Lettere (Sarpi)/Vol. II/190

CXC. — Al medesimo

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CXC. — Al signor De l’Isle Groslot.1


Furono le ultime mie delli 22 novembre, responsive a quelle di V.S. delli 17 ottobre. Per il presente corriere ho ricevuto quelle delli 11 del passato.

Già diedi conto a V.S. della cattura dell’abate di Bois, successa in Roma. Debbo dirle di più cosa che allora non sapeva, che il pover’uomo, forse dubitando di quello che gli è avvenuto, non volse partir da Siena, se non avesse prima un salvocondotto del Pontefice; con quello se ne andò, e si credette esser sicuro: ma nè è il primo nè sarà l’ultimo che si fiderà di chi professa non esser obbligato a serbar fede. La cattura si scusa dalla Corte con dire che il salvocondotto pontificio non si cura [p. 255 modifica]dall’Inquisizione. Fu preso il dì 1, e il 24 fu impiccato pubblicamente in Campo di Fiore; ma la mattina per tempo fu immediate levato dalla forca, e portato a seppellire, senza che si possa penetrare che cosa significhi questa mistura di pubblico e di occulto. Certo è che l’ambasciatore del re ha parte in quella morte.

Altro non abbiamo in Italia di nuovo, se non che il Piemonte è pieno di soldati, ma però con certezza che in Italia non debba esser nissuna novità, e che tra tanto quel paese si rovina.

I matrimoni fra Spagna e Francia qui si tengono per conchiusi; e se il re d’Inghilterra sente male, debbe dolersi di sè, che più fa il dottore che il re.

Il cardinale di Gioiosa non ha patito infirmità alcuna, e attende molto ai diporti. Ha trovato un monticello poco lontano da Velletri, che vede il mare e Roma; lì disegna fabbricare un bel palazzo per sua abitazione, e chiamarlo monte Gioiosa.

Io sentirò con molto piacere se le cose de’ Reformati in Francia si ridrizzeranno, perchè quello è quanto di buono ci è nel mondo. Il matrimonio del re Matthias a quest’ora debbe esser consumato; col quale egli si ha perduto il regno de’ Romani, perchè gli Spagnuoli non vogliono che possa avere figliuoli, acciocchè il futuro imperatore possi aver successore un figlio di Spagna.2 Adesso voltano i loro favori ad Alberto, e hanno acquistato i tre voti [p. 256 modifica]elettorali e Sassonia. Non sarà però la cosa senza gran difficoltà, repugnando l’imperatore e i due altri, e massime se di Francia sarà fatto qualche ufficio con Treveri.

Ricevei, siccome scrissi a V.S., la censura della Sorbona sovra il Misterio del signor Duplessis, e mi fa maravigliare per che causa non si pubblichi e stampi parimente l’altra sopra la beatificazione del padre Ignazio; se non è perchè hanno maggiore cura dell’onore del Dio terrestre, che del celeste.

Non mi maraviglio che l’ambasciatore di Spagna abbia abbruciato il libro di Bellarmino, essendo certo che sono risoluti in Spagna di non voler sopportar quelle esorbitanze ecclesiastiche. Ho veduto il libro di monsignor Casaubono,3 alla forma del quale non manca niente; ma ben vorrei che gl’Inglesi gli avessero somministrato più materia contro i Gesuiti. Mi piace molto che abbia vociferato la verità di quella mentita ch’era data all’Anti-Cottone per nome suo; il quale Anti-Cottone potrà molto bene valersi della morte dell’abate di Bois. Io non vorrei veder tanto oppugnato Coeffeteau,4 perchè ha alcune buone proposizioni che non piacciono a Roma; e più tosto convenir tutti contro il comune nemico, e poi le particolari controversie s’accomoderanno facilmente, vinto quello.

Io non ho avuto nissuna nuova nè dell’Apologia di Richelieu nè delle lezioni di Cuiacio; ma prego [p. 257 modifica]V.S. non se ne pigliar pensiero. Mi dispiace bene sopra modo la disgrazia di Castrino, e vorrei poter in qualche modo fargli servizio.

Veggo bene, che se la Sorbona e l’Università non avranno da contender con altri, si metteranno contra i Gesuiti. Ma mi rendo certo anco, che si accorderanno tra loro, e la Sorbona cederà sempre che vi sarà da oppugnar gli Ugonotti; e mal si può fidare della contenzione de’ duoi, quando hanno un recesso per far pace.

Ho scritto così inconnessamente, perchè son andato seguendo la lettera di V.S., avendo poco tempo oggi, e instando l’ora di serrar le lettere. Il signor Molino e il padre Fulgenzio le rendono mille saluti, e io le bacio riverentemente la mano.

Di Venezia, li 6 decembre 1611.




Note

  1. Dalla raccolta come sopra, pag. 423.
  2. Fra le tirannesche debolezze dell’imperatore Rodolfo, fa quella di vietare a suo fratello Mattia lo ammogliarsi. Ma quando questi giunse a rendersi quasi che in tutto indipendente, lasciò libero sfogo al suo cuore, che lo inclinava alla sua cugina Anna, figlia di Ferdinando conte del Tirolo; dalla quale però, come forse anche allora prevedevasi, non ebbe figliuoli.
  3. Del Casaubono, era uscita in quell’anno in Londra l’epistola intitolata: Ad Frontonem Ducæum, in cui combattevasi la dottrina dei Gesuiti intorno all’autorità dei re.
  4. Frate domenicano, teologo controversista, e che tuttavia meritò d’essere annoverato tra i più eleganti scrittori della Francia.