose che ·ssi narrano significhino alcuno effetto; ma per cagione di quelle cose che ·ssignificano, si pigliano ancora delle cose che nulla significhano. Solo il vomere divide la terra; ma per potere fare questo, anchora l’altre parti dello aratro sono necessarie». Per la qual cosa esso ancora disse nel libro della Dottrina cristiana, a questo medesimo proposito, che ·cchi sente altrimenti nelle Scripture che ·ccolui che ·lle scripse «è ·ccosì ingannato come se alcuno lasc[i]asse la via retta, et per lungho circhuito pervenisse a la fine medesima della via retta»; e dopo questo ag[i]ugnie così: «Vuolsi dimostrare, acciò che, per consuetudine di deviarsi, ancora si vada per obliquo». Finalmente significa la chagione perché questo si debba schifare nelle Scripture, dicendo: «La fede dubita se ·ll’autorità della Divina Scriptura vacilla». Et io dico che ·sse tali cose si fanno per igniorantia, si vuole con diligentia la ingniorantia corregiere e perdonare a ·ccolui che teme il lione negli nugholi; et se si fanno a studio, con quelli che ·ccosì fanno non si debbe altrimenti fare che ·ccolli tiranni, li quali non seguitano le publiche costitutioni a utilità comune, ma tirano al propio. O extrema scelerateza, etiandio s’egli avengha nel sognio, male usare la intentione dello eterno Spirito! Non si peccha qui contro a Moysè, Davit, Iacob, Matteo et Pagolo, ma contro allo Spirito Santo che parla in loro. Molti sono li scriptori del divino sermone, uno solo dittatore èe Iddio, il quale ha degniato quello che a ·llui piace per molti scriptori a ·nnoi exprichare. Notate queste cose, al sopradetto proposito dico a destrutione di quello detto ove affermano che questi due lumi inportano due reggimenti, nel quale detto tutta la forza dello argumento consiste. E che quel detto non si possa sostenere, per due vie mostrare possiamo. Prima, essendo questi reggimenti accidenti dello huomo, parrebbe che Iddio avessi perverso l’ordine, producendo prima li accidenti che ’l subgepto propio: et questo non si debbe dire di Dio. Quelli due lumi sono producti nel quarto dì, e lo huomo nel sesto. Oltr’a questo, conciosiaché questi reggimenti dirizino lo huomo a certi fini, come di sopto dichiareremo, se lo huomo avessi perseverato nello stato della innocenza, nel quale fu fatto da Dio, non arebbono avuto bisognio di tale directione: dunque sono questi reggimenti rimedio contro alla infermità del pecchato. E lo huomo nel quarto dì non solamente non era pecchatore, ma etiandio in niuno modo nonn–era: era superfluo produrre li rimedii; et questo è contro alla bontà divina. Colui sarebbe stolto medico, il quale, innanzi che lo huomo nascessi, ordinasse lo ’npiastro all’appostemate futuro. Adunque non si debba dire che Dio nel quarto dì abbia fatto questi due reggimenti, e però non poté essere la ’ntentione di Moysè quella che ·lloro finghono. Puòssi ancora questa bugia per distintione disolvere: certamente egli è più leggieri contra l’aversario la ·ssulutione che distingue, perché non si pruova colui essere in tutto bugiardo, come si fa nella destrutione. Dico adunque che, benché la luna nonn abia lucie abondantemente se non dal sole, non seguita però che ·lla luna sia dal sole. Sicché si debba sapere che altro è l’essere della luna, altro la virtù sua, altro l’operatione. Quanto allo essere, ella non dipende inn–alcuno modo dal sole, né etiandio in quanto alla virtù, né quanto alla hoperatione senplicemente, perché ’l suo movimento è dal Primo motore, et la ’nfruentia sua è da’ suoi propri razzi: ella ha per sé alcuna lucie, come nella sua hoscuratione si manifesta. Ma quanto all’operare meglio et più eficacemente, riceve qualche ·ccosa dal sole, e questa è abondanza di lucie, per la quale più virtuosamente adopera. Similmente dico che il tenporale non riceve dallo spirituale l’essere, né ancora la virtù, che è la sua autorità, né ancora l’operatione senplicemente; ma bene riceve da lui questo, che più vertuosamente adoperi per lo lume della gratia, el quale e in cielo et in terra gl’infonde la beneditione del pontefice. Adunque l’argumento peccherà in forma, perché quello che è predicato nella concrusione non è l’extremità della propositione mag[i]ore; perché proccede così: la luna riceve lume dal sole, il quale è reggimento spirituale; el regimento tenporale è la luna; adunque el tenporale reggimento riceve l’autorità dallo spirituale. Inperò che nella extremità della magiore elli pongono ’la lucie’, et nel predicato della concrusione ’l’autorità’, le quali sono cose diverse in subgetto et in ragione, come veduto abiamo.