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254 lettere di fra paolo sarpi.


Non riscrivo a V.S. le cose che conteneva quella cifra da Lei non intesa, perchè hanno mutato assai lo stato; ma quando l’ambasciator nostro avrà incominciato a negoziare in Roma, le scriverò in tali materie quello che occorrerà. Per ora finirò di abusar più lungamente della pazienza sua, trattenendola in queste leggerezze, ma non di riverirla; nel che persevererò sempre. Le rendono molti saluti il signor Molino e padre Fulgenzio, ed io le bacio la mano.

Di Venezia, li 22 novembre 1611.




CXC. — Al medesimo.1


Furono le ultime mie delli 22 novembre, responsive a quelle di V.S. delli 17 ottobre. Per il presente corriere ho ricevuto quelle delli 11 del passato.

Già diedi conto a V.S. della cattura dell’abate di Bois, successa in Roma. Debbo dirle di più cosa che allora non sapeva, che il pover’uomo, forse dubitando di quello che gli è avvenuto, non volse partir da Siena, se non avesse prima un salvocondotto del Pontefice; con quello se ne andò, e si credette esser sicuro: ma nè è il primo nè sarà l’ultimo che si fiderà di chi professa non esser obbligato a serbar fede. La cattura si scusa dalla Corte con dire che il salvocondotto pontificio non si cura dall’Inquisi-


    nostici, a malgrado ancora di quanto narrasi nelle due Lettere seguenti. Noi diremo, annotando la Lettera CXCVI, quello che i posteri hanno potuto saperne, dopochè potè scernersi tra quella “mistura di pubblico e di occulto,„ che fece velo al giudizio dei contemporanei.

  1. Dalla raccolta come sopra, pag. 423.