Lezioni di analisi matematica/Capitolo 6/Paragrafo 32

Capitolo 6 - Limiti

../Paragrafo 31 ../Paragrafo 33 IncludiIntestazione 29 dicembre 2022 75% Da definire

Capitolo 6 - Paragrafo 31 Capitolo 6 - Paragrafo 33

[p. 105 modifica]

§ 32. — Limiti.

Cerchiamo di dare una definizione di limite, che corrisponde alla nozione intuitiva messa in evidenza dagli esempi del § 31.

A) In generale sia una funzione della definita in un certo campo .

Noi scriviamo numeri finiti), se, preso un numero positivo piccolo a piacere1, la differenza è minore in valore assoluto di , per tutti i numeri di abbastanza vicini ad , ma differenti da . Noi scriviamo ( numero finito) se, preso un numero positivo piccolo a piacere, la differenza è minore in valore assoluto di per tutti i valori di abbastanza grandi in valore assoluto.

Per precisare tale definizione, osseviamo che sono equivalenti le frasi seguenti:

“Il numero è abbastanza vicino al numero „. Il numero è abbastanza grande in valore assoluto.
“La differenza è abbastanza piccola in valore assoluto„. Il numero è abbastanza piccolo in valore assoluto.
Il punto appartiene ad un certo intorno del numero (o anche ad un intorno abbastanza piccolo di ). Il punto appartiene ad un certo intorno di .

Se poi vogliamo precisare il significato delle parole “abbastanza„ “un certo„, che compaiono nelle frasi precedenti, e che possono avere un significato più o meno ampio a seconda del problema trattato, possiamo dire:

La differenza non supera in valore assoluto un certo numero 2. Il numero supera in valore assoluto un certo numero
Il punto appartiene ad un intorno <math(a-\sigma, a+\sigma)</math> del numero . Il punto appartiene ad un certo intorno o del punto .
[p. 106 modifica]

Con queste osservazioni le definizioni precedenti si possono enunciare anche così:

Noi scriviamo ( numeri finiti) se, comunque si scelga un numero positivo piccolo a piacere, esiste un numero tale che, se appartiene a , se , ed , i valori corrispondenti alla sono tali che la differenza non superi in valore assoluto. Noi scriviamo ( numero finito) se, comunque si scelga un numero positivo piccolo a piacere, esiste un numero tale che, se appartiene a , e se , i valori corrispondenti della sono tali che la differenza non superi in valore assoluto.

Ed infine si possono dare le precedenti definizioni nella forma seguente, valida in entrambi i casi, affatto completa e precisa:

Si dice che ( finito o infinito, finito), se, preso ad arbitrio un numero positivo (piccolo a piacere), esiste un intorno di , tale che in tutti i punti di questo intorno (il punto escluso), che appartengono al campo , ove la è definita, la assume3 valori, che differiscono da per non di più di , ossia che soddisfano alla

.

Questa disuguaglianza non varrà per tutti i valori di , ma soltanto per quelli che corrispondono a punti di . Si noti che varia in generale, quando varia. Perchè, se non variasse, tale disuguaglianza varrebbe, qualunque fosse \math>\varepsilon</math>, per tutti i valori di corrispondenti ai punti dell’interno fisso . Perciò ognuna delle corrispondenti differenze , essendo minore di un numero arbitrario, sarebbe nulla. Pertanto questi valori di sarebbero tutti uguali a . Cioè esisterebbe un intorno di , in cui la avrebbe sempre lo stesso valore .

Notiamo che porre la disuguaglianza

(1)

equivale a dire che entrambe le differenze , sono algebricamente minori di . Infatti, quella di queste differenze, che è positiva, è uguale a , ed è quindi per ipotesi non maggiore di ; e quella delle due precedenti differenze, che è negativa, è certamente minore di , perchè è positivo. [p. 107 modifica]

Alla precedente disuguaglianza si possono sostituire le seguenti due:

; (2)

che si possono scrivere

. (3)

La (3) dice che è compreso tra e .

I valori che la assume per i citati valori di formano dunque una classe di numeri, il cui limite inferiore non è inferiore a , e il cui limite superiore non è superiore a .

Osservazione critica.

Questa ultima osservazione permette di presentare sotto nuova luce la definizione di limite, e di vederne le possibili generalizzazioni. E forse per qualche lettore la seguente trattazione potrà apparire più facile della precedente. Premettiamo una osservazione.

Siano due intorni del punto a; e sia una parte di (cioè i punti di appartengono a ). Tra i valori che assume per i valori di (distinti da e che appartengono a ) appartenenti a saranno compresi anche i valori assunti da , quando (sempre appartenendo a ed essendo distinto da ) si muove entro (e ciò perchè, per ipotesi, è interno a ). Quindi evidentemente: I limiti , superiore e inferiore dei valori assunti da y quando x varia in (colle solite restrizioni) e i limiti analoghi , relativi a soddisfano alle 4. Cioè, mentre un intorno di a rimpicciolisce, il limite superiore L dei valori corrispondenti di y non aumenta, il limite inferiore l non diminuisce, pure essendo sempre . Dunque il limite inferiore degli L, e il limite superiore degli l soddisfano alle .

Nel nostro caso (il caso elementare) in cui , preso un piccolo a piacere, esiste, come abbiamo veduto, un intorno di per cui il limite superiore non supera , l’inferiore non è minore di , per cui cioè non supera . In tal caso dunque la classe degli è contigua alla classe degli ; cioè . E questo numero di separazione delle due classi coincide appunto col limite di per . Potremmi dunque anche dire:

Si dice che il limite di y per esiste, se la classe degli L è contigua alla classe degli l; come valore di questo limite s’intende in tal caso il numero di separazione delle due classi.

Questa definizione è molto analoga a quella data per le aree e i volumi delle figure piane o solide. Si capisce che dalle nostre ricerche elementari resta escluso il caso , in cui secondo le attuali definizioni, non esiste il limite di per ; e sono nel caso generale i cosidetti massimo e minimo limite di per . Si possono poi distinguere i limiti per da quelli per .

Osservazione 1a. Affinchè queste definizioni abbiano senso, si deve però ammettere che in ogni intorno di a esistono punti x appartenenti a G, ma distinti da a. Vale a dire, se è finito [p. 108 modifica]si deve per ogni numero ammettere l’esistenza di punti , differenti da , in cui la è definita e che soddisfano alla ; se , si deve per ogni numero ammettere l’esistenza dei numeri , per cui la è definita, e tali che 5.

Così, per esempio, non avrebbe senso parlare del , perchè la è definita soltanto nel campo formato dai valori della , che non sono inferiori a . Ed evidentemente vicino ad 1 per esempio, nell’intorno , ove non esistono valori di .

Osservazione 2a. Se i valori della , di cui si parla nelle precedenti definizioni, sono scelti tutti in intorni a sinistra del punto , allora, anzichè scrivere , si scrive spesso (se è finito) oppure (se è infinito). Si scrive oppure , se i valori considerati della sono scelti in intorni destri del punto . Le notazioni sono però usate anche in tali casi, se non vi è possibilità di un equivoco.

Si scrive anche e , anzichè e .

Così, per esempio, la è una funzione definita per tutti i valori della , il punto eccettuato. Ed è . Infatti, se è un numero piccolo a piacere, per i valori della dell’intorno del punto 1 è . In modo simile si prova che .

(Si ricordi che per è e che per è ).

Osservazione 3a. È essenziale notare che, pure esistendo il , può darsi benissimo che per la non sia definita, od anche che vi abbia un valore affatto distinto da , perchè, [p. 109 modifica]per la stessa definizione, per calcolare il si devono esaminare i valori che assume in punti distinti dal punto .

Osservazione 4a. Se in un intorno di la riceve costantemente uno stesso valore , evidentemente il .

Osservazione 5a. La si legge: il limite di per è ; oppure tende al limite , o anche tende a per , oppure per la tende a zero, diventa infinitesima, è infinitesima.

Sarà un utile esercizio del lettore illustrare le precedenti definizioni per gli esempi del § 31.

Osservazione 6a. Supponiamo che esista il , e che, quando , si abbia oppure .

Dovranno esistere dei valori di tali che e in particolare che . Poichè ogni valore della non è inferiore a , sarà ; ma è un numero piccolo a piacere. Dovrà comunque essere .

Così pure, se per è , oppure , è .

Come si vede, le disuguaglianze precedenti relative alla si conservano attenuate (mi sia lecita la frase) per un limite di . Dico attenuate, perchè se, per esempio, , dalla posso non già dedurre che , ma soltanto che . Un fatto analogo ci è già noto (pagina 10) per i limiti superiore ed inferiore.

Osservazione 7a. Viceversa, se, per esempio, , esiste per ogni arbitrario un intorno di tale che in questo intorno . Scelto , sarà dunque in tale intorno . Un risultato analogo si ottiene se .

Dalla disuguaglianza [oppure ] si deduce quindi una disuguaglianza [oppure ] per i valori della ; la quale però (si noti) è valida non già per tutti i valori della ; ma soltanto per quei valori che la riceve in un conveniente intorno del punto

Invece dalla [oppure ] si ricava soltanto [oppure ], se questi limiti esistono e sono finiti. Anche dalla [oppure ] si ricava la stessa disuguaglianza.

B) Converremo di scrivere se .

Scelto ad arbitrio un numero positivo, e, posto , dovrà dunque esistere un intorno di tale che per tutti i [p. 110 modifica]punti di questo intorno (il punto escluso) che appartengono al campo ove è definita, sia , ossia , cioè valga l’una o l’altra delle disuguaglianza: oppure .

Possiamo dunque dire:

È , se, scelto ad arbitrio un numero k positivo (arbitrariamente grande), esiste un intorno di a, tale che nei punti di , ove la y è definita, e che sono distinti da a, valga la , cioè valga la:

oppure la .

Se vale sempre in la prima di queste ultime due disuguaglianze, se cioè y è positiva in tutto un intorno di a, si dirà che il limite di y è .

Se vale in la seconda, si dirà che .

Se in ogni intorno di la assume valori tanto positivi che negativi, essa, pur tendendo a , non tende nè a , nè a .

Anche qui potremo distinguere il limite per , e il limite per .

Dunque , (essendo anche oppure ) allora e allora soltanto che, dato a piacere un intorno di b, si può trovare un intorno di a tale che quando varia in assumendo valori per cui y è definita, i corrispondenti valori di y appartengono a .

Il lettore veda come si modifica questa proposizione, se, per esempio, , oppure , o se si tratta del limite per oppure per .

C) Come abbiamo visto in un esempio precedente, può bene avvenire che , esistano entrambi, e siano differenti l’uno dall’altro; nè ciò può stupire, perchè per il primo limite si considerano i valori di per posto a sinistra di ; e per il secondo limite si considerano tutt’altri valori della : quelli corrispondenti a valori di posti a destra di .

Vogliamo dimostrare però il seguente:

Teorema di unicità. La y non può avere due limiti distinti, per esempio, per ; cosicchè il o non esiste, oppure ha un unico valore ben determinato. [p. 111 modifica]

Supponiamo, per esempio, che la abbia per due limiti finiti , . Io dico che .

Sia un numero piccolo a piacere. Esiste un intorno a destra di , in cui , ed esiste un intorno a destra di , in cui . Sia un punto (del solito campo e distinto da ), che appartiene al più piccolo di questi intorni; esso apparterrà ad entrambi gli intorni.

Il valore , che assume in tal punto, soddisferà perciò ad entrambe le disuguaglianza .

I numeri , avendo da uno stesso numero una distanza minore di , disteranno l’uno dall’altro per meno di , ossia .

Ciò che si può anche dimostrare osservando che

.

La differenza , essendo un valore assoluto minore di ogni numero positivo , è quindi nulla.                      c.d.d.

Un utile esercizio sarà quello di completare la dimostrazione del precedente teorema per il caso che sia, per esempio, .

Note

  1. La definizione non cambierebbe di significato se io dicessi solamente: “un numero arbitrario„.
  2. L'“abbastanza piccolo„ acquista così il significato preciso di “minore di in valore assoluto
  3. Ricordo che si dice valore assunto dalla in un punto, per esempio, nel punto , il valore di corrisponde al valore della .
  4. Ciò è una facile estensione del teorema evidente:
    Se sono dei numeri, e (con ) sono una parte dei precedenti, il massimo (minimo) dei primi non è inferiore (superiore) al massimo (minimo) di questi ultimi.
  5. Questa proprietà si suole anche enunciare dicendo: Il punto è punto limite di