Leonardo da Vinci/Capitolo 4 - Pittore. Il Cenacolo

Capitolo 4 - Pittore. Il Cenacolo

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Capitolo 4 - Pittore. Il Cenacolo
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CAPITOLO IV.


Pittore. — Il Cenacolo.


Ne’ dipinti di Leonardo infinite bellezze di contorno si ponno studiare, ed egualmente profonde avvertenze dell’arte. Il tipo del bello, del nobile, dell’elegante, caratterizza le sue figure di donne e di uomini; i suoi putti sono graziosissimi. La sua tavolozza è di sovente quella del Tiziano.

Chiamato a Milano da Lodovico il Moro, compose maravigliose opere, fra le quali, in pittura, il celebratissimo dipinto: La Cena degli Apostoli detta comunemente il Cenacolo. Quest’opera mostra quanto grande fosse il suo autore nella pittura, giacchè Raffaello non l’avrebbe sdegnata per opera sua. Questo grandioso diphito, una delle più superbe opere del Vinci, egli l’eseguì nel refettorio dei [p. 12 modifica]frati Domenicani che allora servivano la detta chiesa. Leonardo si era fatto degli Apostoli una idea conforme a ciò che ne dicono le sacre carte; molto studiò e molto ricercò, onde questi personaggi corrispondessero al suo divisamento; ma essendosi sfruttato rispetto alla espressione che diè loro nelle arie di testa, non trovò cosa abbastanza bella che lo appagasse, onde rendere i lineamenti e l’espressione del Divino Maestro; quindi lasciollo abbozzato per qualche tempo; raggiunse in ultimo il suo scopo.

L’espressione della figura di Cristo deve sempre essere caratterizzata dalla nobiltà astratta dei Simboli. Egli deve essere rappresentato come ce lo descrive il Vangelo. Parecchi pittori l’hanno rappresentato un Cristo progressivo ed umanitario; una serenità razionalista illumina la sua fronte; l’ironia filosofica, quella di Socrate, di lui precursore, sembra sfiorare le sue labbra. In Esso vedesi il tipo indeciso e nobile di una idea religiosa vagamente definita perchè credesi perfettibile. Lo non si può riconoscere per il figlio dell’uomo. Impossibile è la sua fronte; tutta la sua sostanza esprime una natura puramente simbolica. Questi artefici lo rappresentano, nelle grandi scene della sua vita e della sua passione, come un uomo che dubita e che sogna, — come s’egli stesso non fosse che un sogno di virtù e di perfezione. Leonardo comprese il Divino Legislatore, e il dipinse. Molti lo imitarono, e perpetuarono il tipo della più sublime fisonomia.

Invano Leonardo cercava in tutte le crocevie di Milano una fisonomia bastantemente caratterizzata da bassezza d’anima e da tradimento, che gli servisse di modello. Il priore del convento lagnossi al Gran-Duca, perchè l’artefice moltissimo tempo impiegava a finire un quadro i cui personaggi, all’eccezione di un solo, erano terminati. — Leonardo spiegò il motivo del ritardo: «La figura del priore mi converrebbe benissimo, diss’egli al Gran-Duca; ma non ho ardito chiederlo a modello nel proprio [p. 13 modifica]suo convento.......» Infine, trovossi il Giuda; somiglianza ed espressione nulla lasciava da desiderare, ed il quadro fu ultimato: ciò che avvenne nel 1498.

Il Cenacolo fu destinato a subire varie vicende. L’artista compose, come si disse, questo quadro pel refettorio del convento dei Domenicani alla chiesa delle Grazie; fu ultimato nel 1498; in gran parte era scancellato nel 1540. Un secolo dopo, monaci ignorantissimi fecero praticare una porta di uscita, nel bel mezzo del quadro! (o barbari!), e dipinsero le armi dell’imperatore (felicemente regnante) sovra le teste degli apostoli. Infine, nel 1726, un preteso pittore incaricossi di ristaurare il Cenacolo di Leonardo da Vinci! il che fece con pesantissimo modo di colorire. Altri barbari oltraggiarono alla lor volta le traccie che ancora rimanevano del genio di un grande maestro. Mazza, mediocrissimo pittore, ed alcuni dragoni francesi dell’esercito d’Italia, comandato dal generale Bonaparte (repubblicano!) furono gli ultimi barbari; il primo, grattò dei contorni ancora intatti, ed i dragoni, poco sensibili agl’incanti delle arti belle, trovarono piacevole, nel loro entusiasmo repubblicano, di gettare sassi alle teste degli Apostoli.

Il mosaicista romano Raffaelli fece, nel 1820, due bellissime copie in mosaico del Cenacolo, di eguale grandezza, una delle quali trovasi alla corte di Vienna e l’altra in Roma. Il dotto ed abilissimo pittore Bossi fece pure una copia ad olio del capo-lavoro del Vinci della stessa dimensione. La copia fatta a fresco dall’Oggionno è degna dell’allievo di Leonardo, ed ammirasi in Milano. Tutto questo consolerà in parte della perdita del dipinto di Leonardo. Il Cenacolo trasportò talmente di ammirazione Francesco I, ch’egli mise in opera ogni mezzo per levarlo di là, onde trasportarlo a Parigi; ma, fortunatamente, non si potè arrivare a vincere le difficoltà di una sì ardita impresa. Come potevasi difatti distaccare [p. 14 modifica]dalla fabbrica un sì gran pezzo di muro e trasportarlo altrove?